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4 luglio 2010

BRIC e IBSA Nel Panorama Economico Mondiale

di Hedelberto López Blanch
Due gruppi economicamente forti spingono per aprirsi la strada nel complicato panorama mondiale con lo scopo di cambiare le posizioni unilaterali statunitensi che dalla sparizione dell’ex Unione Sovietica ed il sistema socialista europeo hanno centrato la vita nel pianeta terra.

Fondato a Brasilia nel 2003, l’IBSA (composto da India, Brasile e Sud Africa) hanno accomunato le loro posizioni nella discussione di interessi comuni e nel dare impulso alle azioni di collaborazione favorevoli ad altri paesi nel quadro delle relazioni Sud-Sud.
Il quarto summit del gruppo ha avuto luogo lo scorso aprile nella capitale carioca con la partecipazione dei tre capi di questi Stati e sono stati stabiliti nuovi programmi di lavoro.
L’IBSA conta su 17 gruppi trilaterali di lavoro che coprono differenti aree di cooperazione economica: trasporto, scientifico-tecnica, energia, salute e turismo.
Tra le recenti azioni di sostegno del gruppo verso altri paesi si evidenziano i progetti sociali portati avanti in Guinea Bissau, Palestina e Cambogia, e l’aiuto per la ricostruzione di Haiti dopo il violento terremoto che ha distrutto questa nazione caraibica lo scorso 12 gennaio. In questo senso, il presidente Lula ha segnalato che “non è necessario essere ricchi per essere solidali”.
 
Mentre il primo ministro indiano, Manmohan Singh, puntualizzava che l’”IBSA è entrata in una fase di consolidazione”, il presidente sudafricano, riferendosi alle entità finanziarie mondiali e all’esercizio delle Nazioni Unite, segnalava che si rendeva necessario che “quelle istituzioni siano più rappresentative e democratiche e che rispondano meglio ai bisogni dei poveri”.
Tra gli accordi firmati appare la costruzione congiunta di due satelliti spaziali, uno per gli studi climatici ed un altro per osservare la Terra che aiuterebbero lo sviluppo futuro delle produzioni agricole in quei paesi e in altri dentro il progetto Sud- Sud.
Per quanto riguarda il BRIC, che ha realizzato il suo primo summit nella città russa di Ekaterimburgo nel 2009 esistono molte più aspettative nonostante le differenze tra i suoi componenti.

Le sue linee guida sono finalizzate principalmente a difendere il multilateralismo; dare impulso alla presenza economica e commerciale nel mercato internazionale delle quattro nazioni con l’accento sull’eliminazione dei sussidi agricoli dei paesi sviluppati; avere maggiore partecipazione negli organismi finanziari internazionali come la BM ed il FMI e che questi si democratizzino; finanziare progetti di infrastruttura congiunti ed in futuro trovare forme di scambiare merci in monete nazionali invece che in dollari.

Facendo riferimento alla creazione di una moneta sovranazionale della quale hanno parlato alcuni dei suoi membri, sembra molto più difficile dato che bisognerebbe concatenare differenti punti di vista politici che esistono tra di loro. Le 4 nazioni che lo icompongono e che le danno il nome (Brasile, India, Cina e Russia) possiedono il 40% ella popolazione mondiale con il 25% dell’estensione totale della Terra, il 25% del PIL e il 12,8% del commercio internazionale.

Innegabilmente rappresentano una forza travolgente. Il FMI stima che mentre la crescita economica del BRIC fino al 2014 sarà del 62% del totale mondiale, quella dei paesi del G-7 (Germania, Canada, USA, Francia, Gran Bretagna, Italia e Giappone) si colloca solo intorno al 13%.
I numeri prima menzionati permettono al gruppo di influire nelle decisioni della politica economica internazionale, questione che prima potevano solo tracciare e determinare i paesi sviluppati con gli USA in testa.

Nella riunione di aprile i 4 capi di Stato o Governo, hanno condannato “la globalizzazione asimmetrica e disfunzionale”, hanno chiesto che ci fosse uno sviluppo con maggior giustizia sociale, il sostegno agli interessi nazionali e trovare proposte per superare la crisi finanziaria internazionale iniziata nel 2008 negli USA e che si è estesa a quasi tutte le nazioni.

A differenza delle nazioni sviluppate, l’attuale congiuntura per il BRIC risulta favorevole dato che tra i loro membri non c’è crisi finanziaria cronica, hanno tassi di crescita accettabili, favorevole aumento dell’investimento estero e sviluppo dei programmi sociali. Come succede frequentemente, esistono contrasti economici e politici nelle  proiezioni dei loro membri che si muovono, come la Cina, tra un socialismo che si è inclinato verso un cambiamento capitalista neoliberale aggressivo; la Russia dopo la caduta dell’Unione Sovietica è passata ad un sistema capitalista selvaggio e adesso riprende la strada verso i suoi interessi nazionali ed il Brasile e l’India che si muovono in una specie di capitalismo sottosviluppato dove sono vulnerabili in un modo o un altro alle politiche finanziarie dei potenti.

Nonostante questo, l’IBSA ed il BRIC sono due importanti manifestazioni di un nuovo ordine economico, e perché no, politico mondiale che si sta strutturando in varie regioni del mondo che rifiutano l’unilateralismo.
In questo senso risulta sintomatico sottolineare un documento elaborato dalla finanziaria Goldman Sachs nel quale si esprime che per il 2039 i componenti del BRIC supereranno nel loro insieme le economie delle nazioni più sviluppate del mondo e nel 2050 avranno il maggior PIL del pianeta.


Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA 

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