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22 giugno 2010

Usa.UE-Multinazionali: Le cause della rivalutazione dello Yuan

Di seguito:  I POSSIBILI VINCITORI E VINTI  DELL'OSCILLAZIONE DELLO YUAN  di Jason Dean -Wall Street Journal, e  
IL NUOVO TASSO DI CAMBIO CINESE FAVORISCE IL CONSUMO A SPESE DELLE ESPORTAZIONI di Andrew Batson -Wall Street Journal
 
Di Manuel Freytas

Per le sue connessioni e interdipendenza globale, ci sono quattro processi centrali che determinano in questi giorni il corso dell’economia mondiale:
La crisi fiscale e commerciale degli Stati Uniti, la crisi fiscale dell’Europa, la crisi fiscale del Giappone e la crisi commerciale USA-Cina.
Di questa relazione strategica dipende l’equilibrio o lo squilibrio del resto delle economie delle aree periferiche dell’Asia, Africa e America Latina.
La rivalutazione dello yuan cinese cerca di ristabilire l’equilibrio favorendo il mercato interno e il settore delle importazioni a scapito della lobby esportatrice cinese. In questo modo, e con la rivalutazione dello yuan, le prime economie mondiali insieme alla Cina, USA, UE (in blocco) e Giappone, possono recuperare la capacità esportatrice per alleviare la loro crisi e i rossi fiscali. Allo stesso tempo, la fortificazione dello yuan stimola il consumo interno e beneficia le multinazionali USA-europee che operano nel mercato cinese.
La decisione cinese, è stata un prodotto delle pressioni crescenti da parte degli USA e del G-20.

Pechino ha ceduto rispettando una logica: Le crisi fiscali (squilibri commerciali e delle entrate) possono far collassare a breve termine gli USA,l’UE ed il Giappone le cui esportazioni perdono competitività di fronte ad uno yuan svalutato.
Gli USA, l’Unione Europea, il Giappone e la Cina, oltre a rappresentare più di due terzi del PIL mondiale, sono i maggiori importatori mondiali di materie prime e di energia (petrolio e gas), motivo per il quale si può dedurre che se si paralizzano queste economie capitaliste centrali crollerebbe immediatamente per effetto domino, tutte le economie esportatrici del mondo emergente e periferico.

A sua volta, dall’equilibrio economico dell’asse USA-UE-Cina (principalmente della Cina e dei paesi asiatici) dipendono le esportazioni di petrolio e di materie prime, il motore della crescita centrale dei paesi sottosviluppati ed emergenti dell’Asia, Africa e America Latina.
L’intreccio quasi simbiotico di queste economie centrali fa si che se una cade, cadano tutte. Cioè, per effetto dominò, se esplode una esplodono tutte. Dentro questa logica e in questo scenario, la Cina ha accettato di rivalutare lo yuan cambiando le sue regole del gioco e con un risultato ancora incerto.

Due pubblicazioni del più influente giornale finanziario degli USA, il Wall Street Journal, presentano due visioni precise dei vincitori e dei vinti del cambio delle regole dello yuan, e del suo impatto sul mercato cinese e del suo rapporto col mondo.

I POSSIBILI VINCITORI E VINTI DELL'OSCILLAZIONE DELLO YUAN

La flessibilità della divisa cinese di fronte al dollaro potrebbe influire sul destino di un’ampia gamma di compagnie a lungo termine, aiutando quelle che producono per i consumatori di questo paese e complicando la vita a quelle che dipendono delle esportazioni a basso costo. 

di Jason Dean -Wall Street Journal

L’annuncio di Pechino che renderà più flessibile il tasso di cambio dello yuan e l'apprezzamento atteso di questa moneta contro il dollaro, non avrà un impatto immediato sui risultati della maggior parte delle aziende.
La banca centrale della Cina ha lasciato ben in chiaro che qualsiasi movimento dello yuan sarà graduale. Gli analisti prevedono un aumento tra il 2% ed il 5% di fronte al dollaro nel prossimo anno.

Ma con il trascorrere del tempo, uno yuan più forte aumenterà il potere d’acquisto dei cinesi e aiuterà le aziende focalizzatesu l consumatore, come il gigante delle bevande Coca Cola Co., la fabbrica di auto General Motors Co, e il produttore di cellulari Motorola Inc. Essa potrebbe rappresentare anche un boom per le aziende che alimentano la richiesta industriale cinese come i produttori dei macchinari Cartepillar Inc e Komatsu Ltd, e le miniere BHP Billiton e Rio Tinto.

La Cina è già un mercato centrale per molte multinazionali. E’ il più grande mercato mondiale di macchine, cellulari, birra e ferro (minerale). La Cina ha rappresentato il 16% delle entrate dei produttori di chips Intel Corp.  a fine dicembre (26-12-2009), di fronte al 13,8% di due anni fa.
La Cina è uno dei principali mercati esportatori per la Cartepillar, il maggior costruttore di macchinari pesanti del mondo. L’azienda statunitense ha anche una significativa base produttrice in Cina, che vende la maggior parte dei suoi prodotti al mercato locale.

“Crediamo che, con il tempo, una moneta cinese più forte promuoverà più esportazioni degli USA alla Cina”, ha detto Rich Lavin, presidente del gruppo Cartepillar, responsabile dei mercati emergenti.
Altri dirigentii ancora stanno contemplando come la misura di Pechino avrà effetti sui loro affari in Cina. Un portavoce della Tyson Foods Inc ha detto che l’azienda di alimenti statunitense “non speculerà sull’impatto”. Tyson ha creato intorno ai 442 milioni di dollari di vendita nell’anno fiscale 2009 attraverso le sue esportazioni in Cina, così come delle sue operazioni lì.

David Salmonsen, esperto nel commercio dell’American Farm Bureau Federation, un sindacato dell’industria agricola, ha detto che uno yuan più economico “sarebbe utile per fare si che le nostre esportazioni abbiano dei prezzi più competitivi, ma se la divisa cinese si adegua anche le monete degli altri paesi lo faranno, nessun paese vedrebbe sennò un vantaggio per le sueesportazioni”.

Yum Brands Inc. che ha circa 3500 succursali di KFC, Pizza Hut ed altri ristoranti in Cina e che ha aperto quasi un nuovo locale al giorno, ha ottenuto il 30% delle sue entrate dal gigante asiatico nel primo trimestre dell’anno. Tali compagnie beneficeranno anche di uno yuan più forte perché le loro vendite in Cina, avranno più valore rispetto la conversione in dollari.

Le esportazioni statunitensi in Cina nei primi 4 mesi di questo anno sono salite di un 42% rispetto allo stesso periodo del 2009 e un apprezzamento dello yuan di fronte al dollaro potrebbe aiutare affinchè salgano ancora di più.
Economisti della Cina International Corp (CICC), una delle principali banche di investimento del paese, hanno calcolato che anche in Cina i vincitori di un aumento dello yuan supereranno i perdenti. Ma senza ombra di dubbio gli esportatori soffriranno dato che uno yuan più forte fa si che i loro prodotti siano più costosi in dollari.

CICC ha indicato in un documento datato marzo, che le compagnie che sarebbero state più colpite da uno yuan forte probabilmente sarebbero i  produttori tessili, di abbigliamento e degli accessori per gli uffici, che hanno dei margini di guadagno molto piccoli e costi denominati in yuan. Analisti della CICC calcolano che queste compagnie vedranno un crollo dell’1% dei loro guadagni se lo yuan si valuta di un 5% rispetto al dollaro.

Questo rappresenterebbe anche un colpo per i venditori di abbigliamento come Wal-Mart Stores Inc che comprano molto dalla Cina, anche se Wal-Mart allo stesso modo di Carrefour beneficiano molto dai consumatori cinesi.
Una rivalutazione dello yuan “significherebbe un trasferimento della ricchezza degli esportatori cinesi verso i consumatori cinesi”, hanno detto gli analisti del Credit Suisse in un documento ad aprile.

Il governo cinese ha mantenuto lo yuan legato al dollaro da luglio del 2008, quando il declino economico globale si stava intensificando, principalmente a causa del suo timore di un potenziale impatto sugli esportatori, specialmente le aziende private piccole che rappresentano una significativa parte della crescita lavorativa in Cina. Una valutazione dello yuan “di una magnitudine molto piccola potrebbe causare dei cambiamenti fondamentali” per gli esportatori, ha espresso il viceministro del Commercio della Cina, Zhong Shan, al Wall Street Journal in un’intervista realizzata a marzo.

IL NUOVO TASSO DI CAMBIO CINESE FAVORISCE IL CONSUMO A SPESE DELLE ESPORTAZIONI 

La decisione della Cina di rendere flessibile il suo tASSo di cambio collocherebbe la terza economia mondiale, dopo gli USA ed il Giappone, sulla strada per rafforzare il potere d’acquisto dei suoi consumatori e alleviare le tensioni con altri paesi a causa della sua lunga dipendenza dalle esportazioni. 

di Andrew Batson -Wall Street Journal

La decisione di abbandonare il tasso fisso che ha mantenuto per quasi due anni, annunciata dalla banca centrale questo fine settimana, è stata accolta con applausi delle autorità degli Stati Uniti ed altri partner commerciali anche se è probabile che si traduce in un apprezzamento dello yuan modesto, almeno inizialmente. 

E’ stata una decisione difficile per le autorità cinesi, dove i fattori politici hanno avuto tanto peso quanto quelli economici. La leadership ha dovuto superare una forte resistenza da parte delle lobby esportatrici, così come il suo nervosismo proprio per il rischio di consentire l'apprezzamento dello yuan quando i problemi economici abbondano in Europa e altrove. 

La decisione, nonostante questo, ha mostrato pragmatismo ed un desiderio di collocare le relazioni economiche della Cina nel mondo su basi più sostenibili. La pressione per rivalutare la moneta si stava accumulando sia negli USA come nel G-20 che terrà un summit il prossimo fine settimana a Toronto.
“La Cina sta adottando una posizione cooperativa. Vogliono mostrare che la Cina contribuisce all’equilibrio globale”, ha detto Wang Tao, economista della UBS a Pechino. “Forse la Cina non agisce con la velocità che molti vogliono, ma avanza nella giusta direzione”.

Questa direzione è verso un’economia meno orientata alla vendita di merci al resto del mondo e più orientata alla spesa dei suoi consumatori. Sia la Cina che i suoi partner commerciali affermano che un cambio di questo tipo sarà benefico per il paese ed il resto del mondo: la Cina sarà meno vulnerabile ai problemi esterni, ridurrà il suo surplus commerciale, che si è trasformato in un tema spinoso per i suoi soci commerciali, e darà più opportunità alle aziende internazionali nel mercato cinese”.

“La Cina accelera la ristrutturazione dell’economia e trasforma il suo modello di crescita, un compito che è diventato più importante e più urgente a causa della crisi finanziaria internazionale”, ha affermato la banca centrale durante una dichiarazione.
La flessibilità del regime di cambio evidenza anche che i leader cinesi possono portare avanti cambiamenti strutturali nonostante l’opposizione interna.

La misura è stata festeggiata dai leader mondiali. “La decisione della Cina di aumentare la flessibilità del suo tasso di cambio è un passo costruttivo che può aiutare a riguardare il recupero e contribuire ad un’economia mondiale più equilibrata”, ha segnalato il presidente degli USA, Barack Obama in un comunicato. I leader del Giappone, Russia ed anche dell’Europa hanno appoggiato la misura.

La decisione di ritornare a quello che la Cina chiama “un tasso di cambio fluttuante controllato” potrebbe evitare uno scontro internazionale sulle sue pratiche cambiarie, anche se in gran parte dipenderà dal modo in cui la Cina permetterà che lo yuan oscilli. Quando la Cina ha seguito questo regime cambiario, tra il 2005 ed il 2008, lo yuan si è valutato di un 21% rispetto al dollaro. Da allora, questo tasso di cambio quasi non si è mosso.

E’ anche probabile che gli investitori ricevano con beneplacito la decisione, perché riduce il rischio di un conflitto che potrebbe mettere a rischio il recupero dell’economia globale. La Banca centrale della Cina ha menzionato il solido recupero dell’economia interna per giustificare la misura, un giudizio che potrebbe rafforzare la fiducia dei suoi investitori, che si è vista scossa dai problemi del debito dell’Europa e da un rallentamento nelle vendite delle abitazioni in Cina.

Un delicato equilibrio.
La Cina è ritornata ad un sistema di tasso di cambio fisso in mezzo alla crisi finanziaria, dopo di aver permesso una certa flessibilità tra la metà del 2005 e del 2008 ed ha difeso la politica come un mezzo per sostenere un’importante stabilità nelle turbolenze globali.
Ma impedendo l'apprezzamento della sua valuta, la Cina ha favorito i suoi esportatori a spese di chi avrebbe desiderato comprare più beni all’estero. Allo stesso tempo, la crescita spinta dalle esportazioni  sembrava sempre meno sostenibile, quando i consumatori statunitensi hanno preferito pagare i loro debiti e consumare di meno ed i politici statunitensi non hanno nascosto il loro fastidio per la breccia commerciale che favoriva la Cina.

Il rafforzamento dello yuan cambia il bilanciamento, dando ai consumatori locali più potere d’acquisto internazionale e nell’esercitare una forte pressione sugli esportatori. Si tratta di un cambio che il FMI ed altri considerano sempre più importante come parte della creazione di un nuovo ordine economico che permetta al mondo di crescere in modo costante senza lo stimolo artificiale del governo.

Anche se la moneta è solo una parte del complesso panorama economico della Cina, è una componente fondamentale. Una moneta più forte è importante a lungo termine, ha affermato il direttore del FMI, Dominique Strauss-Kahn, perché “aiuterà ad aumentare le entrate nelle case dei cinesi e darà gli incentivi necessari per riorientare l’investimento verso le industrie che riforniscono al consumatore cinese”.

L’annuncio a Pechino conclude mesi di intense manovre diplomatiche da parte del governo di Barack Obama e rappresenta una certa ricompensa per il capitale politico che ha speso per spianare il cammino verso un cambiamento.
Il governo cinese ha avvertito Obama poco prima di divulgare la decisione. Ma in pubblico, almeno, il governo cinese ha continuato a dare dure risposte alle domande sulla sua politica cambiaria anche venerdì scorso. Il ritardo ha permesso a Pechino d’incontrare il momento quasi ideale per dare l’annuncio sia a livello politico che economico.

All' inizio dell’anno, i mercati dei derivati cambiari hanno calcolato che lo yuan si sarebbe apprezzato poco più di un 3% di fronte al dollaro nei prossimi 12 mesi.
Anche ad inizio di giugno, le aspettative erano scese ad un apprezzamento dell'1%. La Cina, quindi, può dire che la decisione non ha avuto nulla a che vedere con la pressione dei mercati finanziari.
“Questo segna l’inizio di una nuova era”, ha affermato Li Daoku, economista che forma parte del comitato della politica monetaria della banca centrale della Cina.


Traduzione per Voci Dalla Strada di VANESA

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