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5 maggio 2010

LA RINASCITA DEL FASCISMO


Di Juan Diego Garcia

Il lento smantellamento dello Stato sociale nelle economie metropolitane cammina parallelo all’indebolimento progressivo dello Stato di Diritto ed è sempre maggiore il divorzio tra l’ideologia liberale classica e le politiche concrete che regolano la vita quotidiana.
Stiamo assistendo a una rinascita del fascismo?
Ovunque un’economia di guerra è giustificata dalla necessità di combattere un ipotetico nemico esterno di dimensioni apocalittiche (ieri era il comunismo, oggi, il terrorismo) e si rafforza un ordine sociale che promuove allo stesso tempo un feroce individualismo e un gregarismo alienante, instaurando il regno del più forte, la legge della selva, la competizione feroce ed il principio utilitarista secondo il quale il fine giustifica tutto.

E’ il volto amaro della società capitalista e, senza dubbio, la cosa più simile all’ordine fascista tradizionale.
La crisi attuale (che è molto più di una crisi economica) non si affronta attraverso qualche tipo di riformismo come pensatori borghesi lucidi e prudenti propongono, ma attraverso il mantenimento della stessa strategia neoliberale che le ha dato i suoi colori più drammatici.
Nel Vecchio Continente continua l’egemonia conservatrice e negli USA, esaurito il “fenomeno Obama” , rimane in evidenza la continuità reale dell’amministrazione precedente.

In questo contesto la distanza tra la vecchia destra “civilizzata” ed i mattoni del nuovo fascismo è sempre più sbiadita.
Si comincia flirtando con i loro slogan (la xenofobia, ad esempio), si continua conquistando il suo elettorato e si finisce pulendo la bestia scura con la sua partecipazione ai parlamenti mentre i suoi gruppi d’azione occupano strade e piazze imponendo il terrore.
Il “Tea Party” negli USA costituisce l’espressione del fondamentalismo cristiano, con la sua carica xenofoba, razzismo esacerbato e tradizionalismo (senza dimenticare nel suo discorso la difesa del libero mercato), un programma che comprende i due filoni principali attuali del pensiero borghese, il neoliberale (dal punto di vista economico) e quello conservatore (nell’ambito della morale pubblica e della vita quotidiana).
La strategia di questo movimento dell’estrema destra non esclude nessuno dei metodi conosciuti del terrore; far pressioni, intimidazioni, manipolazioni e minacce di morte, in un’atmosfera di sospetto complicità e di impunità garantita che riporta alla memoria gli anni bui del KKK o la caccia alle streghe del maccartismo.

Anche in Europa si assiste alla resurrezione dei vecchi fantasmi del fascismo.
Da una parte, esiste chi promuove apertamente la xenofobia ed il razzismo molti di loro con presenze nel parlamento (anche nel Parlamento dell’UE) e in alcuni casi formando parte del governo (è successo in Austria, succede in Italia) o presenti nell’amministrazione regionale e locale (in Germania, ad esempio); d’altra parte, i partiti tradizionali della destra non hanno problemi a fare propri molti degli slogan degli “ultra” per conquistare l’elettorato (Sarkozy o Berlusconi, ad esempio).
In un modo o in un altro si produce quindi una rinascita del fascismo, come un processo che colpisce tutto il continente.
E’ così in Olanda, Regno Unito, o Spagna (dalla mano degli eredi del franchismo, incastonati nello Stato e con un considerevole peso nel tessuto economico).

Con manifestazioni ancora più drammatiche l’estrema destra di stampo fascista fiorisce  inarrestabile nell’Est Europa (il caso più recente è l’Ungheria).
Il nuovo fascismo ha le sue proprie forme e il suo particolare linguaggio ma coincide sostanzialmente con il precedente, includendo l’inevitabile “capro espiatorio”.
Adesso, oltre agli ebrei, comunisti, zingari ci sono i musulmani, neri, latinoamericani e in generale l’immigrato povero.
Come nella dura atmosfera della Grande Crisi che precedette il fascismo, oggi si produce una concentrazione esagerata del potere politico nell’ambito esecutivo a scapito del teorico equilibrio dei poteri, trasformando i parlamenti ed il potere giuridico in semplici strumenti docili dell’esecutivo, che a loro volta risultano prigionieri di grandi conglomerati d’interessi (con il capitale finanziario e speculativo in testa); si produce ugualmente la negazione del gioco politico così caro all’immaginario democratico borghese, sostituito da istanze oscure che funzionano senza alcun controllo democratico come governi di fatto.

Più che nei parlamenti o nei consigli dei ministri, le decisioni chiave si prendono nei centri economici e nelle istituzioni finanziarie.
Il potere legislativo si limita a dare legalità alle proposte che emana l’esecutivo, che a sua volta agisce secondo i “suggerimenti” dei gruppi d’interesse privati nazionali e esteri.
Il sistematico taglio dello spazio politico, la crescente invasione della privatizzazione e del controllo del conflitto con tattiche di “guerriglia urbana” come è accaduto di recente in Danimarca o Grecia, trasformano il diritto alla protesta in un rischio, in contrasto con la tolleranza dei reati di bande di strada del nuovo fascismo.
 
In sintesi, un panorama di conflitto bellico interno ed esterno che non fa presagire nulla di tranquillante.
Nella periferia del sistema l’inesistenza di regimi democratici rende necessario il fascismo. Qui la negazione della democrazia ha una lunga tradizione, senza nulla da invidiare alle pratiche criminali del capitale nelle metropoli.
In realtà, del tutto estranei ad un ordinamento democratico-borghese che disciplina le dittature latino-americane, le satrapie arabe, le tirannie sanguinanti in Africa o le “democrazie” instaurate dall’Occidente in Afghanistan, Iraq e Pakistan o attraverso il progetto sionista in Palestina.

Ma nè l’egemonia politica della destra nè il raggiungimento della peste nera succede senza l’opposizione delle classi lavoratrici e di chi sottoscrive la democrazia.
Negli USA si sfrutta una mobilitazione popolare ancora in anticipo ma significativa di nuclei intellettuali e di gruppi che si hanno queste malsane tendenze del sistema: pacifisti, ecologisti, comunità religiose progressiste, immigrati, disoccupati e lavoratori di diversi ambiti, tra gli altri.

In Europa, nel frattempo, i vecchi partiti della socialdemocrazia, immersi in profonde crisi ideologiche e politiche dopo la loro defezione nei ranghi del neoliberismo,riescono appena ad alzare la testa, ad eccezione forse del Partito Socialista Francese che alleato con le nuove formazioni della sinistra anticapitalista hanno raggiunto successi elettorali molto importanti; un modello che può essere valido per il resto del continente.
La sinistra (se si considera tale alle forze politiche che si propongono di superare il capitalismo e non semplicemente di riformarlo o di amministrarlo meglio) comincia appena ad uscire dal marasma che la caduta dell’URSS ha prodotto e la sparizione del campo socialista.
Per ora, l'attività immediata della sinistra cerca almeno di fermare l’avanzare della destra nella sua strategia di smantellare la democrazia borghese.
Per riuscirci, si sarebbe dato un primo passo dal quale si aprirebbero nuove alternative per maggiori progressi.

In America Latina e nei Caraibi, dove governano i movimenti popolari, non mancano mai le forze della reazione più buia nella coalizione con il capitalismo internazionale contrattaccano con un variegato arsenale che va dalle vittorie elettorali “pulite” come in Cile o fraudolente come in Colombia, Messico e Honduras, fino al sabotaggio sistematico, il terrore, la guerra civile o l’intervento diretto dell’esercito straniero, se ce n’è bisogno.
Se nel mondo ricco ci sono nubi che minacciano e presagiscono un futuro prossimo pieno di paure per le forze democratiche del mondo povero, con risultati alterni, il combattimento è in pieno sviluppo.
La catena potrebbe tornare a rompersi nel suo anello più debole.

Fonte: http://www.argenpress.info/2010/04/el-renacer-del-fascismo.html

Traduzione a cura di VANESA

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