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11 maggio 2010

CONTROLLI IN SPAGNA: UNA PRATICA ILLEGALE E SILENZIOSA


La legge proibisce le retate indiscriminate e le detenzioni in commissariato di persone prive di documenti che non hanno commesso alcun reato.

I controlli sistematici della polizia di identificazione per le strade e spazi pubblici sono lo strumento operativo principale del Ministero degli Interni per l’espulsione dei cittadini stranieri in situazione irregolare. La realtà di questi controlli, e la sua finalità esclusiva, è che la localizzazione di questi cittadini stranieri risulta incontrovertibile.
Il Ministero degli Interni ha negato reiteratamente, anche in sede parlamentare, la loro esistenza. La realtà, invece, è stata confermata dai sindacati della polizia, che sono andati al Consiglio della Polizia a manifestare per la situazione giuridica della polizia e per la pratica poliziesca delle identificazioni in massa e indiscriminate nelle strade pubbliche.
Perché il Ministero degli Interni nega l’evidenza? Sono controlli illegali e lo sanno. La Legge Organica per la Protezione della Sicurezza Cittadini autorizza la polizia che, nell’esercizio delle sue funzioni di indagine o prevenzione, richieda l’identificazione delle persone. Tuttavia, i controlli e l'identificazione di massa indiscriminati in luoghi pubblici è consentito qualora si accerti l'esistenza di un reato grave che causa allarme sociale e la sua finalità esclusiva sia quella di scoprire i suoi autori per fermarli e ottenere le prove del suddetto reatoo. Al di là di questi concreti presupposti, non è possibile installare controlli di polizia per l'identificazione in massa come quelli a cui siamo abituati di vedere nelle nostre città alla caccia dell’immigrato in situazione irregolare.

Allarme sociale
E’ evidente che qualsiasi operazione montata nei mezzi di trasporto o in spazi pubblici frequentati da determinate comunità di immigrati, che richiede la documentazione solo a quelle persone che, per aspetti etnici o razziali, si sospetta che non siano nazionali, non è un operazione della polizia giudiziaria in cerca dei responsabili di un reato che provoca grande allarme sociale.
E’ un'azione della polizia amministrativaalla ricerca di eventuali trasgressori della legge sugli stranieri manca la minima copertura legale.
L’aspetto più grave sta per arrivare.
Alla mancanza di copertura legale si somma al fatto che l’attuazione di queste operazioni, selezionando le persone da identificare solo in base ai loro tratti etnici, costituisce una grave violazione del divieto di discriminazione razziale di cui all'articolo 14 della Costituzione. La recente sentenza del Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite del 17 agosto del 2009 (Comunicazione num. 1493/2006) ha condannato lo Stato spagnolo a considerare questo tipo di operazioni come discriminazioni razziali.
La sentenza rende esplicito che, quando si effettuano richieste d’identificazione, le sole caratteristiche fisiche o etniche non devono essere prese in considerazione come indizi di una possibile situazione illegale nel paese e che non si devono neanche realizzare in modo tale che solo le persone con determinati tratti fisici o etnici siano scelti per l’identificazione.
Ciò è giustificato non solo perché pregiudica la dignità delle persone colpite, ma anche perché è un comportamento che contribuisce alla diffusione di atteggiamenti xenofobi tra la popolazione generale e non è coerente con una politica efficace per combattere la discriminazione razziale.
Non è possibile che il Min. degli interni usi scorciatoie in violazione dei diritti garantiti dalla Costituzione con la scusa di una maggior efficacia nella politica migratoria. Il pubblico ministero ed la magistratura non possono guardare dall’altra parte mentre si ledono i diritti fondamentali e siamo tutelati per questo da istanze internazionali. La legge Organica degli Stranieri stabilisce che gli immigranti devono conoscere e rispettare i valori ed i diritti costituzionali. Dobbiamo dare l'esempio.

Denuncia senza risposta
La denuncia presentata al Ministero degli Interni e al Difensore del Popolo sul carattere illegale delle retate in massa contro gli immigranti non ha ancora avuto risposta. Il 1° febbraio il gruppo di giuristi Inmigrapenal e la rete Ferrocarril Clandestino hanno presentato la domanda, appoggiata da 140 associazioni, nella quale si richiede un'audizione pubblica del Ministero per annunciare la revoca della circolare, che ordina la detenzione preventiva di immigrati non in regola e la fine delle retate.

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

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