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14 maggio 2010

ALLA GRECIA AIUTI DI CARTA IN CAMBIO DI TERRITORIO

C’è un’ironica coincidenza nel fatto che un siluro verso il governo Berlusconi sia partito dalla casa che il ministro Claudio Scajola ha di fronte al Colosseo, dato che quel monumento costituisce uno dei principali bersagli delle privatizzazioni dei beni culturali che questo governo sta portando avanti. Il ministro alla privatizzazione dei Beni Culturali, Sandro Bondi - anche lui oggetto di un’inchiesta giudiziaria -, aveva appena impostato un piano di privatizzazione per gli scavi di Pompei, con un espediente già collaudato per la rapina dei patrimoni immobiliari delle Università e del Demanio dello Stato, cioè le fondazioni miste pubblico/privato, in cui il pubblico fornisce il bene pubblico in oggetto, ed il privato invece ci mette la manina che se lo frega.

Anche la crisi finanziaria della Grecia pare aver trovato il suo sbocco salvifico nella prospettiva della privatizzazione dei beni del Demanio dello Stato. Quindi, dopo gli scavi di Pompei ed il Colosseo, anche il Partenone è in lista per le prossime privatizzazioni.
La propaganda ufficiale negli ultimi giorni era stata costretta ad aggiustare il tiro di fronte ad una parte dell’opinione pubblica, poco disposta ad accettare l’idea della necessità di versare “lacrime e sangue” per preservare un’istituzione impopolare come l’euro; anche perché in molti cominciano a domandarsi perché, se l’euro è davvero questo paradiso così irrinunciabile, allora come mai la Gran Bretagna si sia invece ben guardata dall’adottarlo come moneta, sebbene la Banca d’Inghilterra possieda il 14% della Banca Centrale Europea.

Tra l'altro è ormai evidente a tutti che l'euro poteva avere uno scopo espansivo solo per costituire una moneta di pagamento internazionale che fosse alternativa al dollaro. Quell'obiettivo è però caduto con l'invasione dell'Iraq del 2003, attuata dagli USA anche per punire il presidente iracheno, Saddam Hussein, per il suo proposito di farsi pagare il petrolio in euro e non più in dollari; perciò ora la "moneta unica europea" (che poi unica non è) viene individuata da gran parte della pubblica opinione soltanto come uno strumento di colonialismo interno all'Europa.

Alcuni commentatori ufficiali hanno perciò, almeno per un po’, messo da parte la fiaba moraleggiante dei Greci che avrebbero vissuto al di sopra dei propri mezzi e poi truccato i conti, finché i mitici “Mercati” non sarebbero arrivati a scoprire la magagna (quando si tratta di finanza, il dio Mercato si declina al plurale: i Mercati). Si è cominciato perciò a riconoscere che, in fondo, qualche responsabilità più grossa ce l’hanno gli Stati Uniti e le provocazioni delle loro agenzie di rating. La terapia imposta per la crisi finanziaria greca però non cambia di una virgola: anche se la colpa è dei finanzieri avidi e degli speculatori irresponsabili, il miglior modo per gli Stati di mettersi al riparo dalle speculazioni, sarebbe comunque quello di tenere i conti pubblici in pari e di trovare le risorse “vendendo” i patrimoni del Demanio dello Stato. 

È sempre la solita dottrina, di pura marca Fondo Monetario Internazionale, del cosiddetto “Stato leggero”, o, per meglio dire, alleggerito delle sue ricchezze immobiliari.
Questo tipo di propaganda è ancora in grado di far breccia in un’opinione pubblica addestrata a illudersi che i privati agiscano con soldi propri e possano quindi acquistare regolarmente i beni a cui lo Stato rinuncia. In realtà per tutti i patrimoni immobiliari che lo Stato ha ceduto ai privati, questi non hanno mai versato un soldo, dato che il trucco è sempre consistito nel costituire società miste pubblico/privato, tramite le quali alcune multinazionali si trovano miracolosamente in dono dei beni immobili di valore inestimabile. La multinazionale edilizia Impregilo ha "acquisito" (o, meglio, rubato) gran parte dei patrimoni immobiliari delle province di Reggio Calabria e di Messina proprio in questo modo, cioè senza pagare nulla, ma soltanto entrando a far parte della Società per il Ponte sullo Stretto di Messina. I trucchi per realizzare il furto sono sconcertanti nella loro semplicità, dato che basta costituire con vari pretesti altre SPA per passare loro la proprietà dei beni che si vogliono sottrarre. Si tratta di quel noto espediente che, nel gergo finanziario, viene chiamato “scatole cinesi”.

Le privatizzazioni sono furti, non vendite, ed in questa materia il Ministro che oggi sovrintende alle privatizzazioni, Giulio Tremonti, non detiene nemmeno il copyright, dato che c’è il precedente di Romano Prodi che, da presidente dell’IRI, regalò l’Alfa Romeo alla FIAT senza pretendere in cambio neanche un “grazie”. Quando si attua una privatizzazione come quella dell’Alfa Romeo, la disinformazione ufficiale si adopera a far credere che si tratti del passaggio di mano di un marchio e di qualche stabilimento, omettendo di specificare che ognuna di queste aziende di Stato possedeva un suo considerevole patrimonio immobiliare, che costituisce spesso il principale oggetto della predazione. La fumosa astrazione del “Mercato” consente infatti ad economisti e giornalisti di non parlare mai della ricchezza reale e di come viene sottratta al patrimonio pubblico. Diventata una multinazionale a tutti gli effetti, la FIAT può compiere ora queste rapine immobiliari non solo in Italia, ma su scala internazionale; perciò l’invasione della FIAT in Polonia ha avuto solo in parte finalità produttive, dato che la principale attività FIAT si esercita nel campo immobiliare, cioè nell’acquisizione/furto di beni demaniali dello Stato. 

Il colonialismo della FIAT, come ogni altro colonialismo, ha trovato una delle sue più efficaci armi di penetrazione nel corrompere i gruppi dirigenti locali, che si costituiscono, a tutti gli effetti, come cleptocrazie del proprio patrimonio nazionale. Una volta che si sia asservita a delle multinazionali, una cleptocrazia può sbaragliare le opposizioni interne avvalendosi appieno del sostegno della macchina propagandistica e militare del sedicente “Occidente” ("Occidente", "Comunità Internazionale", ecc., sono tutti pseudonimi delle multinazionali). La colonizzazione consiste nella rapina sistematica delle risorse di un Paese, a cominciare dal suo territorio, ma, nell’immagine propagandistica, tale rapina è spacciata per “aiuto allo sviluppo”. Quando la colonizzazione ha prodotto i suoi inevitabili disastri ambientali e sociali, si può sempre attribuirne la causa all’eccesso di aiuti che avrebbero deresponsabilizzato la popolazione locale, che si sarebbe ormai assuefatta all’assistenzialismo. 

La “economista” africana Dambisa Moyo è diventata una star sui media internazionali per aver riproposto la fiaba secondo cui il sottosviluppo dell’Africa sarebbe appunto dovuto all’eccesso di bontà dell’Occidente verso i poveri del mondo. Il Fondo Monetario Internazionale e la sua consorella Banca Mondiale avrebbero elargito troppi "aiuti" agli Africani, che se ne sarebbero approfittati per impigrirsi.
La propaganda del FMI e delle multinazionali usa spesso queste finte icone femminili per veicolare il messaggio viriloide secondo cui un po' più di crudeltà sarebbe quello che ci vuole per educare i popoli inferiori; in tal modo l'opinione pubblica progressista viene spiazzata e messa in imbarazzo. Anche nel 2003, poco prima dell'aggressione all'Iraq, la TV britannica lanciò il personaggio di una presunta studentessa irachena che supplicava gli USA di bombardare l'Iraq per portarvi la democrazia. La propaganda colonialistica ha fatto anche in passato questo uso mistificato dell'immagine femminile, e basti ricordare il precedente fascista della canzone "Faccetta Nera" prima dell'aggressione all'Etiopia nel 1935.

Ovviamente la propaganda colonialistica diffusa attraverso l'immagine di Dambisa Moyo omette il piccolo dettaglio che i prestiti del FMI e della Banca Mondiale sono stati concessi alla condizione che i beni dei Paesi africani venissero privatizzati a favore delle multinazionali, perciò oggi il territorio africano non appartiene ad Africani, ma a società straniere. Quindi una ricchezza di carta è stata concessa ai Paesi africani in cambio della ricchezza reale della terra; ma poi i governi africani sono stati costretti persino a girare il denaro dei prestiti alle multinazionali in forma di "incentivi agli investimenti".
Il FMI e la Banca Mondiale sono per davvero degli enti assistenziali, ma non a favore dei Paesi sottosviluppati, bensì ad esclusivo vantaggio delle multinazionali; quindi si tratta di un assistenzialismo per ricchi. Se si considera che FMI e Banca Mondiale, sebbene di proprietà di privati, operano con fondi pubblici, cioè col denaro dei contribuenti, si può constatare che il sistema affaristico mondiale si basa sull'elemosina dei poveri nei confronti dei ricchi.

Quando un governo locale osa porre dei vincoli ai diritti di proprietà delle multinazionali o, semplicemente, non accetta la tutela del FMI, la propaganda del sedicente Occidente si incarica immediatamente di bollare quel governo come “dittatura sanguinaria”, così come è capitato al presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ed al presidente del Venezuela, Hugo Chavez, che pure risultano eletti secondo gli standard delle cosiddette "democrazie occidentali". Vi sono tante cosiddette Organizzazioni Non Governative "per la difesa dei diritti umani" (ovviamente i diritti umani delle multinazionali), che svolgono lo specifico compito di diffondere questi slogan in modo da conferire alla propaganda del FMI un alone di obiettività. Alla propaganda si accompagnano le sanzioni, diplomatiche e soprattutto economiche, ma si può arrivare anche a minacce militari o ad invasioni.

Un’altra star del sado-colonialismo "hard" fabbricata dai media occidentali è la “dissidente” cubana Yoani Sanchez, la quale ha rilasciato un'intervista in cui si è dichiarata contraria alle sanzioni economiche che gli USA impongono a Cuba, ma non perché queste colpiscano la popolazione, bensì, ovviamente, solo perché favorirebbero il regime castrista consentendogli di atteggiarsi a vittima e di mascherare la sua inefficienza produttiva. Yoani Sanchez ha peraltro ritenuto di giustificare le sanzioni come reazione alle “confische” delle proprietà statunitensi da parte del regime castrista. Anche Yoani Sanchez omette un piccolo dettaglio, e cioè che quelle “confische” riguardavano spiagge, laghi, foreste, montagne, monumenti, cioè il territorio cubano tout court, che era diventato di proprietà di compagnie commerciali “occidentali”.

Ora che la “tormentata” decisione di “salvare” la Grecia è stata finalmente presa, il Paese oggetto di "aiuto" dovrà inginocchiarsi e ringraziare per l’onore di ricevere carta in cambio di patrimoni immobiliari e di beni culturali. Il governo greco, volente o nolente, ha dovuto obbedire, poiché è stato posto nella solita alternativa di accettare una mazzetta per l’affare delle privatizzazioni, oppure di essere additato alla “comunità internazionale” come una “dittatura sanguinaria”. 

Fonte: C.O.M.I.D.A.D

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