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7 aprile 2010

SCHIAVI ALL'ASTA NEL XXI SECOLO?


di Isabel Soto Mayedo

Anche se la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stabilisce che "nessun individuo potrà essere tenuto in schiavitù o servitù, quasi 27 milioni di persone, principalmente bambini e donne, sono in queste condizioni, nel mondo.
L’abolizione da parte degli stati e dei governi di questa denigrante pratica dell’essere umano, rappresenta poco per coloro che ignorano le leggi ed approvano tali crimini contro l'umanità.
La schiavitù per debito, violenza domestica, tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale, prostituzione forzata, lavoro minorile, la vendita di bambini, matrimoni forzati o la vendita di donne e di alcune forme di accattonaggio sono alcuni dei modi in cui si manifestano queste violazioni.
I dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite confermano che in tutti i continenti esistono schiavi di ambi sessi, anche se i più colpiti dal flagello sono l’Asia e l’Africa.

La disuguaglianza e l’ingiustizia del sistema capitalista esteso in tutto il mondo, dei concetti con cui il potere si articola e la tolleranza con cui si accoglie il fenomeno, frenano l’applicazione delle condanne degli organismi internazionali.
Dagli anni 70, il divieto alla schiavitù è considerato un obbligo nel Diritto Internazionale. Ma, nel nostro tempo, la minaccia, la violenza o altri tipi di coercizione fisiche e morali servono per diventare “proprietari”.
Questi dispongono in modo assoluto di una persona senza che in mezzo ci sia un documento di proprietà, ancora di più se sono bambini o donne in condizioni di vulnerabilità.

Questa aberrazione è osservata dalle autoritàcorrotte  in molti paesi, che stanno in silenzio o beneficiano delle bustarelle di questi criminali.
Nella Mauritana, al nord dell’Africa, il governo ha vietato la schiavitù tre decadi fa, ma decine di persone continuano ad essere sequestrate e portate in cattività (prigionia, Ndt) per poi essere sottomesse in regioni remote del paese.
Questo paese è stato l’ultimo ad abolire la schiavitù, nell’anno 1980, ma l'ignoranza della legge da parte della popolazione spiega perché gran parte dei suoi ex-schiavi continuano ad essere in questa condizione.

La Lega Mauritana dei Diritti Umani assicura che alcuni non sono mai stati liberati, circa 90 mila, mentre circa 300 mila in seguito sono ritornati alle case dei loro vecchi padroni sperando di essere accolti.
Sono mancate le condizioni affinchè i liberati riuscissero ad avere opportunità di lavoro o altre vie degne di sostentamento, e questo è qualcosa che colpisce gran parte di quelli sottoposti a situazioni di questo tipo nelle regioni più arretrate economicamente.

La tradizione schiavista delle società come questa ostacola i valorosi tentativi verso l’eradicazione definitiva del male, ma non c’è nel sostrato di quanto succede nelle altre regioni del mondo.

Commercio di essere umani

Il commercio degli esseri umani ha creato una nuova classe di schiavi, donne e uomini costretti ad attraversare l’altra parte della frontiera messicana in cerca di un lavoro che molti dei governi latinoamericani sono incapaci di offrire nei loro territori.
In questo caso, non si tratta di negri incatenati, ma di cittadini di tutte le età ed etnie, dei due sessi, vittime della povertà e quindi, della cattiveria dei trafficanti di persone verso gli USA.

Nel mese di febbraio del 2010, il Dipartimento di Sicurezza Interna di questo paese ha accusato 22 persone sospettosi di Houston, Texas, sospettate di vendere immigrati messicani usando compagnie di servizi di trasporto per introdurli illegalmente nel paese.
Secondo questa fonte, i trafficanti rinchiudevano gli immigrati in “case clandestine”, sorvegliate da uomini armati e cani d’assalto per impedire loro di fuggire.

Il Messico è una “fonte enorme di transito e destinazione” di traffico con scopi commerciali di sfruttamento sessuale e “lavoro forzato”. Donne, bambini, indigeni e "immigrati irregolari" sono i gruppi più vulnerabili, ha detto una relazione sul traffico di persone, Dipartimento di Stato.

La tratta tratta di esseri umani rappresenta oggi l’affare illegale in maggiore crescita nel mondo e in sintonia con pronostici di enti nazionali, nel 2010 toglierà il trono al traffico di droghe come fonte numero uno di denaro illecito.
L' ONU stima che ogni anno le persone trafficate si aggirino tra le 600 e 800 mila, ed il loro commercio produce entrate annuali di 32 mila milioni di dollari, mentre altri organismi affermano che quella cifra sale fino ai 40 mila milioni di dollari.

Quasi 12,3 milioni di persone lavorano in condizioni di schiavitù nel mondo, delle quali 2,4 milioni sono state “vendute”, secondo quanto mostrano i registri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Di tale importo, l’80% sono sfruttate sessualmente ed il resto svolge lavori in schiavitù di ogni tipo, aggiunge l’ente.

Il fenomeno della schiavitù risale a civiltà antiche e storicamente si è dimostrato che la sua ragion d'essere è quella di rafforzare e sostenere l'attività economica.
Aristotele sosteneva che è un fenomeno naturale, che ha portato altri ricercatori a prendere in considerazione la relazione reciproca tra il capitalismo e la schiavitù.

Conforme alla variazione dell suo dinamismo il capitalismo, anche il suo carattere repressivo dell’attività lavorativa cambia, ma studiosi come l’economista statunitense Lester Thurow sostiene che mentre la democrazia è incompatibile con la schiavitù, il capitalismo non lo è.

La schiavitù riappare nella stessa proporzione in cui avanzano le forme autoritarie di governo e proliferano i modi di ridurre lo status delle persone soggette ai disegni degli altri senza possibilità di replica, controversia, decisione o di protesta.


Isabel Soto Mayedo è esperta in questioni sull’America Latina e Caraibi.

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

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