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3 aprile 2010

RUSSIA E USA HANNO UN NEMICO IN COMUNE: AL QUAEDA E' STATO A MOSCA


di Manuel Freytas

Per gli esperti ci sono due motivi centrali (opzionali) che spiegherebbero la riapparizione sanguinante del “terrorismo” in Russia: 
  • A) Che la CIA stia “destabilizzando”  Mosca nel contesto della “guerra fredda” 
  • B) Che i servizi segreti stiano preparando il ritorno di Putin al potere totale nelle prossime elezioni.
Ma, Mosca e la versione ufficiale dell’attentato dicono altro. Nè la CIA nè l’ex KGB. I responsabili sono il “terrorismo” ceceno e Al Qaeda. Gli USA  e la Russia, in “guerra fredda” per il controllo dei mercati e delle risorse strategiche sono d'accordo un obiettivo comune: Al Qaeda e il “terrorismo islamico” sono i grandi “nemici dell’umanità”. E questo ha una spiegazione logica e matematica: Sia gli USA che la Russia hanno bisogno del “terrorismo” per alimentare i loro complessi militari, sviluppare le loro strategie commerciali di espansione, giustificare operazioni politiche interne ed esterne, e risolvere i loro conflitti strategici senza arrivare allo scontro militare aperto. Sia per Washington che per Mosca, la “guerra controterrorista” è la chiave, il fattore centrale, sul quale si articolano le loro strategie di competizione e sopravvivenza come potenze.
Il “terrorismo” è lo strumento chiave di ciò che sta per arrivare.
Con la guerra controterrorista come ombrello comune, le potenze capitaliste ed i mercati, aggiusteranno e copriranno le loro guerre (per adesso “fredde” e asimmetriche) per il controllo geopolitico delle risorse strategiche del pianeta.

Questo è il “grande scenario” motivante dell’attento di lunedì nella metro di Mosca che ha ucciso più di 40 persone ed ha segnato una nuova irruzione sanguinosa del “terrorismo” nello scenario mondiale.
L’attentato è servito a Putin (il vero potere nelle ombre) per mobilitare il grande apparato della sicurezza e dell’intelligence russa (la colonna vertebrale del suo potere) e militarizzare il paese dichiarando una guerra a morte contro il “terrorismo” caucasico, fratello di sangue di Bin Laden e Al Qaeda.

Dopo l’attentato suicida, il primo a Mosca dal 2004, il governo russo è tornato ad imporre rigorose “misure di sicurezza” negli aeroporti, stazioni di treni e il trasporto in tutta la Russia, mentre a Mosca le autorità hanno mobilitato quasi mille militari per pattugliare le strade e le linee della metro.
“La politica dello schiacciamento del terrore nel nostro paese e la lotta contro i terroristi continuerà”. Continueremo con le operazioni contro i terroristi senza vacillazioni e fino alla fine”, ha segnalato il presidente Medvedev.

Il presidente russo si è mostrato convinto che i terroristi volevano causare la “destabilizzazione della situazione nel paese e nella società”, secondo le agenzie di stampa russe.
“Questo, evidentemente, è la continuazione dell’attività terrorista”, ha detto Medvedev, che ha lamentato il fatto che le misure antiterroristiche adottate fino ad ora sono state “ovviamente insufficienti”.

I servizi segreti russi e le forze della sicurezza hanno incolpato dell’attentato il “terrorismo ceceno” che ha cercato di vendicarsi dell’assassinio dei loro principali capi da parte dei servizi russi, tra di essi, il loro leader storico, Shamil Basayev, morto in un’imboscata.
Completando il “vincolo”, il ministro delle Relazioni Estere russo, Sergei Lavrov, lunedì ha affermato che nell’attentato sono intervenuti militanti di Al Qaeda che operano nella frontiera tra il Pakistan e l’Afghanistan.
“Secondo i dati preliminari, gli attentati sono stati commessi da gruppi terroristici che hanno rapporti con il Caucaso del Nord e Al Qaeda. Questa è la versione principale”. Ha segnalato Alexander Bortinikov, capo del servizio Federale della Sicurezza (FSB).

La simbiosi “controterrorista”

Per la maggior parte degli esperti, quando si cerca un’ ”anima gemella” di Bush nella crociata “controterrorista” internazionale appare nella scena Wladimir Putin, ex presidente della Russia ed ex capo della KGB sovietico, che oggi, divenuto primo ministro, continua a controllare il potere della Russia capitalista con pugno di ferro.
Sia Bush che Putin, hanno costruito le loro gestioni del governo ed hanno superato le loro tappe più critiche e più dure a partire della “guerra contro il terrorismo”.

Vladimir Putin, di 59 anni, presidente della Russia dal 2001 al 2008, ha consolidato la sua leadership e la sua gestione presidenziale a partire dalla guerra contro il “terrorismo ceceno”, e Bush ha proiettato la sua amministrazione combattendo “l’asse del male” rappresentato da Bin Laden e la rete di Al Qaeda, e contro tutto quello che si associasse al “terrorismo musulmano” nel pianeta.
Curiosamente, in ambi rami “terroristi”, Al Qaeda e il fondamentalismo ceceno, i loro leader principali coincidono in una stessa genesi. La loro fucina in comune è stata la CIA e la guerra in Afghanistan dell’epoca dell’Impero Sovietico.

E le “coincidenze” acquistano consistenza se si considera che il terrorismo ceceno è “il fratello minore” della rete di Al Qaeda e che tutti e due si sono formati in una matrice storica comune: la guerra in Afghanistan contro l’Impero Sovietico, dove, insieme ai talebani, sono stati allenati della CIA per far cadere il governo rosso di questo paese durante gli anni 80.
Oggi Bush non è al potere, ma la “guerra controterrorista” come strategia dello Stato imperiale è condotta da Obama.

Putin, come primo ministro, e controllando il potere dalle ombre, nascosto dietro il suo discepolo e uomo di fiducia, il Presidente Medvedev, fa il suo trionfale ritorno nelle prossime elezioni presidenziali.
E c’è una coincidenza con l’attentato di lunedì: Putin sta perdendo consenso nei sondaggi, e la sua forza politica ha perso voti e adesione durante le recenti elezioni.

Come Bush junior, Putin ha concentrato la sua amministrazione presidenziale di sette anni in due temi centrali: la sicurezza ed i servizi dell’Intelligence, ai quali ha assegnato, forti fondi statali.
A luglio del 2004 Putin ha approvato la riforma dei servizi segreti che ha dato al FSB, l’ereditario della KGB, più poteri ed ha creato e ha creato un onnipotente ministero della Sicurezza di Stato in Russia. La ristrutturazione ha consolidato l' FSB, bastione di Putin, nella cuspide della piramide del potere russo.

Con George W. Bush nella presidenza degli USA, l’alleanza “controterrorista” Bush-Putin ha continuato a svilupparsi, anche se i rapporti si sono “raffreddati” nelle fasi di preparazione dell'invasione dell'Iraq, paese con il quale il governo russo ha mantenuto forti rapporti commerciali.
Come Bush, Putin ha avuto il suo proprio “Bin Laden” ma in versione cecena.
Si tratta di Shamil Basayev, guerriero “indipendentista” per il giornalismo disinformato, agente infiltrato della CIA nei gruppi islamici, per gli esperti. Bin Laden e Basayev hanno condiviso destini e lotte nell’asse Pakistan-Afghanistan-Cecenia infiltrato dalla CIA.

Come Bin Laden, Basayev, appare e sparisce, non è mai stato catturato e le sue crociate terroriste, con centinaia di morti nella sua storia, hanno sempre Putin come beneficiario politico principale.
Le cicliche apparizioni di Basayev sono state per Putin quello che le apparizioni di Bin Laden hanno rappresentato per Bush e gli USA: sono sempre arrivati in momenti politici difficili.

Dopo il massacro della scuola di Beslam, nel 2004, attribuita a Basayev, Putin ha annunciato una guerra senza tregua contro il “terrore internazionale”.
“Stiamo trattando con un intervento diretto contro il terrorismo internazionale contro la Russia, con una totale, crudele e ognipotente guerra che una ed un’altra volta si prende le vite dei nostri compatrioti”, ha detto in un discorso televisivo, dove è comparso di fronte alle telecamere vestito di nero.

Così come l’11 settembre è stata la fucina per la “guerra controterrorista” di Bush, il massacro di Beslam (con il conseguente sterminio militare dei suoi esecutori) ha consolidato l’immagine di Putin come “presidente della guerra” di fronte alla società russa, a chi l’uccisione nella scuola l’ha messa in uno stato di psicosi, simile a quello che gli statunitensi hanno vissuto dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre del 2001 a New York.

Le coincidenze “controterroriste”

In qualche modo, e se si tracciano i parallelismi, Shamil Basayev ed il “terrorismo” ceceno, dopo una lunga strada dalle intricate reti di connessione della CIA con il terrorismo islamico, hanno giocato, per Putin, lo stesso ruolo che ha giocato Bin Laden e Al Qaeda per Bush dopo gli attentati dell’11 settembre a New York.

Così come il massacro rivendicato da Bin Laden ha dato a Bush il pretesto per invadere l’Afghanistan, il massacro del 2004 nella scuola di Beslam, rivendicata da Beslam, ha permesso a Putin di compiere il suo obiettivo: rafforzare il suo apparato d’intelligence e della sicurezza, consolidare il suo potere interno e lanciare una nuova guerra contro il “terrorismo ceceno”.

A Bush, al Pentagono, ai contrattisti del Complesso Militare Industriale, ai finanziatori di Wall Street, Bin Laden e la sua “onnipresenza terrorista” ha dato la giustificazione per due guerre di conquista dei mercati in mano all’”asse del male”.
A Putin, al complesso militare russo, alle petrolifere, all’oligarchia finanziaria e delle armi, Shamil Basayev ed terrorismo ceceno, con la sua ombra terrorista macabra, sono serviti per centralizzare il potere di Mosca nella Federazione Russa e lanciare “guerre preventive” e di conquista dei mercati “minacciati” dal fondamentalismo “ terrorista”.

Per Bush (oggi Obama), tanto quanto per Putin, la logica “controterrorista” si sostenta in una logica capitalista del mercato.
Dietro ad ogni crociata bellica antiterrorista degli USA, ci sono i costruttori d’armi che traggono il loro profitto capitalista di 1400 miliardi odierni, dei fondi militari e della sicurezza statunitensi.

Dietro la “guerra controterrorista” USA ci sono le petrolifere e imprese del gas che sfruttano e regolano i mercati multimilionari del petrolio e dell’energia. Ci sono le mega banche e mega gruppi di investimento di Wall Street (Citigroup, Goldman Sachs e J.P Morgan-Chase) che intascano favolose somme “finanziando” le “ricostruzioni” dei paesi distrutti dai missili e dalle bombe intelligenti”.

Putin, un prodotto riciclato dell’ex KGB sovietico, cerca di seguire la stessa strada. Emergente dalle ceneri del Cremlino e della Guerra Fredda, il “presidente della guerra” riconvertito in primo ministro, pilota una Russia che si proietta verso la consolidazione di un Impero forgiato a partire della vecchia società capitalista delle armi, il petrolio e le finanze.
Per gli esperti ci sono due motivi centrali (opzionali) che spiegherebbero la riapparizione sanguinante del “terrorismo” in Russia: A) Che la CIA stia “destabilizzando” a Mosca nel contesto della “guerra fredda” B) Che i servizi segreti stiano preparando il ritorno di Putin al potere totale nelle prossime elezioni.

Tutte e due le versioni sono possibili, chiudono logicamente, e potrebbero essere perfino complementari.
Il “terrorismo” è la variabile dell’aggiustamento che giocano (e continuano a giocare) Washington e Mosca per risolverere i loro conflitti interni ed esterni.
Con un dettaglio: Nel chiuso dispositivo di sicurezza e intelligence russa, controllata dalla mano dura di Putin, difficilmente il “terrorismo” ceceno (via CIA) potrebbe infiltrarsi a Mosca senza la “luce verde” del FSB russo.

Putin ha bisogno di elevareare la sua immagine e di riconvertirsi al prossimo presidente della Russia. Questo è il principio centrale di organoizzazione dell’attentato di lunedì a Mosca.

Fonte: IAR Noticias

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

3 commenti:

  1. pazzesco,bell'articolo che spiega come la russia faccia lo stesso gioco dell'"elite",schifosi...

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  2. pazzesco,bell'articolo che spiega come la russia faccia lo stesso gioco dell'"elite",schifosi...

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  3. secondo me la russia è l'unico paese che non è sotto l'elite,ma anzi li fa la guera!

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