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26 aprile 2010

IL NUOVO CRETINISMO

di Atilio A. Boron Pagina12
Moltissima gente, e non pochi teorici, sostengono che Internet è l' eccellenza nell’ambito della libertà del nostro tempo. Un ambito, dicono, liberissimo, dove le vecchie restrizioni che la carta stampata imponeva alla produzione e alla circolazione delle idee sono state definitivamente superate. Basta leggere alcuni passaggi del libro di Hardt e Negri, Imperio, o i tre volumi di Manuel Castells, L’Età dell’informazione: Economia, Società e Cultura, per apprezzare fin dove arriva questo nuovo dogma. Dicono i primi, in un memorabile passaggio- e non proprio perché sia accertato- della loro opera, che la “rete democratica è un modello completamente orizzontale e de-territorializzato.
Internet è l’esempio principale di questa struttura democratica in rete…Un numero imprecisato e potenzialmente illimitato di nodi interconnessi che comunicano tra loro senza un punto centrale di controllo ... Questo modello democratico è quello che Deleuze e Guattari chiamano rizoma, una struttura a rete non gerarchica, senza un centro" (pp. 277-278).
Il libro di Castells si erge principalmente su questo presupposto. Contrariamente a quanto il chiacchiericcio post-moderno assicura, Internet non è nè orizzontale nè deterritorializzata. E’ una struttura che ha centri di monitoraggio e di controllo e dove un certo tipo di comunicazione è bloccata, quasi tutte controllate e alcune censurate. Solo spiriti molto ingenui possono supporre altro, ma molto spesso nell’ “affanno di novità” al quale Platone alludeva e l’incessante ricerca di originalità e di singolarità che caratterizza il lavoro di molti intellettuali (colpiti da una sopravalutazione fenomenale dell’importanza delle loro idee) possono giocare brutti tiri e portare le loro vittime ad accettare come verità inconfutabili le bugie che l’ideologia dominante vuole che accettiamo come vere.
Per esempio, molti dei messaggi emessi in questi ultimi giorni dal PLED annunciando un pannello sul ruolo della Colombia nella geopolitica imperiale sono stati oggetto di difficoltà sospette. Ci sono arrivati articoli di amici e compagni che volevano diffondere l’evento, ma nel mettere “Colombia” nell’oggetto o nel corpo del messaggio questo semplicemente spariva dal monitor o andava direttamente nel cestino. Ci sono anche difficoltà a ricevere adesioni alla nostra campagna di solidarietà con Cuba, e molti altri che sono ricorsi a chiamate telefoniche per farci sapere della loro impossibilità di registrare la loro firma inviando un messaggio all’indirizzo preparato per questa causa. Sono molte le esperienze che avvallano questa sfiducia verso il carattere democratico e libertario della rete. Senza andare troppo lontano, chi vuole utilizzare il programma Skype in Cuba non può farlo e molto meno ricorrere a Google Earth perché, in questo caso, appare una finestra che dice: “dal luogo in cui si trova in questo momento non può avere accesso a questo programma”.

Provate voi a inviare messaggi usando parole che sono teoricamente vincolate alle comunicazioni che stabiliscono i terroristi e vedete cosa succede. Forse Hardt, Negri o Castells considerano queste cose come anomalie transitorie, ma non è così. E’ il funzionamento “normale” di una rete che, nonostante le idee di alcuni autori, ha centri che controllano e dominano. L’articolo di ieri di Pagina/12 avvalla questa tesi. In esso s’informava che “una pagina aperta il 25 marzo (e che descriveva il suo proprietario come il “principe dei mujaheddin”) aveva raggiunto, venerdì scorso, più di mille fan. Facebook ha ammesso che non poteva determinare se il titolare era vero o no, ma ha annunciato che il sito era stato disattivato: da ieri, Bin Laden non ha un posto nella rete virtuale”.

In un brillante passaggio del suo XVIII Brumaio di Luigi Bonaparte, Marx ha definito il cretinismo parlamentare come “una malattia che imprigiona per incantesimo i contagiati in un mondo immaginario, privandoli di ogni senso, di ogni memoria, di ogni comprensione del rude mondo esterno”. Una malattia simile si è impossessata di alcuni teorici del nostro tempo, che li rinchiude in un mondo immaginario nel quale Internet è il regno della Libertà e della democrazia.
E’ nato un nuovo cretinismo: Internet, che sicuramente è molto più dannoso dell suo predecessore dovrà essere combattuto con l’intelligenza e la militanza. La battaglia contro gli oligopoli mediatici dev'essere fatta anche su Internet.

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