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13 aprile 2010

I BIOCARBURANTI CAUSANO CARESTIA


di Klaus Faissner 

La benzina è più redditizia del cibo, e sempre più aziende si avvicinano alle piante "energetiche" per produrre "biocarburanti". Questo aumenta la povertà e il numero di campi di piante transgeniche. Il cui polline contaminerà le sementi non transgeniche. Le imprese stringono potenti alleanze e comprano intere istituzioni universitarie. E tuttavia ciò che il futuro può garantire ai nostri viaggi, non è l'agricoltura, ma un auto elettrica efficace.
"Questo non ha nulla a che fare con energie rinnovabili, ma serve a prolungare l'economia del petrolio", spiega lo statunitense Eric Holt-Gimenez, del "Food First Institute".
"I massicci investimenti mondiali in biodiesel e bioetanolo risolvono alcuni problemi, ma quelli dell'industia agroalimentare e dei transgenici, delle banche e dei politici", secondo l'ex dipendente della Banca Mondiale. Ad esempio, le piccole raffinerie di etanolo create per gli agricoltori sono state acquistate da Archer Daniels Midland, una delle più grandi aziende agro-alimentari del mondo. Enormi raffinerie di etanolo sorgono dal suolo, per la gioia degli istituti finanziari. Per quanto riguarda i politici, bisogna preparare gli elettori a ridurre i consumi: si parla ora di un' "OPEC dell'etanolo" Sud-Americana.

Soprattutto l'industria di ingegneria genetica si strofina le mani in piena vista del dibattito sul clima: è previsto che le colture energetiche incontreranno meno resistenza rispetto all'autorizzazione di alimenti o animali geneticamente modificati. Quello che Monsanto e Co. dimenticano tuttavia di specificare, è che le piante transgeniche per la produzione di energia disperdono pollini così come le piante alimentari transgeniche. Questo porterebbe la contaminazione transgenica delle colture alimentari attraverso la porta sul retro, e consentirebbe una svolta definitiva nella manipolazione genetica. Per non parlare che il carburante viene prodotto dalle tre piante più manipolate geneticamente: la colza, il mais e la soia.

Un ricorso illimitato alle manipolazioni transgeniche e ai trattamenti chimici apre prospettive di profitto quasi senza precedenti. E da tempo che la politica può contare sull'industria: l'UE intende copriire entro il 2020 il 10% del suo fabbisogno di combustibile con i "biocarburanti", il Brasile spera che l'etanolo prodotto da piantagioni di barbabietola da zucchero possa competere nell'OPEC, e in paesi come la Malesia la foresta pluviale faccia retromarcia per le piantagioni di palma da olio i cui frutti dovrebbero sostituire il diesel.

Anche nell' anti-transgenica Austria i politici difendono apertamente la manipolazione genetica sulle colture energetiche: "E se vogliamo davvero ottenere qualcosa dalle biomasse allora - e solo allora - bisogna considerare le piante transgeniche", ha detto Wilhelm Molterer (1). L'ex Commissario UE per l'agricoltura, Franz Fischler, che, non contento di presiedere il Forum ecosociale (!) europeo, è anche membro del CPI (vedi Capitolo 9) a monte dell' Organizzazione mondiale del commercio (OMC), ha inoltre aggiunto: "Senza voler fare il profeta, mi sono convinto che saremo costretti ad utilizzare la biotecnologia verde", ha scritto nel contesto del cambiamento climatico (2). Parlando di manipolazione genetica in agricoltura, ha accusato gli austriaci di "trascinare una mentalità da orticello" e di essere "completamente schizofrenici". Ma la vera schizofrenia è il desiderio di combattere i cambiamenti climatici attraverso la manipolazione genetica. Finora piante transgeniche per uso commerciale non hanno fornito un rendimento migliore rispetto a colture convenzionali, al contrario, le piante transgeniche sono spesso più inclini alle malattie rispetto ad altri e costituiscono quindi la prima causa di scarsi raccolti. L'estensione delle manipolazioni genetiche ci minaccia, quindi piuttosto il "più grande disastro ambientale di tutti i tempi", secondo le parole del principe Carlo d'Inghilterra nell'estate del 2008 (3).

Le imprese collaborano tra loro

Ci sono enormi profitti per come ricompensa finale. I brevetti sulle piante sostituiranno "oro nero". Non c'è da stupirsi che le grandi compagnie petrolifere, automobilistiche, alimentari e specializzate nella manipolazione genetica studiano avvicinamenti: VW con Archer Daniels Midland Company (ADM), una delle più grandi imprese trasformatrici di prodotti agricoli; ADM con il gigante di ingegneria genetica, Monsanto; Monsanto con BASF; DuPont e BP; BP e Toyota; Daimler Chrysler e Renault, Royal Dutch Shell, Sasol Chevron, Neste Oil e Volkswagen. Syngenta prevede di coltivare il mais transgenico esclusivamente per la produzione di energia. Le organizzazioni ambientali e dei consumatori esigono soprattutto, che si faccia ricerca, se il mais detto geneticamente modificato abbia amilasi che può causare allergie, in quanto può anche passare nell'alimentazione.

Per prevenire le resistenze, l'industria cerca sempre di più di mettere le mani sulla scienza. L'esempio più chiaro è fornito dal gigante del petrolio BP, che ha concluso nel novembre 2009 - tra gli altri - un accordo con l'Università della California a Berkeley per "la ricerca di energia sostenibile - un contratto per il quale BP ha versato la somma incredibile di 500 milioni di dollari. Questo è di gran lunga il più grande contributo mai dato alla ricerca pubblica nella storia degli Stati Uniti. Le piante destinate alla produzione di biocarburanti devono - nel gergo degli specialisti in relazioni pubbliche - essere "ottimizzate", attraverso la modificazione genetica, e saranno impiegate per la trasformazione in combustibili enzimi derivati da organismi transgenici. "Sono convinto che tutte le piante utilizzate dagli esseri umani saranno un giorno piante transgeniche" - una citazione da Chris Somerville, futuro direttore dell'Istituto per l'Energia e le scienze biologiche che verrà creato nel quadro del contratto con BP.

"Da Prostituzione"

Anche se non sono riusciti a impedire la fondazione dell' "Institut BP", la resistenza da parte dei professori, di altro personale e degli studenti in questo convegno è stato e rimane molto forte. Il professor Ignacio H. Chapela ha trattato il caso di "prostituzione". "Questi organismi (Geneticamente Modificati), non sono l'immagine della scienza. Se essi rappresentano qualcosa, è la nostra incapacità come scienziati ad ammettere che la nostra comprensione degli organismi viventi e dell'ecologia del nostro pianeta rimane largamente insufficiente". Continuando il suo acceso discorso ha affermato che "sebbene abbiamo investito il terzo di un secolo di ricerca e oltre 350 miliardi di dollari in questi rifiuti, siamo ancora meglio in grado di predire un tornado e possiamo meglio controllare un incendio di grandi dimensioni come degli organismi geneticamente modificati. E abbiamo avuto la prova che essi hanno rappresentato una catastrofe scientifica, per non parlare delle loro conseguenze ambientali e sociali".

Le colture energetiche, in particolare OGM, non sono utili agli esseri umani, ma solo alle imprese. L'Europa, inoltre, non ha sufficiente terra coltivabile per soddisfare il suo fabbisogno di combustibile. Restano i paesi poveri, che perdono terreno che hanno un urgente bisogno di cibo. Le piantagioni di palma da olio possono anche portare al disastro: "Siamo stati in grado di dimostrare che queste piantagioni e incendio delle foreste pluviali e di torbiere emettono CO2 in quantità migliaia di volte superiori a quelle che farà risparmiare l'olio di palma prodotto. E quindi il bilancio climatico è disastroso ", ha dichiarato Florian Siegert dell'Università di Munich (4).

Abbiamo bisogno di persone "semplici", che hanno il senso comune, non di guru. Appare sempre di più che sono proprio i politici, i "salvatori dell'umanità" auto-nominati, che in realtà sono i salvatori dell'industria degli OGM: nel 1996, quando le prime piante geneticamente modificate sono state commercializzate negli Stati Uniti, Al Gore è stato vice presidente per diversi anni. Prima delle elezioni presidenziali del 2000, aveva dichiarato sul suo sito web che i prodotti OGM "aumentano le rese, aiutando ad evitare malattie e ridurre l'uso di pesticidi, fertilizzanti e altri fattori di produzione". Il tempo gli ha dato torto. Se fosse stato eletto presidente, "avrebbe continuato a sostenere finanziariamente la ricerca agricola e la lotta contro le restrizioni del commercio estero, basato sulla paura e sul protezionismo" - come minacciato verso l'UE (5). Gore può dormire sonni tranquilli: è diventato presidente, George W. Bush che ha preso questa lotta. Gore incassa 170.000 dollari in contanti per ciascuna delle sue conferenze, che consistono principalmente in un'arringa in favore dei biocarburanti e rigurdano pertanto indirettamente l'ingegneria genetica (6).

Deportazione e morte

Mentre i biocarburanti rendono più ricchi, anche alcuni che già lo sono, immergono massivamente nella miseria i paesi poveri: centinaia di migliaia di piccoli contadini in Brasile o in Colombia sono già stati costretti a far posto a gigantesche piantagioni di canna da zucchero o di soia. Nel 2006, solo in Brasile, circa 40 000 famiglie sono state sfrattate o trasferite dalle loro terre, secondo la Pastorale cristiana ecumenica (CPT) (7). Il boom dell'etanolo avrebbe contribuito. Il quotidiano britannico The Guardian ha segnalato 200.000 lavoratori immigrati, veri "schiavi dell' etanolo" in tutto il paese che lavorano nelle piantagioni di canna da zucchero per 100$ al mese (8). Quelli che si rifiutano di vendere la loro terra può essere in pericolo di morte. Nel giugno 2007, il quotidiano britannico "Sunday Times" ha segnalato l'assassinio del colombiano Innocence Dias, vittima dei paramilitari.

Oggi crescono sulle sue terre le palme da olio  della ditta Urapalma, produttrice di biocarburanti. "Dias è morto perché il mondo diventi ecologico", ha commentato il quotidiano britannico (9). Alla luce di questi sviluppi, la resistenza si accentua: per decine di organizzazioni tedesche della protezione dell'ambiente e di aiuto allo sviluppo hanno chiesto ai loro rappresentanti, in una lettera alla Commissione ambiente del del Bundestag, "di non incoraggiare in nessun caso il settore agro-energetico, ma di lottare per un reale risparmio energetico"(10). In un articolo pubblicato su "Correio Braziliense", Frei Betto, il teologo della liberazione brasiliana molto noto, si è dimostrato sconvolto dall'euforia nazionale e internazionale scatenata con i biocarburanti, perché li considera come "carburanti della morte" (11). Così, il capo di Stato, Lula da Silva ha investito molti miliardi di euro nel dirottamento di una parte del Rio Sao Francisco per irrigare le monocolture di biocarburanti nel nord-ovest del paese - a scapito delle popolazioni indigene tradizionali che vivono ai margini del São Francisco.

Secondo Frei Betto, la frenesia recente per l'etanolo ha già costretto i brasiliani a spendere per il cibo, tre volte più di soldi nel primo semestre del 2007 rispetto all'anno precedente. Ma nessun dei governi ardenti sostenitori di etanolo mettono in discussione il trasporto individuale. Secondo Betto "Come se gli utili del settore auto fossero tabù inattaccabili".

Verso l' auto elettrica

Si riuscirà ad abbandonare l'auto, se possiamo solo scegliere tra la coppia benzina/diesel e i biocarburanti? Un calcolo semplice lo mostra: dovrebbero almeno cambiare tecnologia.  Un strada sembra possibile "abbandonare il motore a combustione inefficiente, e a tutto gas con l'auto elettrica". Eppoi possiamo passare interamente ad energie rinnovabili: un ettaro di pannelli solari è sufficiente ad alimentare 300 autovetture per un anno, mentre un ettaro di colza non copre nemmeno il bisogno di due automobili. Le ragioni che impediscono di utilizzare questa alternativa logica è che le auto elettriche non richiedono stazioni di servizio, ma solo punti vendita. Le imprese perderebbero tutto il loro potere, la gente improvvisamente diventerebbe indipendente: esse richiedono solo un impianto fotovoltaico sul tetto, una batteria e un auto elettrica. La tecnica è stata sviluppata per lungo tempo, e praticamente tutti i costruttori hanno annunciato che possono mettere sul mercato auto elettriche confortevole. Ora si tratta di esercitare pressioni politiche per abbandonare completamente i motori a combustione.

Altri vantaggi delle auto elettriche:

– Nessun gas di scarico
– Quasi in silenziose
– Meno di 2 euro per 100 km di consumo energetico
– Indipendenza
– Assicuri la pace: nessuna guerra del petrolio
– Contribuisce a creare un mondo più giusto: meno sfruttamento dei paesi poveri.
– Tutti i paesi utilizzano le proprie fonti di energia (rinnovabili).

Perchè il mondo a viva in pace, ogni paese deve essere autosufficiente sul piano alimentare (alimentazione animale inclusa) ed di energia. "Neutralità alimentare ed energetica" potrebbe essere la formula magica del domani. Proprio come un paese neutrale in campo militare non ha alcun diritto di attaccare un altro, un paese neutrale in prodotti alimentari ed energetici non può sfruttare un altro.

Estratto dal libro di Klaus Faissner: Cyclones et incendies ravgeurs. Mort du génie génétique.

Note:

1     "Kurier" del 19 Agosto, 2007
2     "Der Standard" dell'8 e 9 settembre 2007, pagina 20
    "Daily Telegraph" del 12 agosto 2008 www.telegraph.co.uk/earth/main/jhtml?xml-/earth/2008/08/12
4     ARD-Politmagazin [rivista politica ARD, 2 ° canale pubblico tedesco, audio] "Report München", marzo 2007 www.br-online.de/daserste/report/archiv/2007/00372
5 www.algore2ààà.com/agriculkture/agr_agenda2.htmlaur ; www.organicconsumers.org/ge/presonbiotech.cfm
    Raggam, Feissner "Zukunft ohne Öl (Un'futuro senza petrolio, audio), Stocker-Verlag 2008
www.regenwald.org/regenwaldreport.php7artids223
    "The Guardian" del 9 marzo 2007: www.guardian.co.uk/international/story/0 "2.029.908.00.html
9 www.focus.de/wissen/wissenschaft/klima/tid-6666/biokraftstoffe_aid_64512.htm
10 www.regenwald.org/news.php?id=766
11 www.regenwald.org/news.php?id=760

Fonte: Horizon et débats

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