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12 marzo 2010

L'EURO E IL FONDO MONETARIO EUROPEO


di Alejandro Nadal 
http://nadal.com.mx/ 

Quando l'euro è nato, la previsione era che non sarebbe sopravvissuto alla sua prima crisi. Mentre le cose sono andate bene per l'economia mondiale, l'euro è cresciuto e il suo ruolo come unità di riserva internazionale si è rafforzato. Oggi più di un quarto delle riserve delle banche centrali di tutto il mondo è denominato in euro e per la prima volta nella sua storia, l'emissione delle obbligazioni in euro ha superato quella in dollari statunitensi.
 
Il problema delle economie capitaliste è che, mentre le cose stanno andando bene è esattamente il momento in cui i problemi stanno nascendo. E adesso siamo nella peggiore crisi dopo la Grande Depressione tutti si stanno preparando a vedere se la previsione sull'euro era giusta o meno.

La crisi è arrivata in Europa da molti canali, ma non sembrava una minaccia per l'euro fino a quando si delinea la possibilità di una moratoria sul debito sovrano greco. La verità è che la Grecia ha potuto collocare debito sovrano a minor costo appartenendo alla sfera dell’euro perchè gli investitori hanno sempre pensato che la Germania avrebbe sostenuto l'economia greca. Ma ora che Atene ha difficoltà a rispettare le scadenze e il servizio del suo debito e che la Germania non vuole pagare il conto, mi vengono in mente tutte le debolezze di fondo della moneta dell' eurozona.
 
La creazione dell' euro significò per i membri dell'eurozona una perdita di sovranità sulla politica monetaria e di scambio. Il vincitore è stato la Banca Centrale Europea (BCE), un' istituzione finanziaria autonoma, che non deve rendere conto a nessuno. La BCE controlla da allora il tasso di interesse e la politica monetaria dell' eurozona. Il quadro macroeconomico europeo impone anche dei limiti sulla spesa pubblica, controllando così anche la politica fiscale.
 
Ma la zona euro è priva di un meccanismo di trasferimenti fiscali tra i suoi membri. Questa è la principale differenza con il sistema della Federal Reserve negli stati Uniti. Per questo motivo, l'eurozona richiede una ferrea disciplina macroeconomica, che non è stata soddisfatta nella pratica. Né il limite di indebitamento (60% del PIL) nè il deficit fiscale (il 3% del PIL) sono state osservati da molti dei membri della zona euro, che porta a due osservazioni.
 
Primo: la politica macroeconomica nella zona euro e dell'Unione europea nel suo complesso è stata concepito nel momento più intenso di espansione neoliberale. In quegli anni dominava la percezione che la migliore politica macroeconomica era che non si intervenisse su niente. Per questa ragione si è pensato che le regole del Trattato di Maastricht e del Patto di Stabilità e Crescita sono stati più che sufficienti per mantenere la disciplina non solo individuale, ma una credibilità ben consolidata per la nuova moneta.
 
Oggi la crisi smentisce queste credenze e dimostra che ci vuole una politica macroeconomica anticiclica. La morale è che se si vuole sopravvivere a lungo termine, l'Unione europea dovrebbe ridisegnare il suo quadro di politica macroeconomica, ripristinando la flessibilità ed eliminando la subordinazione ai dettami del capitale finanziario. Ciò richiede una scossa politica e sociale di prima grandezza.
 
La seconda riflessione ha a che fare con la sopravvivenza dell' euro. Il capitale finanziario europeo teme per la salute della sua divisa emblematica. Non è un segreto che molti dei più grandi fondi di copertura (hedge funds) stanno scommettendo sul crollo dell'euro, o almeno sul suo livellamento alla pari con il dollaro USA. Per questo l’asse finanziario dell’eurozona considera urgente fermare il collasso dell’economia greca ed evitare il contagio ad altri paesi del bacino del Mediterraneo. Ma, non è facile creare un pacchetto di salvataggio con trasferimenti di fondi e garanzie per i creditori di questi paesi.
 
La soluzione che si profila è la creazione di un Fondo Monetario Europeo (FME) per far valere regole e disciplinare i membri dell’eurozona. Quello che è grave è che il FME applicherebbe le stesse ricette disastrose che ha usato il FMI nel contesto della crisi degli ultimi 20 anni. L”appoggio” andrebbe incondizionato all’applicazione di schemi pro ciclici, con la sua sequela di privatizzazioni, moderazione salariale e di tagli alla spesa sociale. Tutto questo per sacrificare l’economia reale sull’altare del capitale finanziario, aggravando la distruzione della capacità installata e la perdita di posti di lavoro. Peggio ancora, si stanno mettendo le basi per future crisi di maggiore intensità.

Il regime monetario europeo è disfunzionale dal quadro neoliberista della politica macroeconomica. Per il capitale finanziario nell’eurozona, la sopravvivenza dell’euro è vitale per la continuità dell’UE neoliberale. Per i popoli dell’Europa, quello che è in gioco è l’esistenza di una società più solidale e giusta. L’unione monetaria è uno strumento per raggiungere quell’obiettivo, non a vantaggio del capitale finanziario.

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