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18 marzo 2010

EURO: LA GOGNA DEI TRATTATI


di Bernard Cassen

I piani di «salvataggio» finanziario della Grecia oggi- probabilmente di Spagna e Portogallo domani, e di altri Stati dopodomani- non sono destinati a "salvare" un paese. Si tratta solo evitare a tutti i costi il crollo di una costruzione monetaria, l'euro, e, di conseguenza, le fondamenta ideologiche dell' Europa.
La decisione di creare una moneta unica europea, principale disposizione del Trattato di Maastricht del 1992, costituiva una sfida alla logica. Imponeva, in effetti, una stessa politica monetaria a economie tanto diverse come, ad esempio, quella della Germania e della Grecia. Per definizione, questa politica di sorta, poteva essere utile solo ad un particolare interesse nazionale- strutturale o congiunturale- e inservibile per altri interessi nazionali. In questo caso furono gli interessi tedeschi e soltanto loro (un euro “forte” sostituendo un marco “forte”) quelli che diedero l’impulso perché si definisse questa scelta.
L’euro avrebbe avuto senso in una zona economica relativamente  omogenea, come gli Stati Uniti per il dollaro, che disponesse d’altra parte di strumenti di trasferimento finanziari interni di massa (come succede nella finanziaria federale usa), decisi, da un’unica autorità politica (la presidenza ed il Congresso) agendo inoltre in stretta coordinazione con una banca centrale: la Federal Reserve. Senza parlare di una sola lingua, l’inglese, ed di un cultura di mobilità della mano d’opera.
L’UE non soddisfa nessuna di queste condizioni. Il suo bilancio è solo circa l'1% del prodotto interno lordo di tutti gli Stati membri. La mobilità al suo interno può essere molto limitata, se non altro per ragioni linguistiche.
Le politiche europee non sono dirette a risolvere le disuguaglianze dello sviluppo economico e sociale aumentate per l’entrata di dieci nuovi membri nel 2004 e altri due nel 2006, ma, al contrario, sono usate per promuovere la delocalizzazione interna e il dumping sociale. Se qualche armonizzazione si produce è solo verso il basso. Inoltre le capacità d’intervento economico e finanziario degli Stati si sono trasferite, attraverso trattati successivi (come quello di Lisbona) non ad autorità democratiche sovra-statali, ma in sostanza, al mercato e ad altre istanze chiamate “indipendenti” che significa in realtà i guardiani dei dogmi ultra-liberali: la Commissione e la Banca Centrale Europea.
Vera gogna, le regole dell’UE le impediscono di partecipare in quanto tali, a "salvare" la finanziaria dei suoi 27 paesi membri. Nel frattempo la BCE ha “salvato” le banche che immediatamente hanno speculato indirettamente contro l’euro, ma nonostante questo non possono concedere prestiti ad uno dei 16 membri dell’eurozona! Prigioniero di una moneta unica la cui sopravvalutazione beneficia solo la Germania, la Grecia (e presto sarà il caso degli altri paesi in difficoltà) può contare soltanto, è un modo di dire, su un vago appoggio “politico” dell' UE (che di fronte ai mercati finanziari gioca un ruolo di gendarme degli impegni assunti dal suo governo), su prestiti che altri Stati le hanno concesso e sul…..Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Di fronte a questo triste bilancio, l’assurdo dei Trattati europei si pone chiaramente in evidenza. I governi dei 20, ai quali si fece adottare (l’euro,ndt) nel nome dei principi liberali sono attualmente obbligati a violarli, più o meno indirettamente, per salvare l’UE da se stessa! Non c'è dubbio che questa grande distanza tra i dogmi e la realtà possa perdurare per molto tempo.


Fonte: http://www.medelu.org/spip.php?article350


Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

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