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31 marzo 2010

LA NUOVA POLITICA MONETARIA DEL VENEZUELA

di Attilio Folliero e Cecilia Laya

Il Venezuela è un esempio di sovranità nazionale, in tema di política monetaria. Ha adeguato il valore della moneta alle proprie necessità: una moneta forte per le importazioni di prodotti di prima necessità, una moneta debole per le esportazioni.

 

Il bolívar, la moneta venezuelana, fino all’inizio di gennaio (2010) era cambiato con il dollaro ad un tasso fisso di 2,15 bolivares; ossia per comprare un dollaro erano necessari 2,15 bolivares. Da cinque anni il tasso di cambio bolívar-dollaro non veniva modificato. All’inizio di gennaio, il governo venezuelano ha introdotto un cambiamento radicale, dopo mesi di dibattito se fosse più conveniente un bolívar forte o un bolívar debole (e quindi svalutare) le autorità venezuelane sono arrivate, di fatto, alla conclusione che era meglio adottare entrambe le soluzioni. Nel caso venezuelano è improprio parlare di svaluitazione, ma è necesario parlare di adeguamento, perchè in concreto si è adeguato il valore della moneta nazionale alle differenti situazioni: una moneta forte per i prodotti importati ed una moneta debole per le esportazioni. Prima di analizzare il caso venezuelano, cerchiamo di spiegare quando conviene una moneta forte e quando conviene una moneta debole.
Prendiamo come esempio (1) due monete e le rispettive aree di circolazione: il dollaro, la moneta degli Stati Uniti e l’Euro, che circola nei paesi europei che l’hanno adottato. Per semplificare la spiegazione, al fine di far comprendere più facilmente i concetti, poniamo che le due monete siano in rapporto di parità, ossia un dollaro equivale ad un euro. Poi poniamo, che nel trascorso di un anno, l’euro si rafforza, passando dall’iniziale parità ad un ipotetico rapporto di uno a due, ossia per un euro occorrono due dollari e viceversa per un dollaro è sufficiente mezzo euro.



1.   I vantaggi e gli svantaggi di una moneta forte


Un cittadino europeo, che si recasse in Usa con in tasca gli euro avrebbe l’impressione che tutto fosse più económico del 50%, rispetto ad un ipotetico viaggio compiuto l’anno prima, quando vi era la parità. Anche i beni importati dagli Usa apparirebbero estremamente convenienti, perchè in pratica costerebbero la metà rispetto a quando vi era la parità. Dunque la moneta forte ha grossi vantaggi quando si importa o quando ci si reca all’estero. Ovviamente ci sono anche gli svantaggi.
Una impresa europea che esporta i propri prodotti fuori dell’europa avrebbe seri problemi con una moneta cosi forte: i suo prodotti costerebbero il doppio e di conseguenza andrebbe probabilmente incontro ad una crisi. Chi acquistava quei prodotti, magari decide di non acquistarli perchè diventati troppo cari, essendo il prezzo raddoppiato. Per esempio un’auto europea del costo di 10.000 euro, che al momento della parità euro-dollaro valeva 10.000 dollari, un anno dopo por continuando ipoteticamente a costare 10.000 euro, in dollari il prezzo diventerebbe 20.000; di conseguenza uno statunitense non sarebbe più tanto propenso ad acquistare tale un proveniente dall’Europa. Con un euro così forte, l’impresa europea esportatrice andrebbe incontro a dei problemi.


2.   Gli svantaggi ed i vantaggi di una moneta debole


Analizzando l’altro lato, quello della moneta debole, ne risulterebbe un primo svantaggio nel momento in cui si importano i prodotti. Di fronte ad una svalutazione del 100%, come nel caso dell’esempio, un prodotto che prima costava un euro, quindi inizialmente un dollaro, dopo l’indebolimento (la svalutazione del 100%) costerebbe due dollari. Per coloro che invece esportano all’estero un indebolimento della moneta rappresenta un vantaggio. Ad esempio, il produttore di auto che esporta le proprie auto in Europa avrebbe grandi vantaggi. Se il prezzo dell’auto è ad esempio 10.000 dollari, al momento della parità con l’euro, quell’auto sarebbe costata 10.000 euro; dopo la svalutazione, quell’auto continua ipoteticamente a costare 10.000 dollari, ma quando l’auto arriva in Europa i 10.000 dollari equivalgono adesso a 5.000 euro. Aumenterebbe sicuramente la domanda di quell’auto. Risultato: per questa impresa esportatrice, la svalutazione, ossia la moneta debole, è un vantaggio.


3.   Meglio una moneta forte o una moneta debole?


In conclusione: meglio una moneta forte o una moneta debole? Dipende dalla situazione del paese: un paese fortemente dipendente dall’estero, che quindi importa molto, preferisce una moneta forte; al contrario se un paese è orientato all’esportazione sicuramente preferisce una moneta debole.
La realtà, ovviamente è molto piu complessa. Basti pensare al caso italiano: un paese privo di materia prime, quindi è un forte importatore ed in questo caso sarebbe conveniente una moneta forte; ma, dal’altro lato l’Italia è (o forse sarebbe meglio dire era) un paese famoso nel mondo per il “made in Italy” che appunto esporta (o esportava) in tutto il mondo prodotti dell’alta moda e tecnología; inoltre, l’Italia è un paese dove il turismo ha una grossa importanza. Di conseuguenza essendo un paese che vive di turismo e che esporta molto, potrebbe essere più coveniente una moneta debole, per pter attirare vistatori stranieri ed aumentare le esportazioni.
Nel caso specifico dell’Italia le porte sono chiuse, in quanto ormai le decisioni non spettano più all’Italia, ma all’Europa. Ovviamente l’essere entrati in Europa ha comportato dei vantaggi, magari non per tutti. In ogni caso entrando in Europa ha rinunciato alla possibilità di decidere autonomamente se adottare, in base alle necessità, una moneta forte o debole.
A parte il caso italiano (o di un qualsiasi altro paese che ha adottato l’euro), altri paesi, come il Venezuela, hanno la possibilità di scegliere se adottare una moneta forte o debole.
Come abbiamo visto proprio per il caso italiano, invece di scegliere se adottare una moneta forte o debole, sarebbo molto più conveniente avere allo stesso tempo una moneta forte quando si importa e debole quando si esporta.
E’ possibile adottare una moneta forte ed allo stesso tempo una moneta debole? Il caso venezuelano ci dice che è possibile. Infatti, all’inizio di gennaio del 2010 il governo venezuelano ha adeguato il valore della sua moneta a seconda delle necessità.


4.   La situazione venezuelana


Il Venezuela è un paese che si trova in una situazione particolare, la cui economia è strettamente connessa alle materia prime, in particolare al petrolio, di cui possiede la più grande riserva accertata del mondo: 314.000 milioni di barili estraibili, un terzo di tutte le riserve petrolifere esistenti al mono, oltre ad un altro milione di milioni di barili, che al momento, con la tecnología umana esistente, non è possibile estrarre o non sarebbe conveniente, derivando un costo di estrazione enormemente superiore a qualsaisi prezzo di mercato del petrolio attualmente esistente.
In sostanza il Venezuela è un paese esportatore di materia prime; allo stesso tempo è un grande importatore di qualasi altro prodotto, in particolare dei prodotti alimentari e di tutti quei beni di prima necessità, legati alla salute ed alla medicina. L’opera del governo venezuelano in questi anni è stata finalizzata ad incrementare la produzione locale, soprattutto in campo alimentare, e pur riuscendo ad incrementarla, l’autosufficienza è ancora ben lontana e quindi continua ad essere un paese importatore.
Fino al 2008 aveva vissuto di grandi entrate economiche derivanti dall’esportazione del petrolio (oltre 3 milioni di barili al giorno), che come è noto aveva raggiunto prezzi altissimi, fino a 100/150 dollari al barile. Di conseguenza, con quelle entrate non aveva problema ad importare il resto dei prodotti.
Nell’ultimo trimestre del 2008, in seguito alla crisi economica mondiale, il prezzo del petrolio inizia a scendere, fino a toccare nel 2009 i 30 dollari. Se la Opec, di cui il Venezuela è uno dei principali paesi membri, non avesse deciso un drastico taglio alla produzione, il prezzo sarebbe contnuato a scendere. Oggi, grazie a quella decisione di tagliare drásticamente la produzione, il prezzo si è stabilizzato attorno ai 70/80 dollari, che rappresenta pur sempra la metà del prezzo che aveva raggiunto a metà 2008. La caduta del prezzo del petrolio ed il forte taglio alla produzione (del 25%) necessario a stabilizzare il prezzo hanno determinato per il Venezuela grosse riduzioni in termini di entrate valutarie.
Il governo ha risolto il problema adeguando il prezzo della sua moneta alle proprie necessità. Fino al 7 gennaio, come visto, il cambio del bolívar col dollaro era fissato a 2,15. A partire da quella data ha fissato il cambio per i prodotti di prima necessità (settore agricolo, alimentare, salute e pensioni) a 2,60, ossia ha svalutato la propia moneta del 20% circa. Allo stesso tempo ha introdotto quello che ha chiamato il “dollaro petrolífero”, il cui cambio è stato fissato a 4,30, ossia rispetto al cambio anteriore, in questo caso il bolívar si è svalutato del 100%. Tale cambio si aplica per i prodotti petroliferi ed in genere per tutte le materi prime di cui il Venezuela è grande esportatore, olte ai prodotti che non rientrano tra quelli di prima necessità (per esempio le auto).


5.   I benefici di questa política monetaria


Dopo questo adeguamento, per ogni dollaro che entra quale conseguenza della vendita del petrolio, incassa 4,30 bolivares; per ogni dollaro necessario ad acquistare all’estero prodotti di prima necessità sborsa 2,60 bolivares. Si intuisce l’enorme beneficio. Grazie a questo adeguamento, sono raddoppiati gli ingressi in bolívares. Con questa quantità di soldi che si ritrova in più ha potuto adottare una serie di strumenti atti, da un lato ad acquistare maggiori prodotti di prima necessità, dall’altro ad aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, sostanzialemnte aumentando gli stipendi.
Il salario minimo, il cui importo è stabilito per legge, è stato aumentato per quest’anno del 25%; i salari delle altre categoirie sono stati adeguati in maniera differente e comuqnue superiore a quello del salario minimo. Ad esempio il salario dei medici è stato aumentato del 40%. A proposito dello stipendio dei medici, proprio grazie a questi introiti extra, è stato finalmente possibile eliminare le disparità esistenti tra i vari medici, che prendevano uno stipendio differente a seconda che lavorassero in ospedale, o in ambulatorio, in città, o in campagna, ecc… Si sono eliminate queste differenze e lo stipendio è stato uniformato allo stipendio più alto esistente nella categoria. Dunque, lo stipendio della categoría medica che prendeva il salario più alto è stato aumentato del 40%; lo stipendio del medico che non rientrava in quella categorie, ha visto aumentare gli ingressi fino al 100%. Altro esempio: i lavoratori del settore educativo probabilmente vedranno aumentarsi lo stipendio del 30%.
Il salario minimo in Venezuela, a cui è agganciata anche la pensione sociale, è oggi il più alto in assoluto in America Latina: sfiora i 500 $; a questa somma vanno aggiunti altri benefici: i buoni alimentazione; l’equivalente della nostra tredicesima, pagata a Natale, che per i lavoratori a salario minimo equvale a due mensilità extra, per gli altri lavoratori varia in funzione dell’anzianità; ad agosto è previsto un buono per le vacanze, equivalente a due mensilità extra. In sostanza un lavoratore con stipendio minimo ed i pensionati sociali al minimo, hanno uno stipendio annuo non inferiore ai 10.000 dollari, al cambio di 2,60 bolivares per dollaro. Negli ultimi dieci anni l’aumento del salario minimo è stato del 500%, praticamente doppio rispetto al costo della vita, all’inflazione registrata nello stesso periodo.
Oltre ai benefici diretti derivanti dagli aumenti salariali, in questi anni sono intervenuti altri benefici per i lavoratori: la gratuità dell’assistenza medica e la gratuità dell’educazione, fino ai massimi livelli di studio, ossia all’università ed agli studi post-universitari. Anteriormente era tutto a pagamento e le classi più povere erano totalmente escluse. Alla fine dello scorso decenio, in Venezuela il 70% della popolazione viveva in stato di povertà; ed il 35% versava nella miseria estrema. Oggi la miseria estrema è quasi del tutto scomparsa e la povertà è stata ridotta fortemente e probabilmente molto presto sarà solo un ricordo del passato.


6.   La lotta all’inflazione ed alla speculazione


La politca monetaria adottata ultimamente, che dunque prevede un bolívar più forte per le importazioni ed un bolívar piu debole per le esportazioni ha anche un’altra finalità: combattere l’inflazione.
Con l’avvento dell’attuale governo di Hugo Chavez, nel 1999, l’inflazione è progresivamente scesa. In Venezuela l’inflazone si aggirava attorno al 100% ed in alcuni anni è stata anche superiore al 100%, come nel 1996; oggi è attorno al 20%, ma è un valore ancora troppo alto.
Se in precedenza l’inflazione era dovura a scarsità di beni, quindi lo scarseggiare dei beni sul mercato faceva aumentare enormemente il prezzo, oggi la situazione è profondamente cambiata e la causa dell’inflazione è sostanzialemente la speculazione.
Dato che l’importazione dei beni è nelle mani di una ristretta cerchia di imprese e famiglie, queste decidono il prezzo al di fuori di ogni logica di mercato. Un piccolo esempio. Un’auto importata, ad esempio un modelo Ford del valore di 10.000 dollari, viene immessa sul mercato venezuelano ad un prezzo triplo; un TV LCD 32 pollici, marca Philipps, in Italia venduto a circa 350 euro, con IVA al 20%, in Venezuela prima della svalutazione di gennaio era venduto a non meno di 4.500 bolivares, pari a circa 1.500 euro, pur in presenza di una IVA al 12%.
Sul mercato venezuelano, se un bene è considerato di lusso, indipendentemente dal suo valore reale, i venditori gli applicano il prezzo che vogliono. E’ il caso del vino o del panettone. Una bottiglia di normalissimo vino da tavola venduto in Italia al supermercato ad uno o massimo due euro al litro, in Venezuela, essendo il vino prodotto di lusso, quella stessa bottiglia è venduto a non meno di 50 euro. Il prezzo non è dovuto ai costi di trasporto o eventuali tasse.
Un panettone, altro prodotto considerato in Venezuela di lusso, durante le ultime festività di Natale (quando il cambio bolívar-dollaro era ancora a 2,15) al duty free dell’aereoporto di Caracas (prezzo senza IVA) era venduto da 3 a 10 euro, secondo la marca, con il prezzo più alto spettante al “Tre Marie” ed il “Motta”, come più económico. Fuori l’aereoporto, in virtù della speculazione, il prezzo poteva arrivare fino a 60 euro! Presso il negozio “Dulcinea”, zona Candelaria a Caracas, un panettone “Tre Marie” era venduto a 180 bolivares, quasi 60 euro!
Altro aspetto esclusivo del mercato venezuelano riguarda l’adeguamento del prezzo di un prodotto locale a quello dell’equivalente importato, ossia la speculazione è tale che finisce per coinvolgere anche i prodotti locali. La nutella, ad esempio, prodotto importato ed immesso sul mercato venezuelano ad un prezzo non inferiore ai 9/10 Euro (nel mese di dicembre, prima della nuova política monetaria la confezione da 350 grammi era reperibile a 28/30 bolivares), ha un corrispondente prodotto venezuelano, il cui prezzo si suppone notevolmente inferiore, dato che la Ferrero, produttrice della nutella importa il cacao proprio dal Venezuela, ha dei costi di produzione notevolmente più alti (energía e mano d’opera italiana sono più alti rispetto a quelli venezuelani), a cui si aggiunge il trasporto transoeceanico del prodotto fnito. In conclusione il prezzo del prodotto locale che dovrebbe essere notevolmente inferiore finisce per essere lo stesso, se non superiore al prezzo del prodotto importato!
La speculazione, però, ha finito per coinvolgere non solo i prodotti importati, ma anche quelli nazionali e di primissima necessità, i cui prezzi vengono arbitrariamente aumentati.
Uno dei prodotti alimentari tipici del Venezuela è l’arepa, una sorta di panino fatto con farina di mais e riempito a gusto, ossia come meglio piace, dal formaggio, alla carne, ai frutti di mare.
In alcuni negozi, una arepa era arrivata a costare fino a 40 bolivares ed il prezzo medio non era mai inferiore ai 20/25 bolivares. Considerando che con un chilo di farina di mais, costo 2,7 bolivares se ne fanno una decina di arepe da 100 grammi ognuna e che se farcita con 50 grammi di formaggio o prosciutto ha un costo vivo inferiore ai 3 bolivares; si intuisce chiaramente l’enorme speculazione.
Il governo grazie alla politica monetaria, adottata a partire da gennaio, ha deciso di intervenire contro la speculazione. Nessuna misura repressiva, nessuna nuova legge; la lotta alla speculazione sarà condotta sulla base delle leggi di mercato. Grazie al surplus generato dalla manovra della política monetaria è intervenuto sul mercato aumentando i punti vendita dei prodotti di prima necessità, venduti direttamente dallo stato a prezzo controllato. 
Grazie all’acquisizione di una catena di supermercati, denominata “Éxito”, dove si vende di tutto, dai prodotti alimentari, agli elettrodomestici e mobili, che si aggiunge alle due catene statali già esistenti, “Mercal” e “Pdval”, si sta costruendo un’ampia rete di negozi denominati “Bicentenario”, capillarmente distribuiti sul territorio nazionale, comprese le baraccopoli. Specifichiamo che questa catena di negozi “Éxito” è stata espropriata, comunque dietro lauta compensazione, perchè gestita con criteri che definiré mafiosi è poco.
Intanto i proprietari di un’altra estesa e nota catena di supermercati (CADA), a capitale straniero, hanno offerto al governo la vendita della propra rete. Se anche questa rete dovesse essere inglobata, il venezuelano disporrebbe della più ampia rete di distribuzione a prezzi controllati.
In aggiunta, sempre nel settore alimentare, il governo sta aprendo una catena di negozi denominati “Arepera socialista”, una sorta di McDonalds venezuelano a capitale statale, in cui l’arepa è venduta a 5 bolívares. Il primo di questi negozi, è stato aperto in pieno centro di Caracas, con orario di apertura dalle sette di mattina alle sette di será.
Questo primo negozio ha avuto l’effetto inmediato di attirare migliaia di clienti. I ristoranti della zona che vendevano il piatto di pasta a 10/15 euro, le arepere che vendevano le arepe a 4/5 euro, le pizzerie che vendevano pizza a non meno di 10/15 euro (tutti prezzi fortemente superiori a qualsasi possibile prezzo giusto) per cercare di arginare la concorrenza dell’arepera hanno immediatamente smesso di aumentare i prezzi e per attiarre i clienti hanno cominciato a tirare fuori i menú a prezzo fisso attorno a 5/10 euro. La lotta alla speculazione sta avvenendo sul piano delle leggi di mercato: lo stato apre negozi dove vende i prodotti ad un prezzo giusto, senza rimetterci, finendo per costringere gli altri operatori presenti sul mercato ad adeguarsi, proponendo prezzi più giusti.


7.   L’assalto ai negozi


Nel momento in cui si annunciava pubblicamente la monovra che adeguava il cambio del bolívar, i negozi, soprattutto del settore elettrodomestici, venivano letteralmente presi d’asalto dal pubblico, convinto che l’indomani tutti i prezzi sarebbero aumentati del 100% ed oltre; e di fatto i commercianti, la será stessa dell’annuncio della manovra, stavano inziando a rimarcare i prezzi. Sia per motivi di ordine pubblico, sia per impedire che i negozianti disonesti rimarcassero i prezzi dei prodotti, la cui pratica è proibita per legge, è dovuto intervenuto l’esercito: davanti ad ognuno di questi negozi erano presenti uno o più militari a preservare l’ordine pubblico.
Dopo l’assalto inziale e lo svuotamento dei negozi, a circa tre mesi di distanza dell’entrata in vigore della manovra, i prezzi dei prodotti che avrebbero dovuto aumentare non mostrano segni apprezzabili di aumento. Anzi, in virtù dei più stretti controlli sugli importatori a cui lo stato fornisce i dollari al cambio previsto di 4,30, alcuni prodotti mostrano prezzi in calo. Il TV 32 pollici venduto prima di gennaio a 4.500 Bolivares, equivalenti a 1.500 euro al cambio anteriore, oggi costa anche meno di 4.000, ossia al cambio uffciale di circa sei bolivares per euro, costa oggi 700 euro; ancora troppo rispetto ai prezzi italiani ed occidentali, ma meno rispetto a due mesi fa.
Il governo, dunque, entrando direttamente nella distrubuzione dei prodotti, soprattutto alimentari e di prima necessità sta facendo concorrenza ai distrubutori tradizionali che aumentavano il prezzo a loro discrezione. Ciö è stato possibile grazie a questo surplus di introiti generato dall’adozione di una política monetaria che introduce una valuta nazionale debole per le esportazioni ed una moneta forte per le importazioni.


8.   A chi giova la manovra?


In sostanza, questa política monetaria favorisce soprattutto le esportazioni, ma anche le importazioni dei beni di prima necessità e scoraggia le importazioni dei beni che non rietrano tra quelli essenziali.
In realtà, il Venezuela è un paese che vive dell’esportazione di materie prime, a partire dal petrolio; le materie prime, però, sono tutte in mano statale ed il prezzo di tali prodotti è in dollari e dipende da ben altre variabili. Oltre il 90% delle esportazioni del Venezuela è di natura statale. Questa manovra, che potrà anche favorire una nascente industria privata esportatrice di altri prodotti, al momento favorisce soprattutto lo stato, che si ritova a gestire un surplus di denaro.
Indirettamente, favorisce soprattutto le classi più povere, in quanto come descritto sopra, stanno ottenendo benefici di varia natura: aumento dei salari e diminuzione dell’inflazione, attraverso la lotta alla speculazione.
Anche le classi medie ed alte ovviamente godono di questi stessi benefici a livello interno. Invece, chi effettua viaggia all’estero, o è abituato a comprare all’estero, magari tramite Internet, è penalizzato. Mentre sulle classi ricche, una ristretta minoranza, alla fine un aumento anche del 100% non incide molto, chi realmente è penalizzato è quella fascia di classe media abituata a viaggiare all’estero, una o più volte all’anno.
In ogni caso anche se il costo di un viaggio all’estero è raddoppiato, in realtà questo aumento è compensato dai benefici che gode internamente grazie all’aumento dei salari, alla riduzione dell’inflazione ed all’incremento dei servizi gratuiti (educazione  e sanità).
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(1) Ipotesi ispirata all’esempio proposto da Informazione scorretta, Url: http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/03/meglio-moneta-forte-o-debole-yuan.html

1 commento:

  1. Bisogna partire dal fatto che il Venezuela non importa ne esporta in bolivar ma in altre valute: dollaro o euro. Per questo non si può parlare di surplus. Anche perché non è che gli altri Stati sono scemi e accettano il doppio cambio, che è solo interno.

    Il Venezuela esporta praticamente solo petrolio il cui prezzo è fissato in dollari sui mercati internazionali. Per cui le sue entrate in dollari sono esattamente le stesse di prima, semplicemente li converte in più bolivar (ma è un semplice giochetto visto che potrebbe farseli stampare dall banca centrale che controlla).

    L'unico effetto della manovra si ha quindi sulle importazioni che costeranno di più. Semplicemente con il doppio cambio mette una tasssa implicita su certi beni (quelli con cambio maggiorato).
    Il fatto che i prezzi di un TV non siano cresciuti è indice di un'economia non libera. Se il commerciante venezuelano prima comprava il TV giapponese a 100 e ora lo paga 120 bolivar, è chiaro che debba aumentare il prezzo a cui lo rivende. Se non succede vuol dire che il commerciante salta e viene sostituito da un distributore statale che tiene artificiosamente i prezzi bassi.

    Ma tuttociò alla fine distrugge ricchezza. In pratica il Venezuela, che con il petrolio che si ritrova potrebbe vivere benissimo, sta sprecando questa risorsa. Tra 20 anni quando il petrolio sarà meno e magari anche meno importante, il Venezuela avrà perso la sua gallina dalle uova d'oro e non avrà costruito alcuna alternativa. Insomma, come per gli italiani di oggi, i venezuelani di domani pagheranno caro gli errori di oggi.

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