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30 dicembre 2009

«L'IMPERO E' IN CONFLITTO CON I POPOLI DEL MONDO»


di Alberto Müller Rojas
Il generale Alberto Müller Rojas cha chiarito che non parla come portavoce del Partito Socialista Unito del Venezuela o del Presidente Chávez. Lo fa come referente nazionale. Per anni ha studiato le nuove dottrine di guerra. Ha scritto un documento che ha inviato a Miraflores ed il prossimo 10 dicembre darà, come ospite d’onore, una conferenza nella Forza Aerea.
Müller afferma che il conflitto in Colombia non ha un carattere binazionale. Si tratta di una crisi tra l’impero, inteso come entità che si basa sul complesso militare industriale, che non è nordamericano ma transazionale, ed il potere costituente organizzato in tutti i paesi che si oppongono a questa forma di dominazione globale.

Senza un meccanismo di diritto internazionale per la risoluzione dei conflitti, l’impero vive delle situazioni di crisi. Le probabilità che un conflitto scoppi in Medio Oriente, in America del Sud, o in qualsiasi altra zona del pianeta, sono aperte. Müller Rojas afferma che il Venezuela lo affronta dalla prospettiva che stabilisce la Costituzione Nazionale che definisce il Venezuela come un territorio di pace, con le sue potenzialità interne di difesa e con gli accordi che mantiene con gli altri paesi.

Il ministro della Difesa colombiano ha detto che la prima priorità del suo paese è evitare la guerra e la seconda è vincerla.
Chávez potrebbe dire la stessa cosa. A mio parere, siamo caduti in una trappola, perché abbiamo cercato di porre un problema che è bi-sicurezza nazionale come un problema dello Stato venezuelano. No. La minaccia alla pace, alla sicurezza è planetaria, è globale, tra le altre cose, perché lo Stato liberale, così come si concepiva, ha smesso di esistere da quando si è concepito il diritto all' ingerenza. Vale a dire, il diritto che si arrogano gli organismi internazionali di intervenire, per esempio, nella situazione interna dei paesi mediante le cosiddette forze di pace. Sancito nell' OEA con l' applicazione della Carta Democratica e dell’ONU con il diritto che ha il FMI, se necessario, di intervenire nelle finanze interne di qualsiasi paese. A cui si aggiunge il fatto che anche la tecnologia ha reso perfettamente permeabili i confini, che era ciò che definiva lo Stato. Lo Stato liberale ha cessato di esistere istituendo uno Stato mondiale, controllato da un apparato globale.
Ma questo stato globale non ha nessuna giurisdizione in Venezuela.
Ah, non ha avuto giurisdizione? E chi ha stabilito il Consenso di Washington qui?
Ma c'è attualmente?
Attualmente no.
Si tratta di un conflitto tra lo Stato globale ed il Venezuela?
No, il conflitto è con tutti i paesi che rifiutano questo Stato globale.
I paesi dell’ALBA?
No. La Cina. I paesi europeisti guidati dalla Germania e Francia della Unione Europea, la Federazione Russa, i paesi del Medio Oriente, tutto il gruppo dei paesi che rifiuta l’impero come forma di ordine internazionale. L’impero diretto dalle istituzioni sovranazionali che lo guida.
E la Colombia che ruolo svolge in questo Stato globale?
Lo stesso che gioca qualsiasi altro stato, compresi gli Stati Uniti.
Qual è questo ruolo?
Gli Stati in quanto tali, non giocano nessun ruolo perché hanno abdicato alla sovranità, caratteristica dello Stato, in favore di organismi del potere costituito, che sono gli organismi sovranazionali. L’impero non è gli USA. Leggi Negri (L’Impero, libro scritto a quattro mai con Michael Hardt). L’impero è un' entità senza territorio e senza tempo che, si suppone, comprenda tutti gli attori con potere nel sistema internazionale, per il quale ha dovuto promuovere uno stato di Diritto che permetta la risoluzione dei conflitti. Tale impero è in debito con questa assunzione di responsabilità. Quindi, l’impero vive della crisi, delle situazioni di crisi. Perché? Perché l’impero si basa come dice Mészáros, sul complesso industriale militare e sul suo centro di integrazione, che non sono più gli USA, ma è transnazionale. Non esiste paese al mondo dove il complesso industriale militare non agisce come elemento catalizzatore dell’impero.
Se la realtà è più globale, con due blocchi di paesi…
Non ci sono due blocchi di paesi, perché in tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, c’è gente che rifiuta l’impero.
Quindi come si pone il conflitto con la Colombia?
Non abbiamo nessun conflitto con la Colombia, ragazzo. L’impero è in conflitto con i popoli del mondo, minaccia la pace dei popoli del mondo. Il conflitto non è bilaterale, non è con la Colombia.
È con gli USA?
No, è con l’impero. L’impero è un' istanza senza territorio e senza tempo. È un' istanza virtuale, un' istanza che sostiene ciò che Lenin chiamò l’imperialismo. Cioè il dominio del mondo attraverso gli oligopoli, i monopoli e il capitale finanziario internazionale.
Come si pone il conflitto del Venezuela con questo impero?

Il Venezuela non è in conflitto con questo impero.

Vale a dire che non esiste nessun conflitto?
Si, esiste il conflitto.
Qual è?
Il conflitto che l’umanità ha di fronte alla minaccia permanente della guerra e di fronte alla minaccia contro il diritto alla pace. È un conflitto che riguarda l’umanità. Non è un conflitto del Venezuela, né di Israele, nè di Hamas, no. È un conflitto che minaccia la pace del mondo in modo permanentemente.
Lei ha affermato che l’impero vive di crisi.
Sì.
Questa crisi è regionale o con la Colombia?
Questa crisi non è solo qui, ragazzo. Che cosa sta succedendo in Medio Oriente? Che cosa sta succedendo con la Corea del Nord? Che cosa sta succedendo con la Cina? Che cosa sta succedendo con la Federazione Russa e il dispiegamento missilistico? Queste non sono crisi? Tutte sono crisi. Vive di crisi. E questa è una crisi in più… di questa crisi. Si tratta di un' ulteriore espressione di questa crisi.
Per tentare di ubicarsi un po’ geograficamente, come si prospetta questa crisi per i venezuelani?
E' qui dove c’è il problema che chiamo l' inerzia delle vecchie concezioni. L' inerzia della modernità. Tu stai vedendo il mondo da una prospettiva che non è quella che esiste oggi. Tu stai pensando che esista uno Stato liberale sovrano. Pensi di poterti ubicare geograficamente e poter dire di non essere coinvolto? Immagina che possa verificarsi un' escalation di questa crisi e che vengano usate armi nucleari. Credi che non ne saresti coinvolto? Questo è un presupposto, al contrario, lo stato di pre-guerra di cui ha parlato l’ex presidente colombiano Ernesto Samper non è una ipotesi, è una realtà. Non è vincolante, non è determinato. Tuttavia i continui test nucleari riguardano tutta l’umanità nel suo complesso poiché stanno aumentando i livelli di radioattività in tutto il mondo. Il cancro è aumentato colpendo senza distinzione di razza o religione. Se tu non hai la consapevolezza di questo non dipende da me! Ma è la realtà e le conseguenze ricadono su tutto il mondo. Ci stiamo rischiando l’esistenza della vita sul pianeta, e naturalmente la prima vita che si va ad estinguere come si estinsero i dinosauri, è quella dell’essere umano.
Come si fa ad individuare il nemico in questo conflitto? Chi è il nemico? Chi è l’avversario?
Così come non è possibile ubicare l’impero né territorialmente né temporalmente, non è nemmeno possibile individuare il tipo di avversario che loro identificano come terrorismo ribelle, perché nemmeno questo ha spazio e tempo.
Quindi, come avviene la guerra?
Si cercano obiettivi fisici concreti. Che cercano i cosiddetti terroristi contestatari? Le Torri Gemelle e il Pentagono. Negli USA ci sono 380 gruppi terroristi che avevano già precedentemente attentato contro le Torri Gemelle. Questo ci mette di fronte ad una nuova realtà nel mondo che è l' ingovernabilità.
Lei è militare, mi dica: come si fa la guerra?
Attaccando obiettivi fisici e specifici.
E il Venezuela potrebbe essere uno di questi obiettivi?

Potrebbe esserlo, come sono stati obiettivi fisici l' Iraq ed l' Afghanistan.

In che momento potrebbe accadere?
Il paradigma attualmente è possibilista non determinista. Nulla è determinato. Esistono migliaia di possibilità.
E come ci prepariamo alla guerra?
Non noi. Così come loro hanno previsto il potere costituito, rappresentato attraverso il mercato globale e questa è la cultura che prevale oggi, dobbiamo pianificare bene e questo è il senso della convocazione alla V Internazionale Socialista. Il problema assume dimensioni globali e non è una questione tra due nazioni.
A cosa servono i 300 carri armati che Chávez ha comprato dalla Russia? A cosa serve l’accordo militare che il Venezuela ha stipulato con l’Iran? A cosa servono le basi militari in Colombia?
Servono allo stesso scopo delle 780 basi militari che gi USA hanno in tutto il mondo e le sei flotte che hanno dispiegato in ognuno degli oceani. Per poter intervenire dove ritengono che possa favorire i loro interessi imperiali, non gli USA, ma il complesso militare industriale. Per questo gli servono. Per aumentare le forze di mobilità strategica.
Per cosa ci servono i 100.000 Kalashnikov? La riserva militare? I carri armati?
Giustamente per partecipare, nel caso che fossimo oggetto di attacco, in difesa della sovranità dello Stato socialista, che va ad essere parte di un' Internazionale Socialista.
Quanta gente lei crede sia cosciente di questa realtà nel paese?
Non so quanti, ma molto pochi. Questa è una delle falle che ha avuto il sistema politico, tra le altre cose, perché come ho detto all'inizio, siamo caduti nella trappola che ci ha fatto vedere il problema come se fosse una questione binazionale.
Come faremo a difenderci se non siamo neppure consapevoli di questa realtà?
Con i meccanismi che stiamo creando. Di questi il più importante, ribadisco, è la convocazione alla V Internazionale Socialista.
Visto in questo modo sembra un' Internazionale Socialista della Guerra.
No, della pace, perché l Internazionale Socialista, dalla prima, nel 1864, se ricordo bene, è sempre stata orientata verso la pace. Rosa Luxemburg era del parere che la guerra era un modo di mettere il proletariato contro il proletariato, di dividere il proletariato a beneficio del capitale e dell' industria delle armi.
E questo ciò che sta accadendo?
Questo è ciò che sta accadendo. L’impero non esiste senza il complesso industriale militare, come sottolinea Mészáros.
Lei ha affermato che c’è stato un errore nel sistema politico nell' affrontare questo problema. Come si corregge questo errore?
Con l' informazione. Sto elaborando un testo che andrò a presentare il prossimo 10 dicembre nell’Auditorium della Forza Aerea.
Perché non lo presenta nel PSUV?

È già stata presentato. Non in termini generali. Il Ministro dell’Interno, del quale sono consigliere, ha una copia di quello che ho elaborato fin' ora e che non ho ancora finito.


Perchè non ci anticipa qualcosa al riguardo?

Sono gli stessi concetti che vi sto illustrando adesso. Ovviamente sostenuti con riferimenti da parte di esperti.

Fonte:
http://www.aporrea.org/actualidad/n146605.html

3 commenti:

  1. Alba cara,
    il mio commento del 27 dicembre voleva essere un sincero complimento per te e , naturalmente per tutti i tuoi collaboratori.
    Troppo importante il vostro lavoro per trovare parole adatte a descriverlo!
    Ho imparato più cose leggendo gli articoli da voi proposti che da anni di scuola e di letture.
    L'Alba (moneta) non si vende al diavolo (Wall Street) e Alba (Kahn) non si è mai venduta al pensiero unico (diavolo) che ci ruba la criticità e la bellezza della diversità, che vuole appiattire la ragione cancellando anche l'anima.
    Un immenso grazie, una vagonata di auguri per un nuovo anno illuminato sempre dalla luce di una splendida Alba.

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  2. Grazie Alina,
    questo è il miglior complimento che potessi ricevere, visto che il blog è nato per diffondere ciò che non viene mai detto o deto troppo poco!
    Ti auguro un felice 2010

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  3. interessante intervista, anche se non è chiaro se il riferimento a Toni Negri sia strategico (se il generale creda a quella, a mio avviso, strampalata teoria) o tattico (se il generale intende servirsene per fini politici, strategici e militari)
    SD'A

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