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18 novembre 2009

MORTI IN DIRETTA, SOFFERENZA IN DIFFERITA


di ©Paco Roda

Sono cifre che lacerano, che spaventano, anche se quasi nessuno si commuove. Al massimo, gli acrobati del sentimento, i frigidi della ragione o i nostalgici dell’infortunio. Come se la disgrazia e Caronte fossero compagni ben abbinati di un viaggio verso l’ignoranza o l’impunità assoluta. Sono i numeri della vergogna meglio portata da questa Europa che è troppo superba per arrendersi all’evidenza. Numeri che nascondono la radice quadra dell’infinita sofferenza, serie incatenate di logaritmi di avversità e biografie malfatte il cui guadagno emozionale aumenta le cifre dell’audience. Cifre incorporate alla statistica altisonante e a discolpa del buonismo interculturale, cifre di scandalo per una società amnesica e auto compiacente. Vite e morti narrate in diretta ma sentite in differita. Morti nei confini dell' inclemente verità, quella che rimbomba senza eco. Perché lì, ai confini dei mari, nelle periferie dei deserti, nei bordi più affilati delle frontiere della soddisfazione, si muore giorno dopo giorno senza lasciare traccia. E non succede nulla. Appena una lacrima di sangue congelata nella notte del deserto.

Sono i numeri in rosso dell’eccedenza, di
quel mondo amaro e duro che espelle 160 milioni di immigrati che giungono qui per pulire i culi dei nostri nonni, per alzare le nostre case o raccogliere la frutta che dopo mangiamo. Sono i numeri della povertà meglio nascosta e truccata del mondo che sa solo gestire la sua crisi. Ed è che le frontiere di questa Europa amnesica e fastosa che ha festeggiato 20 senza muro, sono state chiuse e sbarrate per coloro che sopravvivono col corpo alle intemperie. Perché tra loro e noi c’è un spazio immenso. Io mi posso muovere da Bilbao a Dakar per 380 euro. Mi basta una carta d’identità e 7 ore di volo. Ibrahima ha avuto bisogno di quattro mesi per attraversare il deserto, 10 giorni struggendosi nell’ Atlantico e 4000 euro di debito con il pirata che ha dato prezzo alla sua avventura. Ancora sta pagando quell’ipoteca senza euribor ma con un alto prezzo sulla sua testa.

Quel viaggio, quello dell’immigrazione, si chiude con numeri in rosso. Sono le cifre date dall’
Osservatorio sulle vittime dell’emigrazione. E dal 1988, cioè, un anno prima che cadesse il muro, fino ad oggi, sono morti 14.714 immigrati che cercano di raggiungere i confini dell'Europa. Di loro, 6.344 giacciono in fondo al mare, in quel Mediterraneo di cui cantò Ovidio, che ha affascinato Omero e che tanto ha sedotto Llach. Dall’altra parte, 4.445 uomini e donne che un giorno hanno abbandonato le loro famiglie in Marocco, Argelia, Mauritiana e Senegal, terre di fuoco e sale, di sabbia e vento, sono morti nella lunga traversata del deserto cercando di arrivare al Regno di Spagna attraverso le isole Canarie. Precisamente in quel paradiso di pensionati nordici abbronzati da un amichevole sole che dolcifica il loro perfetto futuro. Ed è che mentre loro cercano un luogo dove cadere vivi, ogni anno la sfolgorante Parigi-Dakar gli sbatteva in faccia la sua potenza tecnologica sotto forma di competizione verso un niente senza senso. Le loro insignificanti biografie, marcite nelle periferie del cuore dell’ Africa, appena causeranno qualche lacrima. Al massimo un prolungato e lontano sospiro che uscirà dal quell' insignificante 0,7 % penitenziale.

Non lontano da lì, nel Canale della Sicilia, sono morte 4.100 persone tra le coste della Libia, Tunisi e Malta. Il 10 agosto 2007 furono riscattati 14 cadaveri dall’ equipaggio di una nave di lusso, il
Giulio Verne, che raccolse anche 12 naufraghi alla deriva. La notizia posteriore non fu il dramma dei naufraghi ma la solidarietà mostrata dai turisti e la commozione che questo ha teoricamente implicato per le loro vite. C’è chi dà di più in questo spettacolo mediatico al servizio di una morale priva di polvere e paglia?

Non poche morti ci sono state anche negli insospettabili nascondigli che la povertà è capace di inventare. Santiago Alba Rico, forse l’intellettuale spagnolo più lucido e compromesso con l’attuale e sporca realtà culturale spagnola, ha detto che
i turisti quando viaggiano sono pecore, gli immigrati avventurosi, noi siamo comici nei nostri viaggi e loro epici nei loro spostamenti, i turisti visitiamo, gli immigrati viaggiano, i turisti sono esseri anonimi, gli immigrati concrezioni individuali. Qui c’è la differenza. Ed è un bisogno epico dello spostamento nel capitalismo di ultima generazione e globale quello che ha provocato che, almeno dal 2000, siano morti per asfissia, nascosti nei camion, 357 persone schiacciate dal peso della carica o a causa di incidenti in Albania, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Ungheria. Che 300 persone siano morte affogate nei fiumi che fanno da frontiera tra la Croazia e la Bosnia, Turchia e Grecia, Slovacchia e Austria, Slovenia e Italia. Che altre 112 persone siano morte congelate cercando di attraversare le montagne delle frontiere della Grecia, Turchia, Italia e Slovacchia durante i rigidi inverni scorsi. Il Canale Della Manica accoglie non pochi cadaveri, 30 persone sono morte a Calais cadendo nelle rotaie dell’eurotunnel che unisce le rive della Francia e dell’ Inghilterra. La lista segue come se l’infinito non si sciogliesse: 217 persone, tra le quali si sa che c’erano donne e minori, sono stati uccisi dai militari della Turchia, Grecia, Francia, Germania, Gambia, Egitto, Sahara Occidentale, Libia, Spagna e l’antica Iugoslavia. Nel frattempo, la fiammante Dichiarazione dei Diritti Umani che chiede l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani si stropiccia impassibile. O guarda da un’altra parte.

Ogni anno, la società nordamericana ricorda a New York i suoi morti delle Torri Gemelle. Ancora questa società di facili ricordi e memorie deboli, sta aspettando che le capitali europee evochino i mille di immigrati morti cercando di arrivare alle sue frontiere scappando dal terrorismo globalizzato del capitalismo attuale. Come dice il teologo Fraz Hinkelammer,
quelle migliaia di morti che giacciono nell’anticamera dei nuovi campi di concentramento e deserti in Europa e nel nord d’ Africa sono, senza alcuna esagerazione, il nuovo genocidio strutturale di questa società alla deriva.

Fonte:
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=95180

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di
Vanesa

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4 commenti:

  1. Caro Paco Roda,cosa dovra' ancora succedere in Italia oltre pr es al fatto che la Gente oramai non gira piu' la sera a causa della delinquenza EXTRACOMUNITARIA,quanti Immigrati dovranno ancora invadere l'ex nostro territorio(15.000.000 attualmente) PERCHE' LA TUA TESTOLINA STEROTIPATA POSSA CONCEPIRE DOVE STIAMO ANDANDO E I TUOI OCCHI VEDERE DOVE GIA' SIAMO ??????????????????????????????????????????????
    GUIDO Pisa

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  2. Guido Pisa
    Se l'europa e gli usa non andassero a rubare a casa di questa gente, forse avrebbero di che mangiare e non verrebbero qui per elemosinare i ns avanzi.
    Per quanto riguarda la criminalità "extracomunitaria" potremmo pazzare nelle strade Rosa&Olindo, mario Alessi&Conserva, Pietro Maso, Ferdinando Carretta, Luigi Chiatti, Angelo Izzo....magari potremmo mandarli a casa TUA così ti senti più al sicuro!

    Lorenzo

    RispondiElimina
  3. Dato che da noi ci sono gia'

    Rosa&Olindo, mario Alessi&Conserva, Pietro Maso, Ferdinando Carretta, Luigi Chiatti, Angelo Izzo....(prima dei 15.000.000 di Nuovi Italiani...)

    non mi mi sembra il caso di peggiorare la situazione...

    RispondiElimina
  4. Senti caro "anonimo" se non vuoi peggiorare la situazione tornatene allo zoo (però scusati con gli animali, per la tua presenza!)

    Lorenzo Manna

    RispondiElimina

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