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21 novembre 2009

COPENAGHEN NON INVERTIRA' IL CAMBIAMENTO CLIMATICO



di Jubenal Quispe


Da decenni,
scienziati “pazzi” e attivisti “apocalittici” annunciano quello che sarebbe successo se non si surclassava il modello di vita della “civiltà” occidentale. Ma l’avarizia di alcuni pochi ha potuto di più della sensibilità per il destino del pianeta. Il desiderio di guadagno in un certo senso ha avuto la meglio sulla sussistenza della vita.

Un bambino scalzo e piagnucolante contempla impotente la sua squallida mucca moribonda per terra, il cui sguardo, fisso verso la sorgente (quasi senza acqua) alla quale non è potuta arrivare.
Migliaia di chilometri sul livello del mare, un uomo dal viso segnato dal sole e dall’aria e dita quasi senza unghie, ammira il tramonto ardente, e con il suo sguardo afflitto ci dice: bisognerà fuggire da qualche parte, perché la pioggia non ritornerà. Queste non sono due immagini dell’ Africa Sahariana. Sono sgarranti realtà che stanno accadendo in Bolivia, quinta potenza mondiale di riserve di acqua dolce registrate.

Mentre succede questo, scienziati altamente qualificati dell' ONU, sul cambio climatico, ci annunciano i primi frutti delle loro ricerche in Bolivia: meteo irregolare,
ritiro forzato dei ghiacciai, siccità, desertificazione, foreste, ecc. Questo lo sappiamo da tempo a causa dalla nostra esperienza quotidiana.
Allo stesso tempo, i leader del mondo si “preparano” per la 15° Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si terrà a Copenaghen dal 17 al 18 dicembre di quest'anno. In questo iper-evento pubblicizzato cercheranno di negoziare quanta spazzatura (gas contaminanti) in più buttare nell’atmosfera, i criminali del pianeta. Inoltre, ai paesi poveri e meno criminali diranno per quanti dollari puliranno i loro boschi dalla spazzatura che altri emettono.

Copenaghen non toccherà le cause dell’inferno globale, embrione della modernità.
Nè tanto meno renderà giustizia alle vittime che oggi guardiamo verso tutti gli orizzonti per fuggire dalla pazzia climatica.

Da decenni, scienziati “pazzi” e attivisti “apocalittici” annunciano quello che sarebbe successo se non si superava il modello di vita della “civiltà” occidentale. Ma l’avarizia di alcuni ha potuto più della sensibilità sul destino del pianeta.
Il desiderio di guadagno in un certo senso ha avuto la meglio sulla sussistenza della vita. E qui siamo: intrappolati in un circolo vizioso di ripercussione immediata. Siamo pericolosamente ignoranti della nostra stessa ignoranza e poche volte riusciamo ad avere una visione globale delle cose.

Abbiamo e stiamo abusando della Madre Terra (gli andini la chiamiamo Pachamama), che comincia a ribellarsi e minaccia alzando la sua temperatura ai livelli che ha avuto cinquant’anni fa. La Terra, come un superorganismo vivo, controlla la sua temperatura come qualsiasi essere vivente in funzione del suo benessere, e lo fa da quando è cominciata la vita, più di tre mila milioni di anni fa. Ma, infelicemente gli esseri umani, vittime dell’inganno delle filosofie umaniste, si sono autoproclamati signori della Terra e l' hanno ferita a morte.


Quello che è più insolito è che sapendo che il clima impazzisce, che la Pachamama è ferita a morte e che comincia la vendetta della Terra, persistiamo con i “panni d’acqua fredda” come grande soluzione alla
sconfitta verso la quale ci incamminiamo. Abbiamo assunto come panacea l’invenzione interessata delle società soddisfatte e energivore dello “Sviluppo Sostenibile” (crescita economica, benessere sociale e tutela ambientale, senza colpire le generazioni a venire) quando sta dimostrando l’insostenibilità del sistema – mondo- capitalista del progresso. Avere fiducia nello sviluppo sostenibile è come sperare che un malato di tumore ai polmoni si curi semplicemente fumando di meno. O come i marinai che bruciano la legna delle loro navi per proteggersi dal freddo. Se non ci prendiamo cura della Madre Terra, lei si prenderà cura di se stessa facendo in modo che noi non saremo più i benvenuti.

Ci siamo avvicinati a uno di quei punti di svolta
, ed il nostro destino è simile a quello dei passeggeri di un piccolo yacht che navigano tranquillamente accanto alle Cascate del Niagara senza rendersi conto che il motore è sul punto di rompersi. Di fronte a questa situazione è nostra responsabilità denunciare che gli accordi di Copenaghen (come saranno) non saranno altro che vandalismo organizzato in nome di una ideologia suicida e ecocida. E per giustizia dobbiamo esigere ai principali criminali del pianeta il pagamento del debito ecologico. Solo così il bambino contadino del Chaco Boliviano, adesso quasi senza bestiame, e l’agricoltore andino, senza piogge e senza orizzonti, potranno sopravvivere un po’ di più. Ma perché Madre Terra riacquisti il controllo della sua temperatura, è urgente superare non solo il modello del capitalismo selvaggio e dello sviluppo sostenibile (ambi fondati sul mito del progresso infinito), ma pensare anche all’ energia nucleare(*), la vita rurale ed il consumo rispettoso come alternative inevitabili. A questo punto penso che noi siamo i tossicodipendenti che moriranno, se continuiamo con la nostra droga (mito del progresso), ma moriremo comunque se la lasciamo di colpo. Quello che resta è la ritirata sostenibile, come dice J. Lovelock.

Fonte:
http://www.ecoportal.net/content/view/full/89671

Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

(*) Ringrazio Vanesa per la sua sempre preziosa collaborazione e per aver segnalato questo articolo che è un'ottima critica al sistema che ha portato all'attuale situazione (critica) del pianeta, però non lo condividiamo per ciò che riguarda l'energia nucleare, che Vanesa ed io reputiamo come un male ulteriore per questo pianeta. Vanesa ha chiesto spiegazioni al sito Ecoportal, per quella frase "fuori dal clima" dell'articolo, la redazione ha risposto che nonostante non fossero d'accordo nemmeno loro con quella parte, l'articolo meritava attenzione, ed è quello che pensiamo anche noi (Alba Kan).

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