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14 ottobre 2009

IL "CAMBIAMENTO CLIMATICO" DEI MAIALI

di Silvia Ribeiro 
Mentre il pianeta continua a riscaldarsi ed il caos climatico cresce, le negoziazioni sul tema nelle Nazioni Uniti vanno di male in peggio. Riuniti ad inizio ottobre a Bangok, Tailandia , per discussioni che preparino alla quindicesima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (che ci sarà a dicembre a Copenhagen) l’ambiente non potrebbe essere più teso o più caldo, in tutti i sensi.

Un esempio di quanto perverse potrebbero essere le proposte in questo ambito: la metà dei progetti che il Messico mostra nella Convenzione del Cambiamento Climatico come “sviluppo pulito” e come “soluzione” per mitigare l’effetto serra sono fattorie di allevamento industriale di maiali! Anche se potrebbe sembrare fantascienza, una di queste è la Fattorie Carroll in Messico, famosa nel mondo per aver creato nelle sue fabbriche puzzolenti di maiali il virus dell’influenza suina. Le acque, il suolo e l’aria intorno alle sue installazioni sono gravemente ed impunemente inquinati, i contadini e la popolazione della zona vivono ammalati e quando protestano per i loro diritti, vengono oppressi e portati in tribunale. Ma nelle Nazioni Unite, le fattorie Carroll, con l' appoggio ufficiale, si presentano come “soluzione ambientale”. Come è possibile una situazione così grottesca?


Una delle trappole peggiori che hanno accompagnato il Protocollo di Kyoto (parte della Convenzione sul Cambiamento Climatico) è che i governi hanno accettato che invece di ridurre effettivamente le emissioni di gas che causano l’effetto serra alla fonte, i paesi del Nord e le aziende che lo producono maggiormente possono pagare gli altri (che hanno meno emissioni) per continuare ad inquinare, sia attraverso di fondi controllati dai governi, sia attraverso i mercati privati del carbonio. Questo non migliora il cambiamento climatico ma ha permesso nuove fonti d’affari e di speculazione finanziaria con mercati primari e secondari per i crediti di carbonio. Peggio ancora , i chiamati “condotti di carbonio” con i quali le aziende comprano i loro diritti per inquinare, sono attività lucrative
per le stesse o altre grandi multinazionali, come nel caso delle estese piantagioni di monocoltivazioni di alberi, con enormi impatti ambientali e sociali.

Una forma di questo mercato perverso è quello chiamato "Clean Development Mechanism (CDM)" che esiste nella Convenzione sul Cambiamento Climatico. Si basa sul compensare le aziende che “evitano” l' ipotetica emissione futura di gas ad effetto serra. La maggior parte dei progetti del CDM favoriscono aziende terribilmente inquinanti e dannose per l’ambiente, perché il risarcimento è dato in base alla produzione più sporca senza aver presentato il progetto. Questa contabile non tiene conto ciò di cio che è realmente necessario: che questo tipo di produzione deve sparire. Esistono opzioni realmente “pulite” e sostenibili, in questo caso, la produzione agricola e l’allevamento contadino, non centralizzato e su piccola scala.


Il progetto CDM delle Fattorie Carroll è un' azione aziendale congiunta di questa (proprietà della transnazionale Smithfield, la più grande produttrice globale di maiali, ma si presenta come controparte del Messico), Cargill Internazional SA, dalla sua sede svizzera, e Ecosecurities Ltd del Regno Unito. Quest'ultima è una società multinazionale con legami commerciali e crediti di carbonio.


L’attività del progetto è il “recupero del metano” (un importante gas ad effetto serra) sostenendo che esso produrrà biogas per generare elettricità, con parte del metano che viene emesso nelle immense ed inquinanti lagune di escrementi di maiali. Il progetto è minimo relazionato alle emissioni e gli altri impatti delle Fattorie Carroll, e giustifica la produzione industriale, dato che per catturare la quantità di gas presunta, gli animali devono essere concentrati e l’escremento deve essere liquido. I gas emessi dall’escremento del bestiame, se non fossero confinati e in quantità enormi, sarebbero inferiori e neutri, perché la materia fecale di animali in aperta campagna, si secca ed è assorbita in forma naturale dal suolo, servendo inoltre come fertilizzante che favorisce la crescita del pascolo che assorbe e trattiene il carbonio.


Al contrario, la logica delle Fattorie Carroll e delle altre aziende dell’allevamento industriale di animali è che bisogna pagarli per i problema causati da loro stessi.
Qualcuno pensa che così si potrà affrontare il cambiamento climatico? I governi neanche. Alcuni, come la Bolivia e altri dell’Alba, dicono che la situazione è troppo grave e non tollerano altre farse. Esigono una riduzione drastica delle emissioni e il riconoscimento del “debito climatico” storico delle multinazionali e dei paesi del Nord. Ma i paesi del Nord e molti del Sud, come il Messico, continuano a discutere sui meccanismi del mercato ed anzi vogliono perfino aumentarli, includendo nel prossimo protocollo l’agricoltura industriale nella sua totalità, non solo dell’allevamento. Così la devastante monocoltivazione di OGM, come la soia nei paesi del Sud dell’America Latina, potrebbe essere sovvenzionata da questo meccanismo di sviluppo così sporco.

Anche se la lotta è impari, molte organizzazioni della società civile e movimenti sociali stanno denunciando la situazione e si preparano per manifestare in molti modi, in modo parallelo al Summit di Copenaghen.

Il motto che li riunisce è “Giustizia climatica adesso!”.


Fonte:
http://www.jornada.unam.mx/2009/10/10/index.php?section=economia&article=027a1eco

Tradotto per Voci Dalla Strada da
Vanesa

1 commento:

  1. Hanno fatto un grande salto di qualità: dal prosciutto alla mxxxa!

    Salutoni.

    RispondiElimina

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