Sostieni la ricerca sulle polveri sottili

22 settembre 2009

FAME: IL DILEMMA DEL SISTEMA CON IL "SURPLUS DI POPOLAZIONE"



di Manuel Freytas

Per l’Onu con “meno dell’ 1% dei fondi economici utilizzati dai governi capitalisti centrali per salvare il sistema finanziario globale (banche e aziende che hanno scatenato la crisi economica), si potrebbe risolvere la calamità e la sofferenza di 1 milirdo di persone (quasi la metà della popolazione mondiale) che sono vittime della famein tutto il mondo. E perché non lo fanno? Per un motivo di fondo: I poveri, i senzatetto, il “surplus di popolazione” non sono un “prodotto che produce guadagno” al sistema capitalista.

In mezzo all’euforia scatenata da quello che gli analisti del sistema chiamano “l’inizio della fine della crisi recessiva internazionale", l' ONU ha avvertito mercoledì che la fame nel mondo è aumentata in modo significativo stabilendo un record negli ultimi due anni.

In un primo capitolo, nel 2008, e a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio, ci fu un escalation a livello mondiale dei prezzi alimentari che ha accelerato il processo di carestia che regolarmente subiscono le popolazioni più vulnerabili, in Asia, Africa e America Latina.

In un secondo capitolo, con lo sviluppo della crisi recessiva globale, questo processo si è intensificato gettando le persone più diseredate alla marginalità e alla carenza di alimenti per sopravvivere anche solo in modo precario.

Per l' Onu, nel mondo ci sono più di 1.000 milioni di persone che soffrono la fame, la cifra più alta nella storia e in tutto il pianeta ci sono 3.000 milioni di malnutriti, che rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale di 6.500 milioni.

I dati sono stati rilasciati quasi simultaneamente dal direttore del World Food Program (WFP), Josette Sheeran, a Londra, e il relatore speciale dell'ONU sul diritto all'alimentazione, Olivier de Schutter, in un forum in Messico.

La direttrice del WFP ha stimato la cifra degli affamati, cioè delle persone che non hanno accesso alle esigenze basiche dell’alimentazione, in 1.020 milioni, ed ha avvertito che il flusso di aiuto umanitario è al suo minimo storico.

Per Sheeran: “Quest’anno ci sono più persone affamate che mai” ed ha sottolineato che “molti si svegliano e non hanno un piatto di cibo”.

"Il problema con la crisi alimentare e la crisi finanziaria è che ha permeato tranquillamente in tutto il mondo, colpendo selettivamente i miliardi che sono alla base del mondo (in termini di povertà), che sono i più vulnerabili", ha detto Sheeran a Reuteurs in una intervista.

Secondo il funzionario responsabile per l'agenzia umanitaria dell' ONU, questa situazione è una “ricetta per il disastro” e sembra essere “critica per la pace, la sicurezza e la stabilità in molti luoghi nel mondo.

Inoltre, Sheeran ha avvisato che il WFP affronta “un grave deficit finanziario”, perché quest' anno ha ricevuto solo 2.600 milioni di dollari su un totale di 6.700 milioni di dollari che sono necessari per dare da mangiare a 108 milioni di persone in 74 paesi. In concreto, questa mancanza di fondi si traduce in un ritaglio del programma che si sviluppa in diversi paesi.

Bisogna chiarire, come esempio più chiaro, che i 6.700 milioni di dollari del programma per “combattere la fame mondiale” equivalgono solo ad un 10% della fortuna personale di Bill Gates, l’uomo che è in testa alla lista di milionari a livello globale.

La direttrice del WFP ha osservato che con "meno dell'1%" di iniezioni finanziarie che i governi hanno fatto per salvare il sistema finanziario globale si potrebbe risolvere il flagello di milioni di persone che sono vittime della carestia.

La fabbrica della fame

All'interno del mercato e della società capitalistica dei consumatori, la logica di produzione non è misurata in base alla soddisfazione dei bisogni fondamentali della società (cibo, alloggio, salute, istruzione, ecc). Ma per l'ottimizzazione dei parametri del profitto privato.

La produzione dei beni e dei servizi (essenziali per la sopravvivenza) controllata dal capitalismo è socializzata, ma il suo utilizzo è stato privatizzato. Non risponde a fini sociali di distribuzione equitativa della ricchezza prodotta dal lavoro sociale ma agli obiettivi della ricerca del guadagno capitalista privato.

In questo contesto, e fuori dall’orbita del controllo statale dei governi, le risorse essenziali per la sopravvivenza sono subordinate alla logica del profitto capitalista di un pugno di multinazionali (con capacità informatiche, finanziere e tecnologiche) che le controllano a livello globale e con la protezione militare-nucleare degli Stati Uniti e delle superpotenze.

Per la FAO, dieci corporazioni internazionali controllano attualmente l’ 80% del commercio mondiale degli alimenti di prima necessità, e un numero simile le mega aziende che controllano il mercato internazionale del petrolio, il cui impulso speculativo nutre il processo dell’aumento dei prezzi degli alimenti che è causa della fame che ormai è estesa a tutto il pianeta.

Dietro questo favoloso affare con le risorse primarie per la sopravvivenza umana, si trovano le banche principali e i gruppi finanziari di Wall Street, che giocano un ruolo determinante nella speculazione che si esercita sui mercati energetici e delle materie prime che spingono l’attuale scalata dei prezzi degli alimenti.

Tra le prime piovre transnazionali dell' alimentazione, si trova l’azienda svizzera Nestlè SA, la francese Groupe Danone SA. e la Monsanto CO, che sono leader mondiali nella commercializzazione degli alimenti e che, oltre a controllare la commercializzazione e le fonti di produzioni, possiedono tutti i diritti a livello globale sui semi e prodotti agricoli.

I livelli di produzione non si realizzano rispondendo ai bisogni umani della popolazione, ma rispondendo ai bisogni del mercato e del guadagno capitalista.

Spogliati della loro condizione di “bene sociale” per la sopravvivenza, queste risorse si convertono in merce capitalista con un valore fissato dai mercati speculatori, ed i prezzi non si stabiliscono solo in base alla domanda del consumo generale ma dalla domanda speculativa dei mercati finanziari e agro- energetici.

E i governi, non avendo potere di comando sulle proprie risorse agro-energetiche si trasformano in burattini delle corporazioni che li controllano e che si appropriano del guadagno prodotto dal lavoro sociale in quei paesi.

E come il capitalismo transnazionale (le corporazioni che controllano il petrolio e gli alimenti) producono solo per chi è nelle condizioni di comprare quei prodotti, la mancanza del potere d’acquisto della maggior parte impoverita del pianeta, portando le corporazioni a ridurre la produzione per diminuire i costi e mantenere il guadagno vendendo di meno ma molto più caro.

Il mondo sta vivendo un esubero della domanda di cibo e petrolio, che, a sua volta, produce il guadagno dei gruppi che egemonizzano il potere sulla produzione e la commercializzazione, e sui mercati della speculazione finanziaria delle materie prime.

In questo modo, alle piovre petroliere e alimentari non sono interessate a produrre di più, ma guadagnare di più producendo lo stesso con una riduzione dei costi del personale e delle infrastrutture.

E per quanti appelli possono fare le istituzioni “assistenziali” del sistema capitalista, loro solo producono rispondendo alla legge del guadagno, alla legge del beneficio privato e non rispondendo alla logica del beneficio sociale.

Quindi non esiste una “crisi alimentare” (come sostiene la FAO, l' ONU, la Banca Mondiale e le organizzazioni del capitalismo come il G-8), ma un aumento della fame nel mondo a causa della speculazione finanziaria e la ricerca del guadagno capitalista con il prezzo del petrolio e degli alimenti.

Il controllo delle fonti, della produzione, della commercializzazione internazionale e dell’insieme delle risorse finanziarie emergenti dalle corporazioni transnazionali, rendono impotenti i governi indipendenti (senza alcun potere di governare su tali risorse) per risolvere i problemi della fame che affliggono i loro popoli.

D’altra parte, i fondi che destinano l' ONU, la Banca Mondiale e altre organizzazioni del capitalismo transnazionale, sono briciole rispetto ai profitti multimilionari delle piovre petrolifere e alimentari e alla crescita delle fortune personali dei loro direttivi e azionisti.

Il dilemma del “surplus di popolazione”.

In questo scenario, e nel rispetto dei parametri di funzionamento del sistema capitalistico (impostato su un' "unica civiltà"), il “surplus di popolazione” (i senzatetto e affamati della terra) sono le masse espulse dal circuito dei consumi, come emerge dalle dinamiche di concentrazione della ricchezza in poche mani.

Queste masse nullatenenti, che si moltiplicano nelle periferie di Asia, Africa e America Latina, non soddisfano gli standard di consumo di base (minimo di sopravvivenza) che richiede la struttura funzionale del sistema per generare nuovi cicli di redditività e di concentrazione delle risorse aziendali e fortune personali.

Ma di questa questione strategica, vitale per comprendere la crisi globale e il suo impatto sociale di massa sul pianeta, la stampa internazionale non s' interessa. I media locali e internazionali sono impegnati a spiegare la crisi come il declino delle fortune dei ricchi e la perdita di redditività.

Sia il “miracolo asiatico” come il “miracolo latinoamericano” (la crescita economica senza divisione sociale) sono state costruite con il lavoro degli schiavi e dei salari in nero. Questo porta alla caduta del “modello” per effetto della crisi recessiva globale, la parte più importante della crisi sociale emergente dai licenziamenti in massa si riversa su queste regioni.

Inoltre, il consumo di massa guidata del circuito, richiedono (per dare una parvenza “di compassione” al sistema) di una struttura “assistenzialista” composta dall' ONU e dalle organizzazioni che rappresentano un peso ed un “passivo non desiderabile” nei bilanci dei governi e delle aziende transnazionali a livello globale.

Durante la crisi (come quella che oggi vive il sistema capitalista) le aziende e le banche preservano il loro guadagno “stringendo i costi”.

E le prime vittime, le variabili degli adeguamenti, sono le masse senza stipendio ed i settori più vulnerabili della società che pagano la crisi dei ricchi con licenziamenti e riduzione dei loro stipendi, mentre i settori non prottetti soffrono l’impatto diretto dei tagli dei piani sociali e dell’aiuto alla povertà dati dai governi.

Chi cerca di strappare il controllo delle risorse essenziali alle aziende e alla banche transnazionali, prima dovrà far cadere il potere militare nucleare degli Stati Uniti e delle potenze alleate dell' Unione Europea, poliziotti e riassicuranti politici delle corporazioni capitaliste che hanno trasformato il pianeta in un' economia di enclave al servizio del guadagno privato.

In questa equazione (di un sistema di produzione mondiale orientato soltanto alla ricerca del guadagno) si sviluppano due effetti inversamente proporzionali: Una crescita record delle fortune personali e degli attivi aziendali capitalisti, ed una crescita record (come dice la ONU) dei poveri ed affamati che sono la metà della popolazione mondiale.

Nello svolgimento di questo processo (di concentrazione della ricchezza con la “popolazione che aumenta”) si instaurano le basi e i detonanti di un' “Apocalisse sociale” che il sistema e i suoi analisti ancora non registrano nè prestano attenzione.

E’ un dilemma che non figura nè in un dibattito, nè in una discussione internazionale semplicemente, perché il povero, il famelico, non è merce di guadagno, è fuori il circuito del consumo e non crea dividendi.

E il risultato, non è profetico ma matematico: Cosa succederà quando metà dell’umanità che non mangia avanza sui suoi carnefici?

La piaga della fame che si estende come un' epidemia nelle zone impoverite del pianeta provocano le condizioni per una Apocalisse sociale.

Quasi la metà della popolazione del pianeta- per l’ONU- sopravvive in uno stato di povertà o al di sotto del livello di sopravvivenza, senza poter soddisfare i suoi bisogni primari di alimentazione.

Non bisogna avere molta immaginazione (il fenomeno si sta già verificando nella realtà) per considerare il fattore apocalittico che la massa rappresenterebbe per il sistema l’avanzata di eserciti di famelici che cercano cibo per sopravvivere nelle grandi città, affrontando con la violenza della repressione militare o della polizia.

Cosa potrebbe fermare un affamato? Cosa può perdere un uomo che ha fame aldilà della sua vita che quasi non ha neanche più? Si tratta dell’istinto della conservazione, il primo sistema di segnali che guidano la condotta di un essere umano in situazioni estreme di lotta per la sopravvivenza.

Per caso si userebbero carri armati, aerei o arsenali nucleari per fermare i miliardi di poveri presi da “fame cellulare” che si riverserebbe in massa sulle città per trovare alimenti con qualsiasi mezzo?

Con quale discorso politico del sistema potrebbero fermare i sofferenti di incontinenza alimentare e riorientarli sulla strada della “civiltà” e della “governabilità democratica” capitalista?

Quanta proprietà privata concentrerebbe un “manager” capitalista prima che le moltitudini di famelici saccheggino le loro case e distruggano tutto ciò che trovano sulla sua strada, anche la loro vita e quella della loro famiglia?

Quanti proiettili o missili basterebbero per dissipare gli eserciti militari prima di essere distrutti dalla moltitudine inferocita dalla fame e la reazione istintiva della lotta per la sopravvivenza ad ogni costo?

Non si tratta di una rivoluzione razionale e pianificata per prendere il potere politico, si tratta della “barbarie “ nella sua scala originale, una regressione all’uomo preistorico, senza nessun modello di “civiltà” o di “convenzione sociale” che lo contenga nella sua ricerca di alimenti per sopravvivere nell’immediatezza.

Si tratta, in ultima analisi, di una reazione incommensurabile della massa immensa di "surplus di popolazione", che lo stupido, irrazionale e criminale sistema capitalista ancora non registra.

Fonte: http://www.iarnoticias.com/2009/secciones/contrainformacion/0063_hambre_mercancia_17sept09.html

Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

Articoli correlati: LA SELEZIONE NATURALE, I MILIONARI E LO "STATO DI CALAMITA' PUBBLICA"

1 commento:

  1. FAME E SOVRAPPOPOLAZIONE - I numerosi Paesi africani e asiatici indicati dalla FAO come i più esposti al rischio-fame, hanno avuto negli ultimi 50 anni – e avranno nei prossimi decenni – il più alto incremento di popolazione dell’intero pianeta. Questa evidente e incredibile contraddizione si rileva incrociando i dati forniti dalla FAO con quelli elaborati dal Census Bureau, ente governativo USA che studia la popolazione mondiale. Ad esempio, l’ETIOPIA nel 1959 aveva 24 milioni di abitanti, oggi ne ha 85 milioni e nel 2025 ne avrà 140 milioni; il CONGO (Kinshasa) ne aveva 16 milioni nel 1959, oggi ne ha 68,5 milioni e fra quindici anni ne avrà 109 milioni; l’UGANDA ne aveva cinquant’anni fa solo 7 milioni, oggi 32 milioni e nel 2025 ne avrà 56 milioni; e così via… Come è possibile che i Paesi più colpiti dalla fame abbiano una crescita di popolazione così esplosiva, che non ha eguali nel pianeta? Se l’Italia avesse avuto il medesimo tasso di incremento, oggi conterebbe 180 milioni di abitanti e avrebbe non pochi problemi in campo alimentare! Anche augurandosi che oggi si risolvesse la tragedia della fame al 100%, fra quindici anni ci ritroveremmo con un problema aumentato al 150% visto l’altissimo incremento di popolazione nei Paesi più poveri. E’ come voler svuotare il mare con un secchiello… Per saperne di più vai al sito www.politicambiente.it.

    RispondiElimina

Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog Voci Dalla Strada

Non sono consentiti:
- messaggi pubblicitari
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)