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10 luglio 2009

ACCORDO USA-ISRAELE PER L'OCCUPAZIONE DELLA CISGIORDANIA

di Matteo Bernabei

Come volevasi dimostrare le belle parole pronunciate martedì scorso dal presidente israeliano Shimon Peres, sulla ripresa dei colloqui di pace con i palestinesi e sulla fine della colonizzazione della Cisgiordania, si sono dimostrate prive di ogni fondamento. Secondo quanto riportato ieri dal quotidiano Maariv, l’entità sionista avrebbe siglato un accordo con gli Stati Uniti per continuare la costruzione di 2500 abitazioni negli insediamenti della Cisgiordania. Un’intesa che sarebbe stata raggiunta durante l’incontro avvenuto lunedì scorso a Londra tra il ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, il premier Benjamin Netanyahu (foto), con l’inviato degli Usa per il Vicino Oriente, George Mitchell, che come rappresentante della nuova amministrazione Usa era tornato a chiedere ai vertici dell’entità sionista di congelare la propria politica espansionistica. L’accordo toglie il velo di ipocrisia che nelle scorse settimane aveva coperto le belle parole con cui gli Usa affermavano che non avrebbero accettato la costruzione di nuovi insediamenti né l’espansione delle colonie esistenti.


Il portavoce del governo israeliano, Mark Regev, non ha commentato la notizia limitandosi a confermare che gli Stati Uniti e Israele hanno cercato di trovare un accordo sulla questione. Quasi inutile dire che i numeri sono destinati a crescere, perché 2500 abitazioni corrispondono a circa diecimila persone, che in futuro avranno famiglia e figli ai quali a loro volta non potrà essere negata una casa. Si tratta dell’ennesima violazione dei trattati internazionali per la ripresa dei colloqui di pace compiuta dall’entità sionista, che continua fare il gioco delle tre carte cercando di distogliere l’attenzione della comunità internazionale annunciando delle nuove, ridicole, concessioni per la popolazione palestinese della Cisgiordania. Uno dei progetti approvati dal comitato interministeriale, del quale fanno parte Ehud Barak e Avigdor Lieberman, riguarda la località sul Giordano di Qasr al Yahud, dove si trova il monastero dedicato a S. Giovanni Battista, che quindi non interessa affatto i palestinesi.

L’unica vera concessione fatta alla popolazione della Cisgiordania riguarda l’apertura ad oltranza, per passeggeri e merci, del ponte di Allenby al confine con la Giordania, valico che invece fino ieri veniva chiuso alle ore 20. Infine il governo israeliano ha approvato, in collaborazione con gli amici dell’Autorità nazionale palestinese, una serie di progetti per modernizzare le reti idriche, fognarie, stradali ed elettriche. E la popolazione di Gaza? È ancora chiusa in quel campo di concentramento a cielo aperto, che qualche mese fa l’esercito israeliano ha ben pensato di bombardare con il fosforo bianco e le armi dime, senza casa, energia elettrica e ospedali completamente funzionanti. Gli aiuti umanitari, distribuiti con il contagocce, marciscono fuori dai valichi controllati dai militari dall’entità sionista, mentre quelli economici sono ancora nelle mani dell’Anp e del suo presidente che non perde occasione per farsi pubblicità e cercare di sottrarre ad Hamas il controllo della Striscia. Ma per questo Tel Aviv non fa nulla, è meglio infatti che il mondo resti allo scuro di quanto la situazione sia drammatica a Gaza, anche a sei mesi dall’operazione “Piombo Fuso”, che ha “purtroppo” mostrato a tutti cosa accade a chi non si sottomette alla volontà dell’entità sionista.

Fonte: Rinascita.info

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