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20 giugno 2009

UNIONE EUROPEA SEMPRE PIU' NEOLIBERISTA

di Andrea Perrone

Dalla conferma di Barroso alla ratifica del Trattato di Lisbona. Sono questi i temi più importanti della due giorni del Consiglio europeo iniziato ieri a Bruxelles a Palazzo Justus Lipsius.
Come ha osservato il presidente di turno dell’Ue, il premier ceco Jan Fischer nella sua lettera d’invito agli omologhi europei, “questo incontro avviene in un momento molto speciale, poco dopo le elezioni europee”, mentre “i Paesi europei stanno ancora combattendo contro la crisi finanziaria ed economica”.
Il tutto, con spinose questioni istituzionali, come la nuova Commissione e le garanzie da dare all’Irlanda per permetterle di tornare al voto in autunno sul neoliberista Trattato di Lisbona. Dublino ha chiesto precise garanzie sul Trattato di Lisbona da poter poi presentare ai cittadini in modo da giustificare un nuovo referendum. A quanto riferiscono fonti diplomatiche, i Ventisette sono ormai vicinissimi a un’intesa sul testo formale di garanzie. Tra queste, che il nuovo Trattato non incide sulla normativa fiscale degli Stati membri, e non tocca la neutralità e il divieto di aborto irlandesi. Già l’inclusione nel testo delle conclusioni è vincolante, ma Dublino chiede un protocollo che andrà poi ratificato alla prima occasione, ad esempio per il Trattato di adesione della Croazia forse nel corso del 2010.

Il vertice, cui, per l’Italia, partecipano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini, si è aperto nel pomeriggio con un incontro con il presidente uscente del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering, cui parteciperà anche il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet. Questa sarà dedicata al clima e agli aspetti economici finanziari. Alla cena i leader parleranno invece di questioni istituzionali, anzitutto la conferma di José Manuel Barroso alla guida dell’esecutivo comunitario.
Sul nome del portoghese, almeno a livello di leader Ue, c’è un vasto consenso. È sostenuto da leader della sua famiglia politica (i popolari) come Berlusconi, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Ma anche dal centro-sinistra, come ovviamente il premier portoghese José Socrates, il collega spagnolo José Luis Zapatero o il premier britannico Gordon Brown. La questione sarà di sapere come avverrà l’indicazione del suo nome. Barroso, i popolari europei vorrebbero una nomina formale, secondo il Trattato in vigore, quello di Nizza, da sottoporre al voto dell’Europarlamento il 15 luglio.

Sta tuttavia passando la linea preferita da Germania e Francia, e cioè una forte indicazione politica, rinviando a dopo il voto irlandese la vera e propria nomina giuridica presumibilmente secondo il nuovo Trattato di Lisbona, quando sarà nominato il resto della Commissione. Dietro questa richiesta c’è chiaramente la volontà di Parigi e Berlino di lasciarsi spazi di manovra per avere più potere nella richiesta, ad esempio, di portafogli importanti nella Commissione. Non basta, Francia e Germania hanno chiesto a Barroso un programma dettagliato per i prossimi cinque anni.
Programma che, fanno sapere alla Commissione, sarà presentato questa sera nel corso della cena dei leader a Bruxelles. Resta l’incognita parlamentare, il presidente dei Verdi europei Daniel Cohn-Bendit ha lanciato una campagna contro la candidatura del presidente uscente, e punta a un’alleanza alternativa con socialisti e liberaldemocratici per un nome alternativo. Ad esempio l’ex premier belga Guy Verhofstadt.

Prima dell’inizio del summit comunque il premier svedese Fredrik Reinfeldt ha sottolineato che non c’è ragione per aspettare a concedere a Barroso l’incarico formale per un secondo mandato alla guida della Commissione Ue al momento che le europee hanno dimostrato grande sostegno al Partito popolare europeo. “Il signor Barroso - ha osservato Reinfeldt, poco prima di partecipare alla riunione del Ppe a livello di capo di Stato e di governo - era stato presentato dal gruppo del Partito popolare europeo prima delle elezioni europee, e i risultati del voto hanno mostrato chiaramente che gli elettori hanno voluto allargare la maggioranza di centro-destra”. Sempre ieri il presidente uscente dell’Europarlamento Hans-Gert Poettering, a margine della riunione del Ppe, ha annunciato che i presidenti dei gruppi politici all’Assemblea di Strasburgo si riuniranno il 9 luglio a Bruxelles per discutere della questione di un eventuale voto di conferma di un secondo mandato di Barroso alla guida della Commissione. Poettering ha spiegato che i capigruppi si sono messi d’accordo per incontrarsi in quella data, a pochi giorni dalla convocazione della prima assemblea plenaria del nuovo Parlamento, che si riunisce a Strasburgo a partire dal 14 luglio. I popolari insistono per una nomina formale al summit Ue e per un voto di conferma a Strasburgo il 15 luglio.

Per quanto riguarda, invece, l’elezione del candidato alla presidenza dell’Europarlamento il premier polacco, Donald Tusk ha dichiarato in una pausa del summit del Ppe che costui dovrebbe essere scelto tra l’italiano Mario Mauro e il polacco Jersy Buzek, il 7 luglio prossimo, quando l’assemblea del gruppo Ppe si riunirà e sarà chiamata appunto a scegliere il nuovo presidente. Tusk ha poi aggiunto che l’attuale ministro degli Esteri, Franco Frattini, sarebbe un buon candidato alla successione di Javier Solana come rappresentante della politica estera dell’Ue.

Fonte: Rinascita.info

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