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2 maggio 2009

CRONACA DI UN'INFLUENZA (PORCINA) ANNUNCIATA

Città del Messico – In soli 7 giorni la capitale messicana è cambiata come nessuno avrebbe potuto immaginare. Cinema chiusi, campionato di calcio a porte chiuse, dalle materne alle università niente scuola, niente concerti, sospesi gli eventi pubblici, musei e teatri chiusi, proibite anche le pratiche religiose; ristoranti aperti solo "da asporto".

Eppure secondo il quotidiano Reforma, già da fine marzo autorità sanitarie statali erano a conoscenza dell’elevato rischio prodotto dalla diffusione dell’influenza porcina. Veratect, una impresa statunitense di bio-vigilanza, aveva infatti individuato nel piccolo paesino de "La Gloria", nello stato di Veracruz, la diffusione di un virus influenzale particolarmente violento che aveva colpito il 60% degli abitanti della cittadina. La totale mancanza di pianificazione e di previsione da parte delle autorità sanitarie e del governo ha però permesso che la situazione sia oggi fuori controllo. Da una iniziale tendenza a minimizzare questi casi infatti si è passati ad una serie di decisioni del governo che hanno prodotto panico e allarmismo sia nella popolazione che a livello internazionale. E pensare che proprio il governo Calderon iniziò la legislatura con grandi promesse riguardo ambiziosi piani di salute.

Inutile invece negare che siamo di fronte ad una crisi di credibilità delle autorità messicane anche nel maneggio dei numeri con una totale discrepanza rispetto alle cifre fornite dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Per le autorità messicane siamo a più di 160 morti, mentre la OMS ne ha confermato solo 11 morti (comprendendo il neonato messicano morto in territorio statunitense) causati dal virus N1H1 e 260 casi di infettati. Di cosa sarebbero quindi morti le altre 150 persone?

Queste incongruenze non fanno altro che alimentare le più disparate teorie negazioniste, secondo cui il governo stia approfittando della febbre suina per occultare situazioni peggiori per il paese o per approfittarne in prospettiva elettorale. Difficile però fare speculazioni.

Influenza porcina o no comunque, è l’immagine di un Messico malato quella che emerge in questi giorni, proprio quando gli occhi di tutto il mondo sono rivolti con interesse e timore agli sviluppi del nuovo virus H1N1. I problemi per il governo Calderon sembrano non finire mai: la difficile lotta al narcotraffico che sta avendo risultati più che discutibili, l’insicurezza diffusa e la crisi finanziaria mondiale che ha fatto del Messico uno dei paesi più colpiti economicamente ed ora il virus N1H1.

Il Messico è passato in poco meno di 2 anni dall’essere considerato un grande paese emergente, una potenza latinoamericana, un recettore di inversione straniera diretta, un punto strategico per la sua posizione e per i suoi trattati di libero commercio, un gigantesco mercato a livello internazionale, a trasformarsi in un paese diviso in due dalle ultime elezioni, un paese sconvolto dai cartelli del narcotraffico, insicuro, con una moneta debole, con una divisione sociale sempre più marcata e già superato dal Brasile per importanza politica ed economica a livello continentale.

La crisi economica che ha bloccato l’economia statunitense aveva già compromesso fortemente anche quella messicana, ma ora l’influenza porcina rischia di darle il definitivo KO. Le ultime stime di “crescita” del PIL vedono - 4,8% per il 2009 (fonti del Banco de Mexico) altre fonti, come l’agenzia Moody’s, prevedono addirittura una caduta del -8% / -9%, un’inflazione al 4.5% ed una perdita di circa 800.000 posti di lavoro. Per l'economia quindi un ulteriore colpo durissimo, nel momento peggiore.

Fonte: Vero Sudamerica

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