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3 maggio 2009

PREPARATIVI USA PER INVADERE IL PAKISTAN

Gli Stati Uniti si preparano a “invadere” il Pakistan.

di Matteo Bernabei

Non sono servite a nulla le garanzie date dal presidente, Asif Ali Zardari, riguardo alla messa in sicurezza dell’arsenale nucleare del Paese. E così gli Usa, secondo quanto riferito dal quotidiano francese Le Canard Enchaine, starebbero preparando alcune unità speciali che potrebbero essere destinate, a breve, alla sorveglianza degli ordigni atomici di Islamabad. Intanto, però, in attesa di conferme da parte del Pentagono sull’operazione, altre unità della base navale degli Stati Uniti nell’Oceano Indiano sono state messe in allerta e vari sottomarini dotati di missili si trovano già vicino alla costa pakistana. A Washington si sta inoltre vagliando la possibilità di inviare anche fondi urgenti al Pakistan, tra i 200 e i 400 milioni di dollari, come contributo per “la lotta all’insurrezione talibana” e come forma di “assistenza economica” al Paese. “A vari livelli il Pakistan rappresenta una fonte di preoccupazione maggiore rispetto all’Afghanistan - ha spiegato il leader della maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti Usa, Steny Hoyer - la stabilità di Islamabad è molto importante non soltanto per la regione, ma per gli Stessi Stati Uniti”. Quello che attualmente preoccupa maggiormente gli Usa, oltre alla sicurezza delle armi atomiche, è la facilità con la quale le milizie islamiche sono riuscite ad avanzare e prendere il controllo dell’area a nordovest del Pakistan. Sono molti, infatti, gli uomini, anche all’interno della polizia e delle istituzioni, che si sarebbero uniti alla causa talibana, una parte dei quali starebbe anche combattendo al fianco degli insorti.
Nel frattempo gli scontri proseguono. L’esercito regolare è riuscito a prendere il controllo dell’area e della città di Daggar, strategico capoluogo nel distretto nordoccidentale di Buner, dove le milizie talibane erano riuscite a penetrare senza che venisse opposta una qualche resistenza. “All’alba -aveva spiegato in precedenza un alto ufficiale pakistano - forze eliotrasportate sono atterrate nella città e nelle aree circostanti, riconquistando il centro”. Nell’operazione, sempre secondo quanto riferito dalle autorità militari, cinquanta miliziani del movimento radicale islamico sono rimasti uccisi, mentre fra le forze armate regolari è stata registrata soltanto una perdita.
Le vittime dall’inizio del conflitto, risalente a domenica scorsa, sarebbero circa 130, ma ora, dopo essere stata così rassicurata sul pericolo talibano, quello che preoccupa la comunità internazionale è il rischio di una grave emergenza umanitaria. Proprio per questo il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), Jakob Kellenberger, è giunto ieri Pakistan per una serie d’incontri che lo vedranno visitare Peshawar, Quetta e Islamabad. “Ci sono ancora troppe persone coinvolte nel conflitto e che non hanno accesso sufficiente a cure mediche e acqua - ha spiegato Kellenberger prima della sua partenza - il Cicr vorrebbe quindi poter fare di più per aiutarle”. La situazione peggiora di giorno in giorno e se non si raggiungerà una stabilità nel breve periodo gli Stati Uniti, gli stessi che hanno spinto per una reazione decisa, non si limiteranno a inviare truppe per proteggere l’arsenale nucleare pakistano. Già ieri un sospetto attacco missilistico statunitense ha provocato cinque vittime in una regione vicina alla frontiera con l’Afghanistan.

Fonte: Rinascita.info

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