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28 febbraio 2009

L'ARMA SEGRETA PER PER GLI INTRAPPOLATI NELL'IPOTECA DEI SUBPRIME

“Se il popolo americano permetterà mai che banche private controllino l'emissione dei loro soldi, in primo luogo tramite l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le corporazioni che si svilupperanno tutt'intorno ad esse, priveranno il popolo della sua proprietà fino a che i loro bambini non si sveglieranno un giorno senza casa nel continente che i loro padri hanno conquistato. Bisogna togliere alle banche il diritto di emissione e ridarlo al popolo, a cui appartiene di diritto” Thomas Jefferson, lettera al segretario del Tesoro, Albert Gallatin(1802)
di Ellen Brown
Jefferson capiva bene il sistema. Si pensa che, quest’anno, oltre 1.500 milioni di proprietari subiranno l’esecuzione dell’ ipoteca e che circa la metà perderà la loro casa. Se le conseguenze catastrofiche di cui Jefferson aveva avvertito 200 anni fa, sono arrivate lentamente, è perché sono state nascoste da ciò che Geronimo, a Parigi, chiama, la malattia anglosassone,” l’economia profondamente impari dove i ricchi e il settore finanziario....catturano la maggior parte delle entrate ma le nascondono, dando un debito a poco prezzo alle classi medie affinché continuino a spendere”. Lui chiama “finanza del settore cannibalistico” dell’economia attuale. Scrivendo nel “The European Tribune” indica:

27 febbraio 2009

CSM CONTRO DE MAGISTRIS

Dinanzi la sezione disciplinare del Csm è iniziato un nuovo processo nei confronti dell’ex pm di Catanzaro De Magistris. Dopo quello che ha portato il tribunale dei togati a decidere per il suo trasferimento ad altra sede, a seguito dell’inchiesta Why not nell’affaire delle tangenti europee in cui sono finiti coinvolti l’ex presidente del Consiglio Prodi e l’ex ministro della Giustizia Mastella, adesso per De Magistris si prospetta un altro processo. Al centro delle accuse la scelta di aver affidato a Genchi il ruolo di consulenza tecnica nel mettere sotto controllo le utenze di politici, in primis quella di Mastella, senza chiedere l’autorizzazione alla Camera. E in più di essere andato ben al di là delle sue prerogative, affidando al suo collaboratore compiti al di fuori della legge. Dunque, il processo all’ex pm catanzarese non è terminato con il suo trasferimento. Ora si vuole affossare definitivamente, con un colpo solo, la sua inchiesta principe e il suo consulente, attualmente sotto la lente di controllo del Copasir. A sfilare davanti la sezione disciplinare del Csm si sono alternati ufficiali e sottufficiali del Ros e per il 19 maggio è prevista anche l’audizione di Genchi.
di Michele Mendolicchio
 
E’ stato comunque il procuratore aggiunto di Palermo Antonino Ingroia, difensore dell’ex pm, a chiedere la testimonianza di Genchi. E a proposito di quest’ultimo la sezione disciplinare togata ha chiesto informazioni alla procura di Roma sulle indagini in corso sul famoso archivio segreto che l’ex collaboratore di De Magistris avrebbe illecitamente detenuto. Non può certamente passare sotto silenzio l’acquisizione da parte del tribunale togato della richiesta di archiviazione della procura di Salerno nei confronti di De Magistris per abuso d’ufficio nella vicenda dei tabulati relativi all’ex ministro Mastella. L’atto della procura salernitana che scagiona l’ex pm dalle accuse viene dunque passato sotto la lente del Csm.

QUANDO BERLUSCONI ERA CONTRO LA CASSA INTEGRAZIONE...


Nel 2000 Berlusconi, Fini e Bossi si esposero personalmente contro la Cig in Telecom Italia. E adesso?

Il 20 settembre 2000 Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi presentarono un'interrogazione parlamentare per quanto riguardava il progetto di cassa integrazione per i dipendenti di Telecom Italia deciso dall'azienda insieme ai sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Allora al governo c'era Giuliano Amato, il ministro dell'Industria era Pier Luigi Bersani e i tre leader della destra erano all'opposizione. Ora le parti si sono rovesciate e, invece di Roberto Colaninno, padre del deputato del Pd Matteo, al vertice di Telecom c'è Bernabè.

Colaninno allora era stato fortemente sponsorizzato nella sua Opa su Telecom dal centrosinistra, così come oggi lo è stato dal centrodestra in Alitalia; anche Berlusconi si era dichiarato a favore per mantenere l'italianità di Telecom.

Il divorzio tra Colaninno e Berlusconi era avvenuto in seguito all'acquisto di Telecom di TeleMonteCarlo (trasformata in La7) che voleva fare concorrenza a Mediaset, la famosa "Telesogno" con Fazio, Costanzo e Santoro mai partita e rimasta (appunto) nel regno dei sogni.

Il centrodestra si era quindi opposto alla cassa integrazione in Telecom Italia sostenendo che un'azienda che dava ricchi dividendi ai suoi azionisti non poteva depredare le risorse pubbliche.

Oggi Telecom Italia è combattuta tra la decisione di non dare dividendi o darne uno più basso rispetto agli anni scorsi; ma il suo progetto di mettere in Cig qualche centinaio di lavoratori potrebbe ugualmente trovare l'opposizione dell'attuale Pdl.

Il motivo del contendere potrebbe essere la forte resistenza che Bernabè oppone al progetto di Forza Italia di scorporare la Rete Telecom e assegnarne una quota alla Cassa depositi e prestiti.

Allora Colaninno si fece dare la Cig, ma Berlusconi era solo il capo dell'opposizione mentre oggi è il capo del governo: per Bernabè le cose potrebbero essere meno facili.

Fonte: http://www.zeusnews.com/

26 febbraio 2009

IL NUOVO ORDINE MONDIALE SI STA PREPARANDO AL PEGGIO...

di Adrian Salbuchi

Secondo la rete "Foxnews" in U.S.A c'è un piano in prossimità di un crollo generalizzato.
Nel nostro Comunicato n° 57 del 15-dic-08, informiamo che diversi analisti internazionali, vedono più vicina la probabilità di un crollo diffuso negli Stati Uniti. Venerdì scorso, 20-feb-09, il programma “The War Room” ( "La sala della guerra") condotto dal giornalista Glenn Beck su Foxnews Television, ha dedicato un programma speciale per la valutazione di "cosa fare se .." (what if?) si è verificato un "11 settembre economico "(”an Economic 911″), per il quale si è fatta un'analisi utilizzando la metodologia della pianificazione strategica militare, applicata a probabili scenari di eventi ad alto impatto (in stile giochi di guerra).
Il giornalista Beck ha detto più volte che il miglior piano è quello di preparare al peggio, e non certo a caso. Tutti gli scenari sono stati valutati sulla base del presupposto: "Noi siamo nell'anno 2014: Che cosa succede se ...? ". Nell' MSRA, riteniamo che l'anno 2014 è stato scelto perchè non fosse così evidente che questi analisti credono (speranza, o piano) che questi scenari succederanno prima del 2014 o durante la presidenza di Barack Obama.
Dato che il mandato di Obama termina nel gennaio 2013, affermano che questi sono gli scenari per il "2014", e ciò consente loro di calciare la palla, perché allora la conseguenza è che il crollo si verificherà sotto "il futuro presidente post- Obama ... "
Personalmente, e come indicato nel comunicato n°57, penso che sia probabile che il vero potere del Nuovo Ordine Mondiale abbia permesso a Barack Obama di raggiungere la Presidenza, perché sarà l'ultimo presidente gli Stati Uniti.

25 febbraio 2009

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA



Ci vuole una riforma della giustizia...Subito...Ma solo in certi casi...


TOGHE ROTTE: LA RUBRICA SULLA GIUSTIZIA DI BRUNO TINTI

Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.
Il tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il sindaco è innocente, il PM (e il GIP) un persecutore.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.
Il tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento di mafiosi. Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato.
Ci vuole un riforma della giustizia. Subito.
La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento; però ha escluso l’associazione a delinquere. Non avevano progettato di dedicarsi in pianta stabile al malaffare, vi si dedicavano quando capitava. Sono stati perseguitati da una magistratura politicizzata.
Ci vuole una riforma. Subito.

A leggere i giornali e guardare le televisioni sembra che i giudici non facciano altro che processare i politici. Purtroppo non è vero. Sarebbe bello che il malaffare politico venisse effettivamente scoperto, tutto, e sanzionato. Ma più che la punta dell’iceberg non si riesce a trovare. Per il resto del tempo, per il 99 % del tempo, i giudici si occupano di un altro tipo di delinquenti, quelli comuni, i ladri, i rapinatori, gli spacciatori di droga, gli assassini. Si occuperebbero anche di delinquenti border line, gli evasori fiscali, i falsificatori di bilancio, i bancarottieri; ma questi spesso appartengono all’altra categoria di delinquenti, quella dei politici, e allora la legge è congegnata in modo che questi processi non si riescano a fare.

Sicché i giudici si occupano prevalentemente di delinquenti comuni. Li perquisiscono, li pedinano, li intercettano, li arrestano, li processano. Talvolta li condannano, talaltra no. Talvolta il PM chiede al GIP di arrestare quel rapinatore che è stato riconosciuto da tre testimoni mentre un quarto ha avuto dei dubbi; e il GIP non lo arresta perché, dice, le prove della sua colpevolezza non sono poi così sicure. Talvolta dalle intercettazioni si scopre che ci sono altri delinquenti che prima non si conoscevano; e quindi il PM chiede al GIP di arrestarli e il GIP emette il suo bravo provvedimento di cattura. Talvolta il PM chiede al tribunale una condanna a 10 anni per associazione a delinquere e una quindicina di episodi di spaccio; e il tribunale condanna a 5 anni per 10 episodi di spaccio e assolve per l’associazione a delinquere. Talvolta addirittura il PM chiede l’assoluzione: non ci sono prove sufficienti signor giudice; e il giudice assolve.

Tutto questo succede centinaia di volte al giorno in centinaia di tribunali, di corti d’appello, di procure: si chiama amministrazione della giustizia; funziona così. I giudici studiano le carte, interrogano i testimoni, fanno perizie, ascoltano telefoni, insomma fanno il loro lavoro. E poi decidono. E speriamo che decidano bene, come in genere fanno. Qualche volta decidono male, si sbagliano; e il sistema (l’appello, la cassazione, il tribunale della libertà) prova a controllare gli errori. Magari poi il primo giudice non aveva sbagliato, anzi aveva proprio ragione, e sbaglia il secondo. Ma va bene così, quella che conta è l’ultima sentenza. E se è sbagliata? Beh, intanto non lo sappiamo se è sbagliata; e poi è l’ultima, questa è la legge, è questa quella che conta.

Qualcuno ha mai sentito i politici preoccuparsi della necessità delle riforme quando un assassino è stato assolto, un spacciatore scarcerato, un ladro acchiappato e messo in prigione su due piedi? Anzi, quale lassismo, quante pene miti! E la certezza della pena? Con tutti questi condannati e subito scarcerati? E le intercettazioni che hanno permesso di scoprire un intero clan dedito allo sfruttamento di tante povere ragazze violentate e buttate sulla strada? E la retata delle forze dell’ordine che ha arrestato 83 mafiosi e sequestrato un intero arsenale (esibito in bella fila sul tavolo della caserma)? Qui sì che lo Stato ha dato la sua risposta ai poteri criminali: una capillare indagine condotta da … coordinata da… ha permesso di smantellare etc. etc. Naturalmente a seguito di perquisizioni, sequestri, catture e … e intercettazioni.

Allora. Possibile che nessuno si chieda come mai la “riforma subito” sembra necessaria solo quando i delinquenti su cui si indaga o che si processa sono politici?
Voglio dire: magari una riforma è necessaria; per la verità io, che un poco me ne intendo, potrei indicare varie centinaia di riforme legislative, parecchie decine di assetti organizzativi da adottare domani, anzi oggi. Ma, prima di occuparsi di queste riforme (che ovviamente non hanno nulla a che fare con quelle che i politici illustrano con una sicurezza pari alla loro ignoranza), dovremmo chiederci perché l’idea della “riforma subito” gli viene sempre quando si tratta di un sindaco arrestato, di un onorevole iscritto nel registro degli indagati, di un ministro intercettato.

Il tormentone delle intercettazioni è un buon test che raccomando alla riflessione di tutti.
Allora: le intercettazioni si debbono fare per i reati di corruzione, peculato, concussione e in genere per i reati contro la pubblica amministrazione? Oppure no?.
Ma che razza di domanda è?
Il problema, semmai, dovrebbe essere: le intercettazioni servono per scoprire i reati e incastrare i colpevoli? Se si, allora si tratta di uno strumento di indagine che deve essere utilizzato sempre; se no, si tratta di un’attività inutile e costosa che dobbiamo abbandonare.
Una volta deciso che le intercettazioni sono uno strumento di indagine utile (non solo nemmeno Berlusconi ha mai detto che si tratta di uno strumento di indagine inutile; ma proprio il fatto che le vuole riservare ai reati di terrorismo e mafia dimostra che anche lui lo sa, che si tratta di strumenti di indagine necessari), porsi il problema dei reati per cui consentire le intercettazioni e di quelli per cui non consentirle significa solo decidere che alcuni reati li vogliamo scoprire e altri no.
Quindi, secondo i nostri politici, va bene scoprire terrorismo e mafia e mettere in prigione terroristi e mafiosi; ma scoprire corruttori, corrotti, falsificatori di bilanci, turbatori d’asta e metterli in prigione, questo no.

Mi pare di sentirli (come ci si abitua a tutto!): “Il punto è che le intercettazioni sono uno strumento invasivo della privacy e dunque solo in casi gravissimi si deve accettare che la vita privata delle persone venga violata. Quindi accettiamo malvolentieri questa aggressione all’intimità dei cittadini per reprimere reati gravissimi; ma non siamo disposti a pagare questo prezzo per reati come la corruzione e le sue sorelline”.

E già; quindi va bene intercettare le comunicazioni dei cittadini per il furto pluriaggravato (3 giovanotti che vanno a rubare le macchine parcheggiate sulla pubblica via – reato di cui agli artt. 110, 624, 625 n. 2 e 7 codice penale); va anche bene intercettare per il reato (una contravvenzione) di molestie (art. 660 codice penale); e poi va bene intercettare per una rapinetta alle poste o per lo spaccio di un centinaio di dosi di coca.

Però, ma che volete che sia una tangente, un finanziamento al partito, un appalto fatto vincere a un amico, un dirigente o un amministratore messo in qualche ente pubblico o sbattuto via da qualche ente pubblico. Robetta, non si può violare la privacy di tanti cittadini che hanno diritto alla tutela della loro vita privata etc. etc..

Ecco, se, prima di pensare alla “riforma della giustizia subito” si cominciasse a pensare “ma perché questi vogliono la “riforma della giustizia subito” solo in certi casi?”, si farebbe qualche passo avanti sulla strada, tanto per cominciare, del voto consapevole. Alle prossime elezioni...
Mah, mi sto spaventando da solo.

Fonte: http://www.chiarelettere.it/

23 febbraio 2009

GOD SAVE INTERNET


Le libertà in Internet sono in grave pericolo.

Qualora dovesse essere approvato un insieme di direttive,
in discussione al Parlamento Europeo, Internet cambierà così:

* non potrai più collegarti a Internet solo per aver condiviso un file;
* sarà possibile conoscere il contenuto del tuo traffico Internet;
* non potrai usare liberamente FTP, Skype, chat, p2p;
* sarà il tuo provider a scegliere quali siti web potrai visitare e quali no.

Caro cittadino della Rete,

il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea ha infatti raggiunto un accordo politico su norme e direttive fortemente lesive dei diritti dei cittadini europei e dei consumatori. Tale regolamentazione è inclusa nel Pacchetto Telecom, un complesso sistema di cinque Direttive che influenzerà profondamente le leggi degli Stati Membri dell'Unione Europea, Italia inclusa, per molti anni a venire. L'accordo politico del Consiglio stravolge il contenuto del Pacchetto, che con voto democratico, e con l'appoggio della Commissione Europea, il Parlamento Europeo aveva approvato a larghissima maggioranza nel settembre 2008 con emendamenti che garantivano e tutelavano i diritti fondamentali dei cittadini e dei consumatori.

Il 19 febbraio il Parlamento Europeo darà inizio alla Seconda Lettura del Pacchetto Telecom, e se non avrà la forza di opporsi alla volontà del Consiglio dei Ministri, entro pochissimo tempo le leggi dei Paesi Membri dovranno obbligatoriamente adeguarsi con le seguenti conseguenze:

- sarà possibile disconnetterti dalla Rete sulla base di semplici indizi, raccolti da società private senza autorizzazione della magistratura, che facciano sospettare che tu abbia condiviso contenuti protetti da copyright. Il tuo fornitore di accesso Internet sarà obbligato a collaborare con le società private per fornire i tuoi dati, e sarà costretto a procedere alla sospensione del servizio. Non avrai diritto né alla difesa né ad un equo processo;

- il tuo fornitore di accesso sarà libero di filtrare contenuti, servizi e applicazioni a piacimento. Per fare solo un esempio fra i tanti possibili, diventerà lecito e legale bloccare Skype al fine di promuovere e costringerti ad acquistare un servizio VoIP a pagamento;

- il tuo fornitore potrà applicare "differenziazioni di tariffe", e farti pagare abbonamenti aggiuntivi per applicazioni e protocolli specifici, ad esempio per e-mail, FTP, newsgroups, chat, peer-to-peer ecc.; potrà inoltre liberamente decidere a quali siti web potrai accedere senza limitazioni, a quali potrai accedere con de-prioritizzazione del traffico (quindi con rallentamento nello scambio dati), e a quali non potrai accedere affatto;

- qualsiasi società privata, per generici scopi di sicurezza di rete, potrà intercettare, memorizzare a tempo indefinito, leggere e analizzare, tutti i dati che invii e che ricevi sulla Rete senza autorizzazione di alcun organismo governativo, inclusa la magistratura.

Per tutelare i tuoi diritti fondamentali, si è formata un'ampia coalizione europea che riunisce le più importanti associazioni in difesa dei diritti digitali e dei diritti dei consumatori. La coalizione comprende 16 organizzazioni non governative e associazioni che si battono per i diritti dei consumatori, con sedi in 22 Paesi Membri dell'Unione Europea e altri Paesi non Membri. Da settimane rappresentanti della coalizione stanno attivamente partecipando a Brussels al fine di tutelare i tuoi diritti. In Italia le organizzazioni che fanno parte della coalizione sono Altroconsumo, l'Istituto per le Politiche dell'Innovazione, NNSquad Italia e ScambioEtico.

ABBIAMO TUTTAVIA BISOGNO DEL TUO AIUTO, E NE ABBIAMO BISOGNO CON URGENZA.

Ti chiediamo di dedicare qualche minuto del tuo tempo per scrivere un'e-mail, e se ti è possibile telefonare, all'europarlamentare italiano che ritieni ti possa meglio rappresentare in Parlamento Europeo, al fine di sensibilizzarlo sui gravi rischi che il Pacchetto Telecom arrecherà a Internet e a i tuoi diritti fondamentali, fra i quali la libertà di espressione, di informazione, il diritto alla difesa e a un equo processo, e il diritto alla privacy. Se ti è possibile, ti chiediamo di sensibilizzare i tuoi familiari, conoscenti e amici, e se ti capita di scrivere in Internet, di informare tramite interventi nei forum e nei blog.

Se sei un blogger o un giornalista e ne vuoi sapere di più, non esitare a contattare il Portavoce di ScambioEtico Paolo Brini

Ti forniamo il LINK per reperire le e-mail e il numero di telefono di tutti gli europarlamentari italiani, al fine di farti scegliere quello che ritieni più coerente con le tue idee. Ti forniamo il link al PDF della lettera aperta della coalizione, indirizzata al Parlamento Europeo e a tutti i suoi Membri, in modo da darti tutti i riferimenti normativi che delineano quanto è stato sopra affermato. Per qualsiasi richiesta o necessità, non esitare a leggere e a scrivere in questo forum LINK, che rimarrà sempre aperto e fornirà supporto nonché aggiornamenti sulla Seconda Lettura del Pacchetto Telecom.
Infine, ti forniamo anche una proposta di lettera, che potrà darti lo spunto, se ne avessi bisogno, per cosa scrivere e dire.

"Gentilissimo On. , vorrei richiamare la Sua attenzione su alcune serie preoccupazioni che nutro nei confronti del Pacchetto Telecom, che sta per entrare nello stadio di Seconda Lettura al Parlamento Europeo.Le mie preoccupazioni si riferiscono agli articoli relativi a Internet nel Pacchetto Telecom, e che metteranno a repentaglio sia i benefici economici che Internet sta portando all'Europa, sia i diritti fondamentali quali la privacy e la libertà di espressione. Io desidero poter accedere a qualsiasi sito web o servizio Internet, alla velocità più elevata per la quale sono disposto a pagare. Non voglio che che gli operatori di rete scelgano per me quali siti web e quali servizi e applicazioni posso utilizzare. Voglio essere in grado di sperimentare nuove applicazioni e protocolli senza dover preventivamente chiedere il permesso agli operatori di rete, e non voglio che il traffico che genero e i contenuti ai quali voglio accedere siano bloccati o limitati dagli operatori di rete. Pretendo inoltre il rispetto della mia privacy, in conformità a quanto specificato dallo European Data Protection Supervisor e ribadito dallo stesso in data 09 gennaio 2009. Mi riferisco specificamente ai seguenti articoli del Pacchetto Telecom [1] e [2], i quali: 1. permetteranno il filtraggio di contenuti, applicazioni e servizi - Direttiva Servizi Universali, Articolo 22(3), 2. consentiranno di applicare un rifiuto di accesso a materiale on-line protetto da copyright attraverso tentativi di imposizione, anche quando tale accesso è legale, per mezzo della "cooperazione" fra fornitori di accesso e "i settori interessati alla promozione di contenuto legale" - Direttiva Servizi Universali, Articoli 33(3), 20(1.b.1), 21(4a); e Direttiva Quadro, Articolo 8(4g), 3. minacceranno la privacy attraverso la memorizzazione e l'elaborazione dei dati personali per "motivi di sicurezza" - Direttiva sulla Privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, Articolo 6(7). Allo stesso tempo, 1. sono state rimosse le protezioni per gli utenti contro le pratiche discriminatorie, le sanzioni sproporzionate e le restrizioni inique di servizio - Direttiva Quadro Articolo 8 (4g) e Direttiva servizi universali Articolo 32a; 2. sono stati indeboliti i controlli regolatori sulle attività dei fornitori di servizio, che proteggerebbero contro pratiche inique, restrittive o discriminatorie - Direttiva servizi universali, Articolo 22(3). In qualità di Suo elettore, Le chiedo pertanto di opporsi a [2]: * Direttiva Servizi Universali o Articolo 22(3); o Articolo 33(3); o Articolo 20(1.b.1); o Articolo 21 (4a); * Direttiva sulla Privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche o Articolo 6(7) come da raccomandazioni EDPS (European Data Protection Supervisor) del 09 gennaio 2009 [4] e Le chiedo di sostenere [3]: * Direttiva Quadro o Articolo 8.4(ga) (Emendamento 138) * Direttiva Servizi Universali o Art. 32a (Emendamento 166) Confidando in un Suo appoggio verso i diritti fondamentali dei cittadini europei, Le porgo distinti saluti
Potete trovare gli indirizzi mail a questo link.

Indice dei collegamenti:

E mail di Paolo Brini
-per ragioni di privacy riferirsi all'articolo originale in scambioetico.org
E-mail e il numero di telefono di tutti gli europarlamentari italiani
-per ragioni di timore della privacy esercitata in modo "ricattatorio e vessatorio" riferirsi all'articolo originale in scambioetico.org
Indirizzo per il pdf della lettera aperta
http://www.scambioetico.org/Telecom_package_italian.pdf
Indirizzo al Forum di scambioetico.org
http://www.scambioetico.org/index.php?board=31.0

Fonte: http://velenosereno.blogspot.com/2009/02/vogliono-uccidere-internet.html

22 febbraio 2009

STATI UNITI E CUBA, VERSO LA NORMALIZZAZIONE?

di Salim Lamrani 20.02.2009

Cuba ha celebrato il cinquantesimo anniversario del trionfo rivoluzionario di Fidel Castro sulla dittatura di Fulgencio Batista nel 1959. Da parte sua, il nuovo eletto presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in carica dal 20 gennaio, fa scattare una straordinaria attesa in tutto il mondo. I Cubani sperano di stabilire, infine, un dialogo, una conciliazione con l'Occidente e il nuovo leader e di risolvere le loro divergenze. Fare un bilancio delle relazioni del governo Bush e un'analisi delle prospettive future.

L'elezione di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti è una rivoluzione senza precedenti. Per la prima volta nella storia, un uomo di colore raggiunge la posizione suprema. Scegliendo il candidato democratico, il popolo americano ha portato al potere un uomo che cerca di incarnare una nuova politica dopo la disastrosa amministrazione Bush.(1)
L'arrivo di Obama al potere è di buon auspicio per le future relazioni tra L'Avana e Washington. Come un simbolo, l'ex senatore dell' Illinois è il primo candidato presidenziale democratico che si è accaparrato il voto ispanico nello Stato della Florida, dove vivono 800.000 cubani, con un ampio margine di 57%. (2)

I Cubani sull'isola hanno accolto con favore la nomina di Obama con un misto di soddisfazione e cautela. "E 'certamente più intelligente, colto e leale rispetto al suo avversario repubblicano", ha detto Fidel Castro in relazione alla sua elezione. "E' il migliore oratore politico degli Stati Uniti degli ultimi decenni ", ha aggiunto, lodando il suo programma ben articolato di idee. (3)

L'amministrazione Bush ha acuito le tensioni con l'Avana ad un livello senza precedenti in quanto dai "giorni" di Reagan ha singolarmente aumentato le sanzioni economiche. Dall' avvento al potere, l'ex governatore del Texas ha dichiarato il suo desiderio di rovesciare il governo cubano. Pertanto, non sorprende, che Cuba avesse una preferenza per Obama contro John McCain, considerato l'erede di George W. Bush.

Fin dall'inizo del suo mandato, nel 2002, l'amministrazione Bush è stata aggressiva verso L'Avana. Nel mese di aprile 2002, John Bolton, allora sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e della sicurezza internazionale, ha accusato Cuba di produrre armi biologiche ed esportarle verso paesi terzi, che minacciano l'isola con rappresaglie. Nel maggio 2002, nel corso di una storica visita a Cuba, l'ex Presidente U. S. James Carter ha negato le accuse di Bolton, costringendo Washington a fare marcia indietro. (4)

Nel settembre 2002, James Cason è stato nominato capo della U.S. Sezione di Interessi all'Avana (SINA). Al suo arrivo a Cuba il 10 settembre, ha dichiarato la sua intenzione di "accelerare la transizione verso una società democratica a Cuba". Una settimana più tardi, ha riunito le principali figure dell'opposizione cubana, mettendo a disposizione assistenza finanziaria e materiale per svolgere la loro attività contro il governo. Nel marzo 2003, 75 oppositori che avevano accettato che il "trattamento economico" fornito da Washington, sono stati arrestati e condannati al carcere duro, per associazione con una potenza straniera. (5)

Cason ha anche cercato di incoraggiare l' emigrazione, rifiutando di concedere ai richiedenti visti, violando gli accordi sull'immigrazione del 1994. Hanno stabilito che gli Stati Uniti dovrebbero concedere almeno 20.000 visti a Cuba in un anno. Ad esempio, dal 1 ° settembre 2002 al 28 febbraio 2003, gli Stati Uniti ha concesso solo 505 visti, vale a dire il 2,5% del totale fissato dalla convenzione. Ad esempio, nel 2002, Washington aveva emesso per lo stesso periodo 7237 i visti, 8300 nel 2001, 10.860 nel 2000 e 11.600 nel 1999. (6)

Allo stesso tempo, con l'obiettivo di destabilizzare il paese, l'amministrazione Bush ha incoraggiato l'immigrazione clandestina attraverso Radio e TV Martí, ricordando l'esistenza della Legge di Aggiustamento cubano. Questo permette ad ogni cubano che legalmente o illegalmente migra verso gli Stati Uniti di ottenere automaticamente dopo un anno lo status di residente permanente e una serie di vantaggi in più. (7)

L' impresa ha avuto successo. Infatti, tra l'agosto 2002 e aprile 2003, ci sono stati sette sequestri di persona, di cui uno fatale, a Cuba. Le persone in questione sono stati in grado di raggiungere gli Stati Uniti dove sono stati rilasciati su cauzione, incluso il responsabile dell'uccisione di un marine lanciando un chiaro messaggio a tutti coloro che volevano emigrare. Allo stesso tempo, Roger Noriega, allora assistente segretario di Stato per gli affari interni americani, ha detto che qualsiasi massiccio flusso di immigrati dovrebbe essere "considerato una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e che richiedono una risposta militare". Di fronte a tali minacce esplicite, L'Avana aveva cercato di reagire bruscamente e tre dirottatori sono stati portati in giudizio, nel mese di aprile 2003, mettendo così fine alla crisi. (8)

Nel maggio 2004, Bush ha imposto nuove sanzioni istituita la Commissione per l'assistenza per una Cuba Libera. Tali sanzioni limitano a 14 giorni, ogni tre anni il soggiornano nel loro paese di origine dei cubani residenti negli Stati Uniti, separando così molte famiglie, e riducono a soli $ 100 al mese le somme che possono essere inviate. La Commissione ha aumentato i finanziamenti per l'opposizione, per la trasmissione di programmi dei ribelli, lanciando una campagna internazionale per screditare il governo di L'Avana. La Casa Bianca ha inoltre nominato proconsole Caleb McCarry come responsabile di una transizione a Cuba post-rivoluzionaria. (9)

Allo stesso modo, violano il diritto internazionale, l'amministrazione Bush non ha esitato ad applicare sanzioni economiche contro Cuba. Diversi delegati cubani sono stati espulsi da diversi alberghi dove stavano soggiornando in Messico, Norvegia e Regno Unito, sostenendo gli l'hotels appartenevano a multinazionali americane. Washington inoltre ha intensificato provocazioni contro Cuba e annullato la maggior parte degli incontri sportivi, culturali e universitari tra le due nazioni. (10)

Nel luglio 2006, Bush ha elaborato altre sanzioni e fissa entro 18 mesi la data per eliminare il governo di Fidel Castro. A tal fine un apposito bilancio di $ 80 milioni, che comprendevano un aumento dei finanziamenti al dissenso, la moltiplicazione delle trasmissioni sovversive contro Cuba, una lobby, invitato le altre nazioni a rafforzare l'assedio e le sanzioni contro i paesi che commerciano con l'Isola di Caribe. (11)

Il 24 ottobre 2007, "l'inquilino" della Casa Bianca ha pronunciato un discorso virulento al Dipartimento di Stato a Washington contro Cuba. Bush ha annunciato la creazione di un "Fondo per Cuba Libera 'di svariati miliardi di dollari per rovesciare il governo di Cuba, e per riportare la sfera di influenza degli Stati Uniti. Bush ha detto chiaramente: "la parola di base nel nostro futuro rapporto con Cuba non è 'stabilità' [ma] 'libertà'". (12)

Una relazione da parte del GAO (United States Government Accountability Office – GAO) del 19 dicembre 2007, ha pubblicato 96 pagine sulle conseguenze causate da un irrigidimento delle sanzioni economiche contro Cuba, ed è indicativo della crudeltà dell'amministrazione Bush con l'Avana. Secondo il GAO, l'irrigidimento dei servizi doganali nei confronti di Cuba "riduce la capacità delle dogane di effettuare il loro compito, che è quello di impedire a terroristi, criminali ed gli altri stranieri di entrare nel paese. (13)

Le misure adottate dall'amministrazione Bush sono state un fallimento. Le sanzioni economiche hanno sollevato una reazione unanime. Il mondo del lavoro, l'opinione pubblica e la comunità internazionale si sono opposte ad esse. Il 29 ottobre 2008, per il diciassettesimo anno consecutivo, 185 dei 192 membri dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno chiesto la revoca di tale punizione che provoca sofferenze ai cubani. Mai è stata raggiunta una schiacciante maggioranza. Solo gli Stati Uniti, Israele e Palau hanno votato contro la risoluzione. Dalla loro introduzione nel 1960, le sanzioni sono costate la bellezza di 93.000 milioni di dollari per l'economia cubana e 3.700 milioni di euro l'anno 2007. (14)

La posizione di Barack Obama

Il nuovo presidente ha dichiarato la sua disponibilità a impegnarsi in colloqui bilaterali con il governo di L'Avana, "per normalizzare le relazioni e ammorbidire l'embargo che hanno caratterizzato le relazioni tra i nostri paesi nel corso degli ultimi cinque decenni. Obama è il primo presidente degli Stati Uniti ad annunciare un eventuale revoca dello stato d'assedio contro Cuba economica. (15)

Secondo la sua promessa in campagna elettorale, Obama avrebbe subito revocato le restrizioni sui viaggi e le rimesse imposti nel 2004. "Questa è ancora una volta una questione umanitaria e strategica. [...] Questa decisione ha un'impatto profondamente negativo sul benessere del popolo cubano", ha detto Obama. Come presidente, "sovvenzioni per i cubano-americani, diritti illimitati per visitare le loro famiglie e per inviare denaro nell'isola", ha assicurato. (16)

Da parte sua, il Congresso dominato dai democratici, potrebbe porre fine al divieto di viaggiare a Cuba e per i cubano-americani sarebbe una destinazione turistica gli Stati Uniti. Inoltre, le procedure amministrative consentirebbero anche a L'Avana di comprare più prodotti agricoli dagli Stati Uniti e rimuovere facilmente le restrizioni in materia di scambi accademici, culturali e manifestazioni sportive.

Un modus vivendi tra Cuba e gli Stati Uniti è inconcepibile. Dal 1959, L'Avana ha ripetutamente teso un ramo d'ulivo a Washington e ha ricevuto un rifiuto sempre più ostinato. Il governo di Raúl Castro, che aveva proposto un dialogo a Bush due volte dal 2006, ha dichiarato la sua disponibilità a risolvere tutte le divergenze con la nuova amministrazione democratica, proponendo il rispetto per la sovranità, la reciprocità e la non ingerenza. (17)

Il presidente Obama ha una opportunità storica di porre fine ad un' obsoleta, disumana politica contro il popolo cubano. Se da prova del coraggio politico necessario, se riesce a sfuggire alla probabilità, sempre più forte, di un attentato contro la sua vita, allora sarà possibile considerare una soluzione onorabile per le due nazioni, dopo 50 anni di relazioni conflittuali.

Note
1- Il New York Times ", il prossimo presidente", 4.11. 2008.
2- Casey Wood, «Obama First Democrat to Win Florida’s Hispanic Vote», The Miami Herald, 5.11.2008.
3- Fidel Castro Ruz, «Las elecciones del 4 de noviembre», Cuba Debate, 3.11.2008.
4-The Miami Herald, «No Proof of Bioweapons in Cuba, Carter Says», 14.052002.
5- Cuba Socialista, «The Diplomacy of James Cason», settembre 2003.
6- Salim Lamrani, Fidel Castro, Cuba y los Estados Unidos (La Habana: Editorial José Martí, 2008), p. 189
7- Ibid.
8- Ibid.
9-Colin L. Powell, Commission for Assistance to a Free Cuba, (Washington: United States Department of State, mai 2004). www.state.gov/documents/organization/32334.pdf (sito accessibile 7.05. 2004).
10-Salim Lamrani, «Washington dicta la ley sobre Cuba en Europa», Rebelión, 16.01.2007.
11- Condolezza Rice & Carlos Gutierrez, Commission for Assistance to a Free Cuba, (Washington: United States Department of State, Julio de 2006).www.cafc.gov/documents/organization/68166.pdf (sitio consultado el 12 de julio de 2006).
12-George W. Bush,"Osservazioni del Presidente della politica su Cuba", Ufficio Stampa del Segretario, il Miami Herald, 24.10. 2007.
13- The United States Government Accountability Office, Economic Sanctions. Agencies Face Competing Priorities in enforcing the US Embargo on Cuba, Report to Congressional Requesters, novembre 2007.
http://www.gao.gov/new.items/d0880.pdf (sitio consultado el 21 de diciembre de 2007), Introduzione, pp. 1, 6, 7, 48. 1, 6, 7, 48.
14- Edith M. Lederer, «UN Again Urges US to Lift Embargo Against Cuba», The Associated Press, 29.10.2008.
15- Barack Obama, «Our Main Goal: Freedom in Cuba», The Miami Herald, 21.08.2007.
16- Ibid.
17- El Nuevo Herald, «Triunfo de Obama pone a Raúl ‘contra la pared’, afirma opositor», 6.11.2008.

Salim Lamrani è Docente presso l'Università Paris Descartes e giornalista francese, esperto in relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Ha appena pubblicato Doble Moral.

Fonte:http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12379

21 febbraio 2009

FACEBOOK: "LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH' ENTRATE"!

Cancellarsi definitivamente è sempre più difficile.

Secondo le nuove condizioni d'uso, Facebook può fare quello che vuole delle informazioni immesse dagli utenti. Anche quando si cancellano.

Facebook ha modificato recentemente le Condizioni d'uso che gli utenti devono accettare al momento di creare l'account, arrogandosi in pratica il diritto di disporre a piacimento di tutti i contenuti (testi, immagini, filmati) inseriti dagli utenti, anche qualora questi decidano di cancellarsi definitivamente dal social network.

Chi si iscrive concede a Facebook il diritto "perpetuo, irrevocabile, non esclusivo, trasferibile" di usare in qualsiasi modo ("copiare, pubblicare, diffondere, conservare, rendere pubblico, trasmettere, modificare" e la lista è ancora lunga) le immagini, i testi e quant'altro possa essere catalogato sotto la dicitura "User Content", ossia praticamente qualunque cosa. Non solo: Facebook può anche concedere i contenuti in sub-licenza.

"Pazienza" - qualcuno potrebbe dire - "ci si può sempre cancellare". È vero, ma i contenuti potrebbero non scomparire insieme all'account.

Nella versione originale delle Condizioni d'uso c'erano un paio di righe che tutelavano certi diritti degli utenti: "Potete rimuovere i vostri Contenuti Utente dal Sito in qualunque momento." - si poteva leggere - "Se scegliete di rimuovere i vostri Contenuti Utente, la licenza concessa scadrà automaticamente, ma riconoscete alla Compagnia il diritto di conservare delle copie archiviate dei vostri Contenuti Utente".

Ora queste righe sono scomparse, la licenza non scade più e "The Company" non ha più bisogno di archiviare alcunché, dato che può fare quello che vuole con le informazioni immesse, che non saranno mai soggette all'oblio.

Per essere ancora più chiari, una lunga lista, rubricata sotto la voce "Termination and Changes to the Facebook Service", elenca tutto ciò che non svanisce con la chiusura dell'account e comprende pressoché qualunque attività un utente compia tramite Facebook.

In pratica i nuovi iscritti si consegnano completamente al social network che va tanto di moda e così fanno anche quelli vecchi, che a suo tempo avevano accettato le Condizioni originali.

Da sempre, infatti, le Condizioni d'uso prevedono una clausola che ne consente la modifica da parte della società senza la necessità di avvisare gli iscritti. Anzi, "Continuare a usare il Servizio Facebook dopo tali cambiamenti costituisce l'accettazione delle nuove Condizioni".

Esiste in realtà una possibilità per mantenere il controllo sulle informazioni immesse e sta nell'essere estremamente restrittivi per quanto riguarda le impostazioni sulla privacy.

Le Condizioni esplicitano infatti che l'unico limite che Facebook si autoimpone riguarda proprio quelle impostazioni: prima di cancellarsi, quindi, sarà utile regolarle. Dopo essere usciti dal social network tutto sarà di "proprietà" di Facebook.

Alla fine è intervenuto Mark Zuckerberg in persona per chiarire meglio la situazione che si è creata quando qualcuno ha cominciato a notare i recenti cambiamenti apportati alle Condizioni d'uso di Facebook.

Fonte: www.zeusnews.com

20 febbraio 2009

RESPIRARE MORTE MANGIANDO VELENO



www.diciamolatutta.tv

Che vi sia un incalcolabile business dietro i rifiuti è decisamente noto a tutti. Che siano politici e grandi imprenditori a guadagnarci in moneta e scambi di favori, anche questo è noto a tutti. Bruciare rifiuti uccide noi, e le generazioni future. Per smaltire le polveri sottili inquinanti che rimangono nell'aria occorrono centinaia e probabilmente migliaia di anni. Noi non ci saremo, ma permettendo l'utilizzo degli inceneritori, non ci saranno nemmeno le generazioni future. Lo scienziato Stefano Montanari, risponde alle domande degli spettatori e....state un pò a sentire cosa succede...

GLI EFFETTI DELLA CRISI

Il fallimento dei piani di riscatto europei aumenta la crisi finanziaria.

Bruxelles afferma che si dovrebbero liquidare le banche e prevede che la recessione eliminerà 3,5 milioni di lavoratori. La Germania avvisa su possibili bancarotte degli Stati.

CLAUDI PÉREZ 18/02/2009

Le reazioni dei mercati sono di solito massicce e fulminanti. Se si impegnano, possono far cadere le torri più alte. Al momento, la caduta dei mercati nell’ultimo anno e mezzo ha finito con gli investment banking, ha portato al fallimento di una decina d’identità finanziarie, ha evaporato miliardi di euro dalla Borsa e ha fatto esplodere parecchie bollicine immobiliari nel mondo sviluppato dell'occidente, sottomesso in una recessione drammatica. I mercati hanno fatto piegare le ginocchia anche ad alcuni paesi come l’Islanda. Le vittime sono sempre più illustri, a tal punto che la Germania mette in guardia dal rischio di bancarotta che corrono alcuni paesi dell’eurozona nel mezzo di un’ulteriore giro di vite uno in più, della crisi finanziaria.

La banca ha vissuto ieri una nuova sessione della Borsa da incubo, di fronte alla constatazione che i piani di riscatto sono insufficienti per rispondere alla grande quantità di problemi. Bruxelles è cosciente che i salvagenti multimiliardari alla banca hanno avuto degli effetti piuttosto scarsi e la commissaria di Competenza, Neel Kroes, ha avvisato che l' eurozona dovrà “prendere decisioni dure sulla ristrutturazione o possibili immissioni di liquidi controllati. E queste decisioni dovranno essere adottate velocemente”.

La commissaria ha insistito che se gli Stati non prendono ora delle misure per ridurre l’incertezza e riattivare il credito, le conseguenze saranno “continuare su modelli di affari falliti, rovinare le finanze pubbliche, consolidare la distorsione di competitività con aiuti pubblici senza fini, rompere il nostro mercato interno e impedire che dalla crisi nasca un mercato bancario praticabile”.

Ciò che è più grave è che, in questo nuovo capitolo della crisi bancaria, qualche paese possa essere trascinato con la sua caduta. L’Irlanda è “in una situazione molto difficile” ha assicurato, il ministro delle finanze tedesco, Peter Steinbruck, che si è affrettato a dichiarare che non ha mai voluto mettere in dubbio la capacità di sovvenzione dell’Irlanda. Protagonista negli ultimi anni, di una sensazionale storia di successi, l’Irlanda oggi è dentro una profonda crisi. Alla recessione si somma un deficit pubblico enorme, che quest’anno potrebbe aumentare fino all’11% del PIL e il settore bancario più che mai sarà colpito dalle turbolenze.

L’Irlanda ha annunciato iniezioni milionarie nelle sue banche, assicura il 100% dei depositi e garantisce il debito delle sue banche. E questo potrebbe essere il problema. Lontano dal recuperare con queste misure, la banca irlandese continua la sua caduta libera e minaccia la solvenza dello Stato, la cui classificazione creditizia è già stata ribassata. Ci sono altri paesi con problemi: Steinbruck ha aperto la scatola dei tuoni e ha affermato che la zona euro deve essere preparata per poter aiutare gli “stati con difficoltà nei pagamenti”. Nuovamente la logica del troppo grande per cadere: i riscatti bancari cercavano di evitare che la bancarotta di una banca potesse eliminare tutto il settore. Questa idea vale per gli Stati.

I problemi finanziari hanno tirato i prezzi per assicurare il debito pubblico irlandese: i costi degli strumenti che si usano per questa copertura sono stati triplicati in una sola settimana. La Grecia e l’Austria hanno anche loro dei costi elevati, anche se di meno. La differenza dei bonus irlandesi su quelli tedeschi salgono, qualcosa che succede nella maggior parte dei paesi, inclusa la Spagna, “E’ poco probabile, ma se le speculazioni su possibili fallimenti non si frenano, questi tagli continueranno ad aumentare e metteranno in scacco gli Stati che dovranno affrontare i pagamenti derivanti dai loro debiti”, ha spiegato Antonio Villarroya, di Merril Lynch. Si tratterebbe dell’ennesima profezia compiuta così di moda nella crisi.

“In nessun paese dell’Europa esistono valide ragioni per pensare a una bancarotta. Ma ciò è possibile se i mercati finanziari decidono che un paese può trovarsi di fronte ad essa” ha assicurato Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies. Simon Johnson, ex economista capo del FMI, ha insistito, lo scorso fine settimana al G-7 per cercare una soluzione alle difficoltà dell’Irlanda, il cui governo, recentemente, ha smentito le voci su un intervento del FMI.

Fonte: EL PAIS

Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

19 febbraio 2009

MISSION POSSIBLE: IMBAVAGLIARE INTERNET


Nonostante la crisi del paese che sta sprofondando in una recessione senza precedenti, a Roma le priorità sono sempre le stesse: togliere libertà e diritti ai cittadini, tanto tra poco dovranno preoccuparsi solo di racimolare un pezzo di pane, e nessuno si preoccuperà di queste cose...
Imbavagliare internet, nonostante i grandi sforzi fatti a colpi di decreti, l'ultimo del ministro D'alia, è sicuramente ancora difficile per ovvi problemi tecnici, ma a piccoli passi sono sicuri di riuscire, intanto visto che la cosa non è ancora fattibile, l'on. Gabriella Carlucci (nella foto in alto), ex soubrette di Mafiaset, ha pensato bene di rendere rintracciabile e...oscurabile qualsiasi utente della rete, a proprio piacimento.
Il decreto 2195, in apparenza sembra prefissarsi il nobile (?) compito di "assicurare la tutela della legalità nella rete internet"; la pericolosissima proposta di legge deve ancora essere pubblicata, ma alcuni articoli del decreto hanno già attirato l'attenzione di molti.
Ad esempio il primo comma del secondo articolo, è molto esplicito nella censura che si prefigge: "È fatto divieto di effettuare o agevolare l'immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima".
Visto che già ora i provider sono in grado di risalire con una certa sicurezza, grazie ai dati contenuti nei log (indirizzi Ip, orari e via di seguito), agli autori di determinati contenuti, cosa si vuole ottenere? Bandire i nick? Essere obbligati a fornire nome, cognome, codice fiscale e foto?
Sembra una legge inutile, perchè di fatto l'anonimato non esiste nemmeno adesso.
Forse i sistemi di anonimizzazione come Tor e Freenet, dovranno fare le valigie visto che la loro attività agevola l'immissione di contenuti in forma anonima?
In realtà, per quanto possa sembrare esplicito, il comma sopracitato, lascia un ampio spazio all'interpretazione e quindi alla possibilità di "abusare" della legge a proprio piacimento.
Il secondo comma sembra un delirio di onnipotenza, in quanto va a toccare (o "minacciare") anche chi vive all'estero:
"I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato".
Chi sono in realtà questi soggetti? Quelli che ammettono interventi senza un'identificazione preventiva, ma che conservano gli indirizzi IP? Quelli che nemmeno si danno pena di registrare gli indirizzi Ip contravvenendo tra l'altro a una norma europea non ancora in vigore?
Con questo decreto basterà l'indirizzo IP per identificare i "rei", visto che i provider non sono attrezzati per identificare ogni singolo atto di ogni singolo utente relativamente ad ogni singolo servizio usato?
Ma al peggio non c'è mai limite, il terzo comma molto lungo inizia con: "Per quanto riguarda i reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa". Pericolosissimo perchè un blog personale letto da 2 amici con 3 visitatori diventa per la legge come il quotidiano più letto del paese! Se questo decreto sarà approvato, e sappiamo che succederà, tutto può essere considerato "pubblicazione" e "diffamazione". Ammirevole è il fatto che all'on. Carlucci sia sorto qualche dubbio, per cui il comma 3 specifica: "Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l'applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti".
Che tradotto sarebbe: "Se qualcuno si accorge che stiamo chiedendo l'impossibile, sarà compito del giudice "inventarsi" qualche scappatoia da commissionare al "Comitato per la tutela della legalità" , (che dal nome, non promette nulla di buono), anche perchè c'è già il reato di diffamazione, quindi anche le relative sanzioni.
Ma non finisce qui, il 4° comma recita: "In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d'Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni"... Niente paura, traduciamo anche questo, vuol dire che il decreto 2195, per le violazioni del copyright, si applica la legge sulle violazioni del copyright, precisazione tanto inutile quanto inconfutabile.
Se qualcuno aveva il dubbio che l'on. Carlucci legiferasse su questioni che non conosce, adesso ne ha la prova ineccepibile.
Internet non è la "selvaggia terra di nessuno" dove o si deve permettere ogni cosa oppure vietare tutto!
Questo decreto se approvato sarà un altro duro colpo alla libertà d'informazione che oggi solo in internet possiamo trovare. La disinformazione di regime si sta appropriando anche di internet.

18 febbraio 2009

BERLUSCONI HA CORROTTO L'AVVOCATO MILLS

L’avvocato inglese David Mills è stato condannato da un giudice milanese a 4 anni e 6 mesi di prigione per corruzione in atti giudiziari. I magistrati considerano confermato che Mills è stato corrotto dalla Finivest, l’azienda di Silvio Berlusconi, che ha pagato 600.000 dollari (460.000 euro) per testimoniare il falso a favore dell’attuale primo ministro durante i processi per corruzione celebrati contro Berlusconi.

L’attuale primo ministro italiano è stato imputato come presunto corruttore di Mills durante il processo, ma si è assolto dall' essere giudicato grazie al Lodo Alfano, chiamato così in onore all’attuale Ministro di Giustizia, Angelino Alfano, che aveva elaborato mesi fa una norma ad hoc che impedisce di processare le 4 cariche più alte della Repubblica Italiana, durante il loro mandato. Questa legge, approvata dal Parlamento, è esaminata in questo momento dalla Corte Costituzionale.

Il caso Mills aveva dato origini a uno scandalo nel Regno Unito, che finì con le dimissioni della moglie dell’avvocato, Ministro della Cultura del governo di Tony Blair. Paradossalmente, l’avvocato è stato condannato a indennizzare con 250.000 euro la parte civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cioè, Berlusconi.

La sentenza proietta un’ombra inquietante sugli usi giuridici del Cavaliere. In base al Tribunale, i 600.000 dollari pagati a Mills dalla Finivest nel 1998, erano serviti per comprare il testimone favorevole all’avvocato nei processi per commissioni alla polizia fiscale e nel caso All Iberian, con il fine di salvare Berlusconi.

“In un paese normale, ha detto ieri Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, il presidente del consiglio già avrebbe presentato le sue dimissioni”. ”Se c’è un corrotto, c’è un corruttore. Ma si sa come sono le cose in Italia”.

Fonte: El Pais

Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

BRUXELLES AL SERVIZIO DEI POTERI FORTI

La commissione europea finisce sotto accusa per i suoi malcelati legami con le lobbies industriali.
Il gruppo di esperti istituto dall’esecutivo comunitario per offrire consulenze politiche non è trasparente, perché fortemente sbilanciato a favore delle grandi imprese e privo di prospettive per la società civile. È quanto emerge da una relazione degli ambientalisti Friends of the Earth Europe, dal titolo emblematico: Whose views count? Business Influence and the European Commission’s High Level Group. Dall’indagine si evince che la composizione istituita ad alto livello dei sette gruppi punta a formulare raccomandazioni alla Direzione generale Imprese e Industria, ovvero la commissione industria della commissione Ue. Una situazione questa denunciata apertamente dagli ambientalisti, che hanno chiesto una moratoria per la creazione di nuovi meccanismi per gli organi consultivi affinché venga introdotto un equilibrio più equo nel funzionamento della struttura istituzionale. In sostanza i gruppi consultivi dell’esecutivo comunitario sono troppo legati alla grande industria e forniscono delle direttive per nuove proposte legislative della commissione.
Gli autori della relazione hanno rilevato, in particolare, che in due gruppi, quello relativo ai prodotti tessili e abbigliamento, e quello riguardante la regolamentazione dell’attività amministrativa, più della metà del numero dei membri appartiene alla grande industria. In altri settori come quello dei prodotti chimici, dell’energia, dell’agro-alimentare e dell’auto, più della metà dei suoi componenti proviene dal mondo dell’alta finanza. Soltanto in un gruppo, quello legato ai prodotti farmaceutici, l’attività è apparsa equilibrata, ma anche in questo sono stati messi in luce aspetti poco convincenti nella gestione.
Non è la prima volta, infatti, che con un rapporto viene evidenziato il legame fra attività politica dell’esecutivo comunitario e gruppi di pressione aziendale. Per quanto riguarda la compagine tessile e quella automobilistica - CARS 21 (Competitive Automotive Regulatory System for the 21st century) - i relatori del rapporto hanno espresso le loro preoccupazione in quanto vengono “annacquate o disattese le regole in nome della competitività”. Anche nel gruppo farmaceutico - uno di quei settori analizzati dal rapporto in cui non prevale eccessivamente la lobby industriale - cinque componenti su dieci provengono dalle grandi multinazionali come Big Pharma e le aziende del biotech, mentre gli altri cinque non rappresentano gli interessi commerciali. Tuttavia, anche lì, il solo gruppo della società civile coinvolto è la European Patients’ Forum, le cui quote di adesione costano 5000 euro ed è stata sostenuta da 337 mila euro di sponsorizzazioni aziendali. La relazione ha proposto come soluzione la nascita di un registro per l’adesione a questa compagine e un archivio dei processi verbali delle riunioni, nonché la dissoluzione del settore dominato da questi gruppi e la creazione di uno nuovo, al fine di perseguire trasparenza ed equilibrio con le altri parti sociali. La principale autrice della relazione, Christine Pohl, ha sottolineato che “l’industria ha enorme impatto su tutta la società – con implicazioni sociali, nella sanità pubblica e ambientali”. “La politica industriale non riguarda soltanto l’industria”, ha aggiunto a ragione la Pohl.

Andrea Perrone

Fonte: http://www.rinascita.info/

17 febbraio 2009

ELEZIONI ISRAELE: CIO' CHE STA ARRIVANDO...



di Adrian Salbuchi 10.02.2009
Comunicato Stampa No. 63 - 08.02.2009
1-Elezioni nello stato di Israele...
Martedì prossimo ci saranno le elezioni nello Stato di Israele. Secondo le ultime inchieste della Catena Diez della televisione israeliana, il favorito è il falco Benjamin “Bibi” Netanyahu del partito di estrema destra Likud che otterrà 27 dei 120 seggi, che diventerà il nuovo primo ministro di Israele, mentre Tzipi Livni, attuale cancelliere di Israele otterrà 25 seggi per il partito officialista di Kadima, e anche Israele Beitenu della estrema destra del partito Avigdor Lieberman otterrà 19 seggi.
Netanyahu ha dichiarato che darà un “importante ministero” a Israel Beitenu che “da impulso per un attacco più duro a Gaza e registra un consenso costante, specialmente tra i giovani”.
Quindi, da martedì prossimo, lo Stato Terrorista di Israele rafforzerà e raddoppierà la sua politica di genocidio e di terrore, specialmente in quel grande campo di concentramento con 1.500.000 prigionieri civili, vero Auschwitz in pieno Medio Oriente e in pieno XXI secolo, nel quale gli israeliani hanno trasformato la striscia di Gaza- secondo le parole del Cardinale Renato Martino, Presidente del Consiglio per la Giustizia e la Pace nel Vaticano.
Non c'illudiamo: il “cessare il fuoco” dichiarato da Israele lo scorso 19 di gennaio è servito puntualmente solo per due scopi:
Negli Usa: Permettere la vittoria di Barack Obama e del suo gabinetto pro-Israele, senza che il genocidio portato avanti da Israele nella striscia di Gaza venisse riportato nelle prime pagine dei giornali, e
In Israele: Permettere che il 10 febbraio si portassero in modo ordinato le elezioni in Israele, consolidando così l' estrema sinistra al potere.
Ciò che sta arrivando…
-Rinnovati attacchi e uccisioni nella Striscia di Gaza da parte delle forze d' invasione terroristiche dello Stato di Israele, aumentando così l’Olocausto Palestinese.
-Rinnovati attacchi contro il sud del Libano e le forze di Hezzbollah e, ancora più importante,
L’inizio del lungamente pianificato e sperato attacco militare unilaterale dello Stato di Israele sostenuto dagli Usa contro la Repubblica dell’Iran non appena Netanyahu e i tre sionisti “chiave” nel governo di Obama (il vicepresidente Joe Biden, la segretaria di Stato Hillary Clinton e il capo del gabinetto nordamericano-israeliano Rahm Emanuel) abbiano finito di ordinare e consolidare la loro alleanza politico-militare.
Questo attacco utilizzerà nuove armi nucleari, motivo per il quale questo 2009 vedrà l’inizio di un confronto nucleare di portata e prospettive non calcolabili.
2-La Patagonia nuovamente nel mirino del sionismo internazionale.
Il Vice-comodoro Horacio Ricciardelli, presidente dell'”Agrupaciòn Condor Nacional”, ha emesso un importante comunicato mettendo in allerta la popolazione sulle dichiarazioni di Hernando Grousbau, console onorario dello Stato di Israele in Patagonia, e Presidente dell’Associazione israeliana a Neuquén, Cipolletti, Allen e anche la DAIA. Grossman ha espresso a nome della comunità ebraica di quella zona "la sua solidarietà con il popolo e con lo Stato di Israele, sottomesso al terrorismo del gruppo di Hamas, che ha lanciato mille di missili e mortai sulla popolazione civile israeliana durante quest’ultimi sette anni, incluso il periodo di tregua tra Israele e la stessa organizzazione di Hamas".
In questo modo, un agente di una potenza estera insieme a organizzazioni come la DAIA che sono agenti di una potenza estera, operano liberamente all’interno del nostro paese, con la pretesa di coinvolgere tutta la nostra comunità –ebraica- e allinearsi con la politica terroristica dello Stato di Israele.
Come abbiamo informato in pubblicazioni anteriori, la presenza di “mochileros (quelli che portano gli zaini) molti di loro dell’esercito israeliano, lungo tutta la Patagonia, Argentina e Cile, stanno facendo rilevamenti per future occupazioni, fanno temere per il futuro della nostra Patagonia.In più considerando che lo stesso padre del sionismo internazionale, Theodor Herzl, nel suo libro ”Lo stato ebraico” (Vienna.1896) propone esplicitamente la creazione di un secondo stato ebraico “in Argentina in cambio di un compenso economico” (Debito per territorio?)
Si chiede così il VCom(R)VGM Horacio Ricciardelli: ”Sarà Grosbaum uno dei prossimi governati della Repubblica della Patagonia Andina? Il SIDE o SIE invece di spiare cosa fa l’opposizione o quelli che difendono l’interesse e il patrimonio nazionale argentino, starà investigando sulle denunce fatte da un anno da un Capo di di Stato Maggiore dell’Esercito? Motivo per il quale ha perso il posto, da un' ispezione totale della Patagonia e altre zone del territorio nazionale (Misiones) da parte di un gruppo di israeliani, così come lo fanno gli inglesi da secoli e gli statunitensi comprano grandi estensioni di terreno e inaugurano aeroporti? La Patagonia è territorio liberato? Sanno gli argentini che non possono essere collocati radars nella Patagonia per ordine dell’Inghilterra(Trattato di Madrid,1990), e che il controllo del Sud Atlantico potrebbe essere interpretato come un’aggressione al controllare le sue aree d’influenza verso le Falkland(Malvinas) e lo spostamento di navi e aeronavi militari? Sanno gli argentini che qualche anno fa è stato disattivata la più grande unità operativa aerea di combattimento, la XBrig Aérea con sede a Rio Gallegos, Santa Cruz, che inoltre era un’unità chiave per la connessione aerea verso l’Antartide Argentina?
Ciò che sta arrivando:
-La “palestinizzazione” della Patagonia Argentina e, per estensione, di tutto il nostro paese? Da qui l’importanza di prendere coscienza del pericolo che rappresentano gli obiettivi e interessi del sionismo internazionale sul nostro paese.
-Le due pinze del terrorismo intellettuale sionista che utilizzano per aggredire chi ha un’opinione diversa sono: l”antisemitismo” e il Mito dell’Olocausto, come drammatizzazione storica fino all’assurdo che ha permesso al sionismo di ottenere ampi consensi di simpatia e appoggio tra i grandi settori dell’opinione pubblica, che si traduce in appoggio concreto-e molto stretto nel caso degli Usa-agli obiettivi e interessi politici, militari, diplomatici ed economici dello Stato Terrorista di Israele.
-Avanza il Terrorismo intellettuale nel mondo e nell’Argentina.
Nel suo “proclama politico” numero 278 del 06-02.08, il Dr Juan Gabriel Labaké segnala il fenomeno della moderna Gestapo della signora Angela Merkel che esige al tedesco e impaurito papa Benedetto XVI far resuscitare l’inquisizione per vietare che la terra ruoti intorno al sole. Ma questa volta, non perché l’ha detto la Bibbia ebraica, chiamata Antico Testamento nella sua infantile leggenda sulla creazione del mondo (e di Abramo, Giacobbe, Mosè l’esodo e il diritto del “popolo eletto” di uccidere altri per togliere loro le terre), ma perché questo esigono i sionisti, padroni unici e assoluti della infantile “storia ufficiale” creata da Hollywood. Il sionismo internazionale batte i piedi, con tutto il suo potere politico (e finanziario, la Merkel e il Papa lo sanno) e tutti tremano in Germania e in altri paesi satelliti, come il nostro.
Per obbedire come si deve agli ordini del sionismo, il governo argentino è pronto ad inviare al Parlamento un progetto di legge con il quale sarà un delitto penale investigare se sono reali le cifre e metodi che la storia ufficiale sionistica ha imposto come dogma indiscutibile sul così denominato Olocausto.
Ci prepariamo, così, ad entrare in una nuova notte oscurantista e tenebrosa, simile alla vissuta (sofferta) durante la dittatura militare.

16 febbraio 2009

IN ATTESA TRA LE MACERIE

Di fronte all'ospedale Shifa di Gaza, uno dei tre principali nosocomi della Striscia, il muezzìn chiama alla preghiera di mezzogiorno del venerdì, tradizionalmente la più partecipata. Il traffico si interrompe quasi totalmente e il caos del mercato cittadino si tacita. La gente della zona e i dipendenti dell'ospedale affluiscono ordinatamente verso la moschea di Shifa. Solo che la moschea non c'è più.
moschea di shifa - foto di luca galassiE' stata rasa al suolo, come molte altre, dall'offensiva israeliana di gennaio. La moschea di Shifa sorgeva a pochi metri dall'omonimo ospedale sotto cui, secondo i servizi di intelligence israeliani, si nasconde la leadership di Hamas. Le macerie sono state in gran parte rimosse e al posto del santuario c'è una spianata, sopra la quale sono stati disposti teli e tappeti per la preghiera. Il sermone tra le macerie è un'immagine che ben rappresenta la situazione della Striscia di Gaza dopo l'operazione Piombo Fuso. Più di metà delle strutture del territorio, in gran parte civili, sono state almeno danneggiate. Secondo le ultime stime, ricavate dalle missioni di valutazione umanitaria giunte dopo l'offensiva, gli edifici completamente distrutti sono almeno 14mila. Circa 90mila le persone non hanno più una casa. Qua e là, gruppi di operai lavorano alla rimozione delle macerie, molti di loro indossano i berretti verdi distribuiti da Hamas per proteggerli da sole, ma soprattutto per segnalare la presenza del governo sul territorio. Ma i lavori di ricostruzione non sono nemmeno iniziati. 

15 febbraio 2009

BANCA MONDIALE O COLPO DI STATO PERMANENTE


Intervista con Eric Toussaint presidente del CADTM Belgio (comitato per la cancellazione del debito dei paesi del terzo mondo) e autore del libro "Banco Mundial o el Golpe de Estado permanente" che spiega le politiche del Banco Mondiale nel suo contesto politico e geostrategico, svelando il suo lato intrinseco.

di Miguel Riera, 05.06.2007

Il tuo libro ha un titolo provocatorio: "Il colpo di stato permanente". Vuoi spiegare il motivo del titolo?
Ho voluto sottolineare che la Banca Mondiale ha sostenuto regimi dittatoriali o partecipato alla destabilizzazione dei regimi democratici. Per citare un esempio, ora, il libro spiega come la Banca Mondiale ha contribuito a destabilizzare il regime di João Goulart in Brasile nei primi anni sessanta, come ha fermato il prestito al governo di Salvador Allende in Cile, nei primi anni Settanta; come sospese l'assistenza al governo sandinista negli anni Ottanta.
La Banca mondiale, che sembra essere piuttosto uno strumento inefficace per lo sviluppo, com'è l'opinione della maggioranza degli esperti, è in realtà uno strumento di politica estera degli Stati Uniti e un ente direttamente coinvolto nella vita politica dei paesi membri mondo.
Parlo della vita politica dei cosiddetti paesi del Terzo Mondo, perché la Banca mondiale non intervenire nella vita economica e politica d'America, in Belgio o in Spagna ... E si può aggiungere un altro concetto: attraverso il ricatto del debito estero, la Banca Mondiale interviene nell'ambito di normali decisioni dei governi dei paesi indebitati.
Per continuare con gli esempi, dove nel 2005 l'attuale presidente dell' Ecuador, Rafael Correa è stato ministro delle Finanze, ha istituito una politica che è stata pronta ad utilizzare la maggior parte delle entrate derivanti dal petrolio per la spesa sociale, la Banca mondiale chiedeva la fine di questa politica, il ministro ha rifiutato di farlo sotto la pressione dei suoi colleghi, ed ha dovuto dimettersi. E 'stato un discorso al di fuori della Banca mondiale, in questo caso in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, hanno raggiunto l'obiettivo delle dimissioni di un ministro.
 
Lei pensa che l'indifferenza della Banca mondiale per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e la democrazia, esiste ancora oggi, che non è una storia del passato, ma il presente e il futuro, forse?
Sì, questa indifferenza, in pratica, esiste ancora. Vi è, tuttavia, un cambiamento importante rispetto questo discorso.
Ora la Banca Mondiale comprende la questione dei diritti umani nel suo intervento, anche nel vivo del suo ordine pubblico o di recuperare la sua politica di co-organizzazioni della cosiddetta società civile (ONG, ecc. Anche se in realtà Banca mondiale spende soltanto una frazione del suo denaro per sostenere i progetti delle ONG nel settore delle donne, della salute e dell'istruzione).
Presupposti per promuovere l'attuazione dei diritti umani. Ma, in generale, prosegue con una politica macroeconomica che comporta il mancato rispetto dei diritti umani, quali definiti nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 o in varie convenzioni e trattati internazionali, come il trattato sull'Unione economica e sociale e culturali del 1966.
La politica macroeconomica della Banca mondiale è più significativa nei paesi in via di privatizzazione, e la privatizzazione significa che le imprese con l' elemento strategico del debito dei paesi vengono acquistati da parte delle multinazionali del Nord, e, dall'altro lato comporta privatizzare la sanità, l'istruzione e altri tipi di servizi essenziali come le poste, le telecomunicazioni e la distribuzione di acqua ... Questo è evidentemente, come l'esperienza ci insegna, è totalmente in contrasto con l'attuazione dei diritti umani in tutto il mondo.
 
Che dire della democrazia, crede che la Banca mondiale continui a sostenere, o intende farlo in futuro, regimi dittatoriali in cui essi non rispettino le libertà politiche?
Che la Banca mondiale sostiene le dittature, è molto chiaro. Pakistan, per esempio, è un "client" nella terminologia della Banca mondiale, un "cliente più alto", è una dittatura militare, e sicuramente un alleato strategico degli Stati Uniti nella regione. Si potrebbe anche prendere il caso della Turchia, che non è una dittatura militare, ma vi è una chiara mancanza di rispetto per i diritti umani e dei diritti politici, come ad esempio per i curdi. La Turchia è un paese che è sempre stato "cliente" della Banca mondiale.
O in Africa, il Ciad, è un paese sotto la dittatura militare di Idriss Déby, la Banca Mondiale è lì perché c'è il petrolio e grandi imprese americane hanno interessi nella regione. E 'chiaro che la Banca mondiale è lì per aiutare la politica di investimento delle transnazionali del petrolio.
Il ruolo futuro della Banca dipenderà dalla strategia degli Stati Uniti. Alcuni analisti ritengono che, almeno in parte nell'Asia, la strategia americana è ancora una volta il sostegno diretto alle dittature.
 
Una seconda sezione del libro, "L'agenda nascosta del Consenso di Washington", suggerisce che esisteva fin dal principio, dal momento della costituzione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale una riluttanza nascosta, un'intenzione di diventare un elemento di dominazione .
Parlando del "Consenso di Washington, intendo le politiche attuate a tutti i livelli dal 1989 e il 1990, quando il concetto è nato. E' quello che voglio dire nel sottotitolo. Pertanto, sottolineo che la parte nascosta di queste politiche prevede un pianeta dove conquistare tutte le economie ad ogni livello, la registrazione del sistema capitalista, e fornisce una consistente formula nel tipo di ricette che si sono imposti per questo scopo.
Ho spiegato nel mio libro, per esempio, che il tipo di politica attuata nel quadro di aggiustamento strutturale imposto dalla Banca Mondiale e FMI, è nato negli anni sessanta, ma con il Consenso di Washington sulle priorità, le misure di riforma sono state la privatizzazione, negli anni Novanta e fino al 2000 c' è stata una grande ondata di riconquista da parte delle grandi multinazionali, acquisendo il controllo delle risorse naturali dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, e anche gran parte delle sue priorità strategiche sia a livello industriale che a livello di servizi. Questa distorsione è relativamente nuova ed è parte di una strategia coerente con l'intento di cui ho parlato.
 
Al di là della questione della privatizzazione e il desiderio di appropriarsi delle risorse dei paesi in via di sviluppo, si potrebbe precisare i contorni di ciò che il piano strutturale?
Sicuro. Ci sono due livelli di adeguamento strutturale.
Da un lato ha imposto misure di emergenza in generale, le misure di impatto sono così brutale dia svalutare la moneta di un paese in via di sviluppo con un brutale aumento dei tassi di interesse nazionale. Ad esempio, la moneta di paesi africani francofoni, i paesi con una moneta comune, il CFA è stato svalutato del 50% nel gennaio 1994. In Brasile la moneta, è stata svalutata del 44% nel 1999.
Tutte queste brutali svalutazioni, in teoria hanno l'obiettivo di accrescere la competitività nel mercato globale dei paesi indebitati per aumentare i loro proventi delle esportazioni e di garantire il pagamento del debito estero.
Aumentare il tasso di interesse nazionale per attirare capitali stranieri, ma in realtà porta a una recessione, perché un minore consumo a seguito di due cose: la svalutazione quindi l'aumento dei prezzi interni dei molti prodotti che sono importati, e perché le persone non hanno più accesso al credito in quanto il tasso di interesse nazionale è aumentato.
Le piccole-medie imprese, a volte anche ai grandi produttori nazionali non possono aumentare gli investimenti in quanto il tasso di interesse nazionale è troppo alto. Tutto questo porta ad una catena di fallimenti, come abbiamo visto in Asia del Sud-Est nel 1997-1998, fallimenti bancari e fallimenti di settori industriali e dei servizi.
Questi sono in genere le misure di emergenza che portano a un disastro: l'aumento della disoccupazione e recessione. Per esempio, tornando al sud-est asiatico, sei mesi dopo l'attuazione delle politiche del FMI e della Banca mondiale alla fine del '97 primi 98's, 23 milioni di persone sono rimaste senza lavoro.
 
E dopo lo shock?
Misure strutturali sono la spina dorsale dell'economia dei paesi in via di sviluppo l'apertura. Si tratta di eliminare o attenuare le barriere doganali e di consentire l'importazione senza tasse, che mette in concorrenza con i produttori locali per i produttori del mercato mondiale, in generale, il processo si conclude con il crollo di molti produttori locali. Ha inoltre eliminato gli ostacoli alla circolazione dei capitali.
La possibilità di togliere dal paese quei capitali, stranieri e nazionali, hanno come obiettivo aumentare gli investimenti esteri, ma in realtà quello che fa è consegnare il paese alla volontà del capitale estero, che può entrare e uscire quando vuole, anche organizzando attacchi speculativi contro lo stesso paese che lo accoglie (questo è ciò che ha fatto contro il Messico nel 1994-1995;contro i paesi asiatici, come ho appena menzionato,contro il Brasile, Argentina, Turchia, poco tempo fa contro la Thailandia).Ed inoltre permette ai capitalisti del sud di legalizzare la fuga di capitali.
Ora non si può parlare di fuga di capitali, è totalmente legale, possono liberamente mettere i loro capitali nei mercati finanziari del Nord. Anche se, come ho già detto, un particolare aspetto negativo è la privatizzazione delle imprese strategiche, sia che si tratti di imprese che operano sulle risorse naturali sia che esse appartengono al settore dei servizi. Ci sono tante pressioni per privatizzare la distribuzione dell'acqua, la produzione e distribuzione di energia elettrica, servizi postali, telecomunicazioni ...
Tutto deve essere privatizzato ... Questa è la politica della Banca Mondiale e FMI. Ciò implica anche la necessità che i poveri paghino per i servizi di base come l'istruzione e la sanità. Venti anni fa, in Africa, l'accesso ai servizi sanitari di base, era gratis. La nuova politica impone di esigere il pagamento di questi servizi sanitari. Le famiglie devono pagare un insegnante nella piccola scuola elementare nel villaggio. Questo è un elemento chiave della politica strutturale.
 
Che cosa succede circa la politica fiscale?
A livello di misure fiscali si spinge per rimuovere la tassazione progressiva per aumentare enormemente le imposte indirette come l'IVA. In Africa vi è un unico tasso di IVA del 19%, anche su l'acqua o l'elettricità.
Tali politiche, aumentano strutturalmente la subordinazione delle economie del sud al capitale del Nord, ma sono a favore degli enti locali, le classi capitaliste del Sud, aumentando le sue entrate. Di conseguenza, aumenta la disuguaglianza all'interno del Sud, ad esclusione di una parte ancora più grande della popolazione ai servizi di base.
 
Ciò significa che i piani della Banca mondiale e del FMI, invece di ridurre la povertà, effettivamente la fa crescere?
Effettivamente, possiamo dire che vi è un aumento della povertà nel Sud, nonostante le affermazioni contrarie della Banca mondiale.
 
Qual è l'impatto delle politiche della Banca mondiale (e FMI naturalmente, non possiamo ignorare questa istituzione), sul potenziale dell'autosufficienza alimentare dei paesi del sud?
La politica della Banca Mondiale dal suo inizio alla fine degli anni Quaranta, e in relazione alla sua presunta volontà di sviluppare il Sud, è stata diretta ad aumentare le loro esportazioni di materie prime e prodotti agricoli. Cosa signifa questo per l'Africa?
L'Africa fino agli inizi degli anni sessanta era autosufficiente nella produzione di cereali per nutrire la popolazione, ma l'Africa è ora un importatore netto di cereali.
In base alle raccomandazioni della Banca Mondiale e altre agenzie internazionali, l'Africa ha aumentato la propria produzione di prodotti agricoli, il tipo di caffè, tè, cacao, cotone, ecc. E la produzione di cereali è diminuita per il fatto che i cereali vengono prodotti meglio al nord con clima temperato, e che per il Sud potrebbe essere vantaggioso scambiare i loro prodotti con prodotti tropicali del nord, in particolare i cereali.
Il risultato è che intere regioni del Sud hanno ridotto la loro sovranità alimentare, vale a dire, non sono in grado di nutrire la propria popolazione, ma dipendono da grano delle importazioni e dalle esportazioni dei prodotti tropicali.
 
In questo contesto, ci sono alternative?
Certamente. La necessità di proporre soluzioni alternative è stato affermato dalle lotte delle masse... già negli anni Ottanta ci fu un' insurrezione contro i piani della Banca Mondiale nel 1984 nella Repubblica Dominicana, il 27 febbraio 1989, con la rivolta di Caracas contro il FMI.
Ci sono state molte proteste popolari contro la politica imposta dalla Banca mondiale e del FMI.
Pertanto, in particolare in America Latina sono stati governi democraticamente eletti che hanno attuato politiche indipendenti della Banca Mondiale e FMI, politiche che sono al di là della logica del capitalismo neoliberale. Mi riferisco all' elezione di Chavez nel 1998 e la sua recente rielezione, di Lula di Tabaré Vázquez in Uruguay, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Kirchner in Argentina, si può comprendere Ortega in Nicaragua .. .
 
Ora, quasi la maggioranza dei governi latino-americani hanno espresso un rifiuto della retorica delle politiche sostenute dalla Banca mondiale. Un vero e proprio cambiamento vorrei dire, ci sono paesi che effettivamente attuano politiche che divergono radicalmente dal FMI e dalla Banca mondiale sono in Venezuela, Bolivia e Ecuador, forse, è troppo presto per sapere. A causa del fatto che in Brasile, Uruguay, Cile e Argentina, la rottura con la politica del FMI e della Banca mondiale è molto leggera, in realtà non si può neppure parlare di un contrasto. Lula ha un alto tasso di interesse, non vi è alcun controllo sui movimenti di capitale, la BCE continua in piena autonomia la parte del governo e del legislatore, e ha attuato una politica di intervento nel quadro delle politiche raccomandate dalla Banca mondiale. Al contrario, in Venezuela e in Bolivia è un elemento centrale di una rottura con la politica della Banca Mondiale e FMI, che sono o rinazionalizzare statalizzare. Rinazionalizzazione delle risorse naturali, dalla Bolivia, Venezuela e CANTV rinazionalizzare il livello delle telecomunicazioni e l'annuncio di rinazionalizzazione il settore dell'energia elettrica, oltre a prendere il controllo delle imprese pubbliche che si è verificato nel periodo 2002-2003.

È l' inizio di una rottura con il quadro generale della politica della Banca mondiale. Vediamo che cosa succede al debito, perché il Venezuela continua a pagare il suo debito estero e per i trasferimenti dei suoi creditori con una notevole quantità di risorse. Vediamo se in futuro a questo livello anche in Venezuela, Bolivia ed Ecuador si proceda verso una politica più coerente con la sua guida.
 
Chavez, Evo Morales, Rafael Correa e Kirchner sono stati a favore della creazione di un regime comune di South Bank e hanno annunciato ufficialmente la creazione di tale banca, dopo un incontro tra Chávez e Kirchner. Che ruolo dovrebbe svolgere la banca?
I paesi del Sud del mondo sono in grado di lasciare la Banca mondiale e il FMI, riunisce in un sistema multilaterale di South Bank a sostegno di progetti nel quadro del XXI secolo, il socialismo. Vale a dire, i progetti che non hanno nulla a che fare con lo sviluppo capitalista delle loro economie, ma per il pubblico per lo sviluppo del settore, e anche a livello delle cooperative e comunità ... Si tratta di una possibilità, ma vi è altro, che una banca pubblica del Sud potenzia un corso di sviluppo capitalistico nazionale nel Sud, e che non è un'alternativa.
 
Ciò che occorre è un Banco del Sud situato all'interno di questa rottura, una vera alternativa. L'attuale situazione economica e politica favorisce tale alternativa. Le condizioni dell 'America Latina sono molto più favorevoli che durante il decennio perduto della crisi del debito negli anni Ottanta. C'è un'opportunità economica e la volontà politica della maggioranza dei popoli dell'America Latina per una rottura radicale con il sistema capitalista. Il problema centrale è la questione della volontà politica. Evidentemente, Lula e Tabaré Vázquez, non hanno questa volontà politica, mentre Chavez, Morales e Kirchner, e probabilmente Correa, sono inclini a questa rottura.
 
In ogni caso, dato il forte deficit degli Stati Uniti e il loro impatto sul dollaro, che continuerà a diminuire, avrebbero bisogno di un luogo per le proprie riserve in una banca che non ha investito in obbligazioni degli Stati Uniti. Una Banca di Alba, in grado di finanziare progetti nel settore delle infrastrutture, l'industrializzazione, nel settore della trasformazione delle esportazioni, attento allo sviluppo del mercato interno. Una banca sarebbe uno strumento importante per lo sviluppo del socialismo nel XXI secolo.
 
Un'ultima domanda. Il tuo libro non si occupa esclusivamente di questioni economiche e politiche legate alla Banca Modiale, ma affronta anche questioni di natura politica. Non si tratta di un libro tecnico, nonostante la quantità di dati economici in esso contenuti.
Sicuramente è scritto da un punto di vista politico.
La parte economica è stata quasi sempre molto importante nel mio lavoro, anche se non ho mai smesso di prendere in considerazione le politiche e i fattori geostrategiche ma nel caso di questo libro circa la Banca mondiale si concentra sulla politica e geostrategia.
La Banca mondiale è un'istituzione principalmente economica, ma uno strumento di politica estera di grande potere, guidata dagli Stati Uniti. Questo libro si basa sul lavoro di ricerca svolto sulla base di una documentazione completa della Banca mondiale.
 
Ho letto più di 15.000 pagine di documenti, in modo che il lettore può trovare nel libro argomenti e fatti poco noti, ma le cui sorgenti si trovano nella stessa documentazione della Banca ...
Studiando in maniera critica nei confronti di tali documenti ho potuto portare alla luce le cose che non sono mai state scritte, come la Banca mondiale, nei primi anni Sessanta, costringendo i paesi africani ha raggiunto l'indipendenza assumersi il debito da parte della Gran Gran Bretagna, Francia e Belgio per sfruttare le risorse naturali dei paesi colonizzati, che è un debito odioso che non dovrebbe essere dovuto.
Essa dimostra inoltre l'importante impatto della rivoluzione cubana nel 1959-60 sulla politica degli Stati Uniti e la Banca mondiale, in America Latina a la vittoria della rivoluzione. Ci sono documenti che rivelano come la Banca mondiale ha preso in considerazione, e seriamente, il rischio di contagio rivoluzionario in America Latina.
 
Il libro dimostra chiaramente, per esempio, che nei suoi primi 17 anni di esistenza, la Banca mondiale non ha concesso neanche un prestito per le scuole o per l'approvvigionamento idrico e il trattamento dei rifiuti. E rivela la doppia morale della Banca mondiale a confronto delle dichiarazioni ufficiali delle istituzioni con le loro note interne.
Comunque, penso che non è esagerato dire che questo libro offre molte nuove analisi che non vi è alcun bisogno di citare in questo momento, ma il lettore può scoprirle da solo.
Miguel Riera